Duramadre

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Uploaded by on Nov 7, 2011

DURAMADRE

di Riccardo Spagnulo

con Mino Decataldo, Licia Lanera, Marialuisa Longo
Simone Scibilia, Riccardo Spagnulo

voce Rossana Marangelli

costume Luigi Spezzacatene -- Artelier Casa d'Arte Bari
luci Giuseppe Dentamaro
realizzazione scene Mimmo e Michele Miolli, Modesta Pece
assistenti alla regia Elio Colasanto, Rossana Marangelli

regia e scene Licia Lanera

produzione Fibre Parallele
in coproduzione con il Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria e il Festival Operaestate di Bassano del Grappa
con il contributo della Regione Puglia
con il sostegno di Res Extensa, Ass. Cult. Explorer, Es. Terni Festival, PimOff

--

C'era una madre, la grande madre.
Una grande madre con il ventre stanco e duro.
Una madre che covava tre uova.
Una madre che aspettava tre figli.
Una madre che era rimasta sola.
Una madre che era arbitro, sarta e carceriera.
Una madre potente e inferma insieme.
Una madre di parto e di volere matrigna.
Una madre di meraviglia e di terrore.
Una madre sfruttata.
Una madre erosa nel petto.
Una madre stravolta e massacrata.
Una madre splendida e segreta.
Una madre lunare e tellurica.
Una madre scrigno.
Una madre notturna.
Una madre antenata.



Duramadre
è una favola che fa paura
è aridità e gelo
è una favola che sembra raccontare di un futuro senza futuro

è questa terra che vomita e si ribella,
è la nostra crisi e di tutto quello che c'è intorno.


Siamo schiacciati da una realtà materiale fetida, in cui sono già chiari i segni della
dissoluzione della materia. Una realtà cadaverina, putrescente, che si aggrappa con
unghie e denti ai nostri corpi e li porta giù nel profondo di un abisso sciocco e tossico.
Non abbiamo il benché minimo interesse in tutto quello che accade nel presente, perché tra non molti anni ce ne saremo dimenticati.
Duramadre è questa terra che vomita e si ribella. Possiamo solo raccontarla attraverso
una vecchia rancorosa, che sputa catarro e sentenze, una matriarca che ama i propri figli fino a volerli vedere morti. La possiamo raccontare solo attraverso un gioco che finisce con la morte.

Che rimane?
Rimane La Ginestra di Giacomo Leopardi.

E qualche superstite.

Ci ritroviamo con gli occhi chiusi ad indovinare un'alternativa, ad attuare
un'azione di veggenza. A scommettere sull'uomo.

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