Giorgio Gaber - L'elogio della schiavitù (prosa) '97
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Mi manca, mi manca... come Leonardo Sciascia
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@92ignoto Certo, bisognerebbe ricordarlo più spesso Luporini, ma Gaber ci metteva tutta la sua persona, stava sul palco con tutta la sua espressività ed energia, e le cose che hanno costruito insieme facevano comunque parte del pensiero di entrambi, le elaboravano insieme. Si tende a "dimenticare" Luporini anche forse a causa del carisma di Giorgio, ma è indubbio che nessuno dei due senza l'altro avrebbe fatto tutto quello che conosciamo. Grande gratitudine e affetto per entrambi.
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@pulce57 dciamo che i meriti vanno pure a Luporin che scriveva i testi
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Stupendo monologo... anche se quelli di Gaber non dovremmo mai definirli letteralmente "monologhi"... perchè la sua grande autoironia e l'ironia verso i comportamenti "umani" lo hanno portato ad essere "specchio". Uno specchio limpido dentro il quale ognuno poteva vedersi nella sua nudità originale. Giorgio faceva "riflessioni" non monologhi... come uno specchio e non come una mente che esondava di sé. Giorgio recitava Giorgio per non urtare nessuno, ma egli, in realtà, era tutti NOI.
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Mi manchi Signor "G"!
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"Un'idiozia conquistata a fatica" per me è il vertice dell'intero Teatro-Canzone di Gaber / Luporini
:)
:)
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Spettacolare!
ManuEstraneo 2 years ago 4
@sabinabarbara Perchè era intelligentissimo, di un tipo di intelligenza difficile da trovare oggi. Sapeva osservare attentamente tutti gli aspetti dell'essere umano e della vita, e lo faceva con amore ed empatia, coinvolgendosi in prima persona in tutto. La sua forza era l'amore e la spinta verso la vita, che porta curiosità e voglia di capire.
pulce57 1 year ago 3