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NON C'E' NESSUNA CRISI - La parabola del contadino e dello speculatore

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Uploaded by on Aug 19, 2011

http://www.byoblu.com
Un contadino ha un campo di grano e produce pasta e pane. Un secondo contadino ha un frutteto. Un allevatore ha un gregge di pecore e produce latte e formaggi. Un artigiano realizza mobili in legno, un altro fila la lana e tesse indumenti.

Quello che ha il pane ne scambia una parte con il formaggio dell'allevatore e con i maglioni del secondo artigiano. Quello che ha la frutta ne scambia un po' con un tavolo e quattro sedie, e con qualche chilo di pasta. Ognuno produce qualcosa e tutti hanno le cose essenziali per vivere. La natura, del resto, nel medio termine si può considerare prevedibile: se un anno c'è meno frutta, l'anno dopo ce ne sarà di più.

Arriva uno speculatore che, promettendo di scambiare nuovi beni, si prende un po' di pane, un po' di frutta, un po' di latte e un po' di formaggio. Non restandone più a sufficienza per tutti, scambia quello che ha preso con chi ne ha bisogno ma, data la scarsità di beni che ne deriva, pretende da ciascuno un corrispettivo maggiore di indumenti, di sedie, di pane, di formaggio... Se l'allevatore, mettiamo, non riesce a far fronte alle richieste, perché non dispone di risorse sufficienti a coprire l'aumento artificiale del fabbisogno, lo speculatore gli concede lo stesso il pane e tutto il resto, ma lo impegna a versare l'ammanco ipotecando il formaggio che non è ancora stato prodotto. Lo indebita.

Arriva un secondo speculatore e si prende la restante parte della produzione locale. I contadini, gli artigiani e l'allevatore accettano, perché hanno bisogno di compensare la carestia indotta, cercando di produrre di più e di entrare subito in possesso di ciò che viene improvvisamente loro a mancare.

A questo punto, tutti i beni disponibili sono nelle mani dei due speculatori, i quali sono liberi di decidere come, a chi e per quanto scambiarli. Fanno i prezzi, esigono sempre di più e indebitano progressivamente i contadini, gli artigiani e l'allevatore che ora non producono più per vivere, ma vivono per produrre una quantità sufficiente, sempre maggiore, di cibo e di beni, che possa soddisfare le richieste degli speculatori.

Con l'arrivo di un terzo speculatore, proveniente da terre lontane, che a sua volta ha indebitato altri artigiani, altri allevatori e altri contadini, i tre iniziano a riunirsi periodicamente per scambiarsi i debiti dei produttori, scommettendo sulla loro capacità di ripagarli con perseveranza, senza morire di inedia. Senza fallire.

Quando gli speculatori, tra di loro, esagerano con le speculazioni, scommettendo sulla capacità di ripianare il debito di un allevatore che muore di infarto, per esempio a causa dell'eccessivo lavoro, perdono parte dei loro crediti, che poi sono i debiti di chi produce i beni reali. Così dichiarano ufficialmente l'apertura della crisi. Lo stato di crisi, dicono, richiede ai contadini di produrre più grano e più frutta, agli allevatori di produrre più latte, agli artigiani di fabbricare più tavoli e più indumenti e così via. Altrimenti verrà loro richiesto di saldare i loro debiti immediatamente, e poiché è chiaro che non possono farlo, le loro fattorie verranno espropriate, i loro allevamenti confiscati, e moriranno di fame.

Ma la crisi non è dei contadini, che continuano a produrre il grano e la frutta che producevano all'inizio. Non è degli allevatori, che hanno sempre lo stesso numero di pecore, anzi di più, e dunque producono la stessa quantità di formaggi e di latte. Non è di chi fabbrica i mobili sempre alla stessa maniera, né di chi tesse indumenti esattamente come faceva una volta. No: sono gli speculatori ad essere in crisi, non i produttori. E' il loro meccanismo di inflazione programmata dei prezzi per i beni di prima necessità ad essersi gonfiato fino ad esplodere. La loro ingordigia, il loro universo artificiale, il mondo parallelo e immaginario che hanno costruito accanto a quello reale: è tutto e solo questo ad essere andato in crisi.

Finì che i contadini, gli allevatori e gli artigiani mandarono affanculo gli speculatori e ricominciarono a scambiarsi il pane, il latte, il formaggio, i mobili e i vestiti tra di loro, lasciando gli speculatori al loro meritato destino.

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All Comments (336)

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  • Va bene che ormai la caccia allo speculatore è diventato sport nazionale ma addirittura incolpare i misteriosi speculatori di aver messo in piedi il sistema che, in realtà, deve tutto allo stato sociale (quello della carta stampata in regime di monopolio, imposta come unica moneta e data in prestito che il video ripercorre dalla nascita, tralasciando però l'oro, scelto spontaneamente dalla quasi totalità dei popoli del mondo)...

  • ma potevi di.......

    se tra due contadini 1 da 1kg de mele l'altro ieda'1 kg de formaggio, va tutto bene.Ma se tra i due, se mette in mezzo no strozzino(le banche) so'cazzi amari. semplice no'

  • scusi se la disturbo sarò poco astuto ma non riesco a capire i soggetti immaginari di questa storia non ho capito il meccanismo in generale non sapendo a chi chiederlo ho chiesto alla prima persona ke capitava se potrebbe darmi spiegazioni sarebbe molto gentile se non è un disturbo ovviamente..la ringrazio

  • Ascoltando il video ho pensato a Veltroni.Bella testa "democratica" pensa hai poveri della terra.Manda i figli all'università in America.Cosi da grandi non avranno problemi economici e faranno lavori di livello.E saranno soddisfatti e socialmente impegnati.Perfetto.Con presunzione,penso che solo i disadattati come me possono capire bene certi meccanismi.In un filmi americano si discuteva su quale fosse il presidente migliore.Io guadagnerò sempre 40 dollari al giorno.Saluti

  • Anche sulla base della mia candizione (per molti versi vantaggiosa) penso che i concetti espressi nel filmato,sono il frutto di una condizione di privileggio.Insomma a me pare che questi pensieri li può fare chi ha la pancia piena e una certa base culturale.L'esistenza dell'uomo è contradditoria,piena di guerre e violenza, di sfruttamento e abusi.Da sempre.Io mi sento come i negri.Non modifico niente.Il bianco piega la natura per le sue esigenze,questo e l'uomo occidentale. SEGUE

  • Mi permetto.Io non ho niente, ma proprio niente.Vivo in un stanzetta in affitto,ho il pc,lavoro quando ne ho.Ho i soldi per mangiare,pagare l'affitto,e mettere la benzina nella macchina prestata.Non ho soldi e non ho debiti.Non ho niente da proteggere.Nemmeno i figli, non ne ho.

    Cambiamo punto di vista e poniamoci il problema di chi ha moglie e figli.Devono mangiare e studiare e vivere.La nostra è una società complessa e pur condividendo il pensiero e i concetti.........SEGUE

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