L'Aquila e la ricostruzione in nero

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Uploaded by on Nov 18, 2011

Due muratori rumeni di trentadue e quarantaquattro anni vivono in un capannone abbandonato nella periferia dell'Aquila.
Senza riscaldamento, senza luce, senza acqua sopravvivono e si preparano a passare l'inverno su in condizioni al limite della dignità umana.
Lavorano nelle imprese come manovali. A nero. Prima di occupare alcune stanze, forse dei vecchi uffici del capannone, vivevano in affitto in una stanza di quindici metri quadri e spendevano seicento euro al mese.
Fa freddo nelle stanze dove hanno adagiato su delle zattere di legno i materassi per staccarli da terra, ma loro non si lamentano "No, non fa freddo. Ci siamo abituati".
Un segno di vita nel capannone sono i panni stesi su dei fili tra un muro e l'altro.
Non hanno un contratto, non hanno il permesso di soggiorno e la mattina vengono caricati dal pulmino dell'impresa di turno che li porta al cantiere. Non esistono per nessuno. Invisibili, forse, anche a se stessi.
E' impossibile descrivere la tristezza dei loro occhi e l'odore della loro vita. Un odore acre, alcolico. L'odore dell'emarginazione.
Andando via quello che rimane, dopo averli salutati, al di là di un senso di vuoto e di impotenza è Quanti ce ne sono di questi lavoratori stranieri dei quali si ignora l'esistenza? Chi sfrutta queste persone, conosce le loro condizioni di vita? Chi sfrutta queste persone, ha mai dormito senza termosifoni all'Aquila in pieno inverno? Ci può essere una ricostruzione della città fatta anche da schiavi? Sì, schiavi. Non c'è un'altra parola loro.

Di Francesco Paolucci
Foto di Andrea Mancini
Musiche Andrea Angelosante

Category:

News & Politics

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All Comments (1)

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  • per i rumeni il permesso di soggiorno non serve quindi si potrebbe fare semplicemente un contratto di lavoro... non sono in nero ma il problema e che nn gli fanno l assunzione. precisiamo le cose

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