In questa poesia del 1908 il poeta di Alessandria descrive l'attesa del nuovo che avanza, e che non arriva, coi toni che percorrono tutta la sua opera poetica, immergendo cioè la sua scrittura in una dimensione di classicità che però non fotografa un preciso momento storico. La sua è espressione di una classicità profonda e mai estinta, in cui tutti i sentimenti umani, e tutti i difetti umani, sono destinati a ripetersi sempre uguali. I quadri di Alma-Tadema, muovendosi sulla stessa linea di percezione, sono chiamati a interpretare tale ideale poietico. La traduzione proposta, condotta sull'originale greco, è di Marzio Maria Cimini, essendo parsa, quella tuttora invalsa di Pontani, ampollosa e inadatta in molti punti.
Personalmente credo che il Kavafis migliore sia quello delle poesie relative alla sua vita privata e ai suoi amori particolari. Le poesie storiche hanno fatto il suo tempo! Tutte? No, non tutte. Aspettando i barbari ha ancora qualcosa da dirci! Perchè? Perchè coglie i nostri timori, anche quelli di noi uomini del XXI secolo.
rambellipierfranco 1 year ago