È una delle ultime declinazioni del web 2.0. Stavolta però non si scambiano film o canzoni in formato digitale, ma soldi veri. L'ennesima frontiera del peer-to-peer si chiama social lending, vale a dire prestito sociale, giunto in Italia da qualche mese. L'idea è semplice quanto efficace: prestarsi denaro tra privati senza passare per le banche. All'interno della comunità si crea così un mercato nel quale i tassi sono determinati dall'incontro tra domanda e offerta, mentre i siti svolgono il ruolo di intermediari. In più c'è l'accento "sociale", poiché chi decide di prestare può sapere come vengono usati i propri risparmi. Un'attività che esiste da secoli (un tempo si chiamavano "Società del Mutuo soccorso") che riproposta oggi in termini digitali gode ovviamente di orizzonti ben più vasti.
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