@odisseoblack Ho dato un'occhiata al tuo canale. Mi hai dato subito l'impressione di uno che con una mano scrive mentre con l'altra si masturba. Lo dico così, en passant.
Il punto, infatti, è veramente questo: Sarrte dice esplicitamente che il rapporto debba essere "dialettico", dunque, possiamo arguire, di tipo "maieutico-socratico", cioè: una proposta si avvale dell'obiezione dell'interlocutore onde maturare una terza soluzione che tenga conto dell'imprescindibilità dell'obiezione. Però, evidentemente, il procedimento è virtualmente infinito e quindi sistematicamente irrisolto. E' nella liberalità del "tenersi aperti" , residuo heideggeriano di Sarte.
caspita, è davvero davvero affascinante! ti ringrazio per le tue parole che mi sono state molto utili e chiarificatrici, davvero!
quindi come soluzione sartre propone di non affidarsi all'assolutismo delle due concezioni (individuale/collettiva), ma di impegnarsi invece a trovare un accordo fra le due o di applicarle quando è richiesto?
se fosse così, come si puo' garantire che una decisione politica, ad esempio, debba essere presa in modo individuale o collettivo? c'è un criterio?
Prendersi cura degli altri e dunque percepire l'evento, di qualsiasi natura, come categoria che invoca l'impegno universale è possibile solo se si mantiene aperta la dialetica con la libertà individuale (che potrebbe, a diritto, reclamare il disimpegno); e questo in sostanza disse Sartre più volte: la composizione fra le due libertà è possibile solo se si mantengono in un rapporto dialettico, in un rapporto, cioè, di permanente apertura e non risolutezza. E' un'aporia.
E' una questione affrotnata a lungo da Sartre e, a tratti, per sua stessa ammissione, parzialment eirrisolvibile; Sartre indica con "libertà individuale" la capacità di azione e di soddisfazione nell'azione della pura singolarità, mentre per "libertà collettiva" la coscienza di una matura e solida disponibilità ad assumersi i compiti degli altri e per gli altri. Ora, cosa accade: la seconda dovrebbe, logicamente, prodursi dalla prima, e tuttavia rischia di generare dispotismo.
in che senso "esiste la liberta' individuale ma non quella collettiva"? qualcuno me lo potrebbe spiegare, gentilmente? grazie anticipatamente e onore all'uploader! ;)
@odisseoblack Oh, era solo un'osservazione di passaggio sullo stile di scrittura da parolaio. Sembri intelligente ed erudito, solo non sai scrivere.
MarcusDeSilentio 1 year ago
@MarcusDeSilentio
Sul punto, rispendere sui punti, please.
Argomentare!
Il resto è vuoto pregiudizio, maschera di ignoranza.
odisseoblack 1 year ago
@odisseoblack Ho dato un'occhiata al tuo canale. Mi hai dato subito l'impressione di uno che con una mano scrive mentre con l'altra si masturba. Lo dico così, en passant.
MarcusDeSilentio 1 year ago
Viva Andreotti!!!
ashan12 1 year ago
Il punto, infatti, è veramente questo: Sarrte dice esplicitamente che il rapporto debba essere "dialettico", dunque, possiamo arguire, di tipo "maieutico-socratico", cioè: una proposta si avvale dell'obiezione dell'interlocutore onde maturare una terza soluzione che tenga conto dell'imprescindibilità dell'obiezione. Però, evidentemente, il procedimento è virtualmente infinito e quindi sistematicamente irrisolto. E' nella liberalità del "tenersi aperti" , residuo heideggeriano di Sarte.
odisseoblack 2 years ago
caspita, è davvero davvero affascinante! ti ringrazio per le tue parole che mi sono state molto utili e chiarificatrici, davvero!
quindi come soluzione sartre propone di non affidarsi all'assolutismo delle due concezioni (individuale/collettiva), ma di impegnarsi invece a trovare un accordo fra le due o di applicarle quando è richiesto?
se fosse così, come si puo' garantire che una decisione politica, ad esempio, debba essere presa in modo individuale o collettivo? c'è un criterio?
andrearot 2 years ago
Prendersi cura degli altri e dunque percepire l'evento, di qualsiasi natura, come categoria che invoca l'impegno universale è possibile solo se si mantiene aperta la dialetica con la libertà individuale (che potrebbe, a diritto, reclamare il disimpegno); e questo in sostanza disse Sartre più volte: la composizione fra le due libertà è possibile solo se si mantengono in un rapporto dialettico, in un rapporto, cioè, di permanente apertura e non risolutezza. E' un'aporia.
odisseoblack 2 years ago
E' una questione affrotnata a lungo da Sartre e, a tratti, per sua stessa ammissione, parzialment eirrisolvibile; Sartre indica con "libertà individuale" la capacità di azione e di soddisfazione nell'azione della pura singolarità, mentre per "libertà collettiva" la coscienza di una matura e solida disponibilità ad assumersi i compiti degli altri e per gli altri. Ora, cosa accade: la seconda dovrebbe, logicamente, prodursi dalla prima, e tuttavia rischia di generare dispotismo.
odisseoblack 2 years ago
in che senso "esiste la liberta' individuale ma non quella collettiva"? qualcuno me lo potrebbe spiegare, gentilmente? grazie anticipatamente e onore all'uploader! ;)
andrearot 2 years ago
un big!
PintoilBandito 2 years ago