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Il Nome Della Rosa [Thriller] 4di14

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Uploaded by on Jun 12, 2011

PLAYLIST http://www.youtube.com/view_play_list?p=9E17FEF17014D52B

Il nome della rosa (Der Name der Rose) è un film del 1986 diretto da Jean-Jacques Annaud, tratto dall'omonimo romanzo di Umberto Eco del 1980.
Il film ha vinto numerosi premi internazionali, tra cui quattro David di Donatello 1987.

« Apprendi a mortificare il tuo intelletto! Piangi sulle ferite di Nostro Signore! E soprattutto getta tutti i tuoi libri! »
(Ubertino, fuggendo dall'abbazia)

La trama del film ricalca più o meno fedelmente la trama del romanzo. Nel 1327, alcuni terribili omicidi sconvolgono un'abbazia benedettina sperduta sui monti del Nord-Italia. Nel monastero dovrà svolgersi un importante concilio francescano a cui è chiamato a partecipare il dotto frate Guglielmo da Baskerville (Sean Connery). Nel contempo, l'abate affida a Guglielmo le indagini degli omicidi in virtù della sua esperienza di inquisitore, senza dimenticare le vociferazioni sull'Anticristo che da sempre circolano nell'abbazia. Il francescano, insieme al suo giovane novizio Adso da Melk (Christian Slater), si ritrova in un ambiente ostile, un'abbazia piena di libri e di cultura ma anche segreta e spaventosa, su cui dovrà indagare prima dell'arrivo della Santa Inquisizione.

Il film finisce poi con la voce del narratore che ricorda le parole che gli disse Guglielmo prima che si separassero:
« Tu hai vissuto in questi giorni, mio povero ragazzo, una serie di avvenimenti in cui ogni retta regola sembrava essersi sciolta ma l'Anticristo può nascere dalla stessa pietà, dall'eccessivo amor di Dio o della verità come l'eretico nasce dal santo e l'indemoniato dal veggente e la verità si manifesta a tratti anche nell'errore del mondo così che dobbiamo decifrane i segni anche là dove ci appaiono oscuri e intessuti in una volontà del tutto intesa al male! »
(Guglielmo)

Nel 1980, Umberto Eco si impone sulla scena della letteratura mondiale, fino a divenire lo scrittore italiano più noto nel mondo, grazie all'improvviso e sorprendente successo de Il nome della rosa: romanzo in cui l'illustre e stimato studioso di estetica e semiotica, l'autore di Opera aperta, Apocalittici e integrati, Trattato di semiotica generale, Lector in fabula, narra proprio ciò che, in età matura, ha scoperto di non poter teorizzare.

In realtà, l'autore si rifiuta di rivelare cosa voglia dire il libro, e alla fine, lo stesso Adso da Melk, il narratore, confessa, all'ignoto lettore, di non sapere se la storia «che ha scritto contenga un qualche senso nascosto, e se più d'uno, e molti, o nessuno».

Libro «fatto di brani, citazioni, periodi incompiuti, moncherini di libri», vero e proprio pastiche di generi letterari diversi, Il nome della rosa, dietro a un racconto avvincente e trascinante dalla prima pagina all'ultima, cela in effetti un libro dagli infiniti sensi e dagli infiniti livelli di lettura: ovvero, pare quasi l'esito narrativo, l'esemplificazione e l'esplorazione di quella "illimitatezza" della semiosi, teoricamente illustrata dall'autore. Ragion per cui, in questo labirintico romanzo poliziesco dal taglio semiologico, ogni segno ne cela un altro.

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