Franco Liguori, distrutto da Benetti
Il Calvario di una promessa
Di Raffaele Dalla Vite
Whisky e gloria era il titolo di un film di successo di qualche tempo fa. Così si sarebbe probabilmente potuta etichettare anche la storia calcistica di Franco Liguori, se una tremenda zampata di Romeo Benetti non avesse praticamente interrotto sul nascere la sua carriera di giocatore. E allora è rimasto tanto whisky e poca gloria, di lui nelle vicende del Bologna, che l 'hanno visto, per oltre un decennio, soprattutto sfortunato protagonista.
Che bel mediano era! Venne acquistato dal Bologna quasi in sordina nell'estate del '70, prelevandolo dal Verona (in cambio di Muiesan) dove era rimasto solo alcuni giorni di mercato, di passaggio. Il suo curriculum era tutto legato alla Ternana, con tre campionati di C e due di B. Aveva 24 anni, un' età nella quale un buon giocatore solitamente è già emerso. Lui lo fece subito in rossoblù: Edmondo Fabbri non esitò a trovargli posto, pur inizialmente "chiuso" da Ivan Gregori, che dovette lasciare a lui la maglia numero sei emigrando in altri ruoli, con altri compiti. Era anche un bel Bologna, quello. Tornava a frequentare i quartieri alti dopo due stagioni tutt'altro che esaltanti. Perani e Bulgarelli avevano ancora parecchie cose da dire, Beppe Savoldi cominciava a far gol con una certa insistenza e Franco Rizzo era appena arrivato da brillanti campionati nel Cagliari e nella Fiorentina. Era un Bologna che ballava fra terzo e quarto posto, e Franco Liguori era il suo inesauribile propulsore. Visione di gioco, buon tocco di palla, ampia falcata, rendimento costantemente elevato. Già si interessava a lui anche Ferruccio Valcareggi per la Nazionale, che in quel ruolo aveva il pur bravo Mario Bertini.
Il "fattaccio" successe il 10 gennaio del 1971, tredicesima giornata di campionato, a San Siro contro il Milan capolista di Nereo Rocco. Verso il quarto d'ora di gioco, praticamente a metà campo, Benetti piombò con una certa irruenza su Liguori devastandogli un ginocchio. Rottura dei legamenti e altri guai piuttosto seri; 4 ore dopo Franco era a Lione sotto i ferri chirurgici dell'illustre professor Trillat, che rimise a posto tutto per quanto gli fu possibile, promettendo che per l'inizio della stagione successiva (cioè 7-8 mesi dopo) il giocatore sarebbe tornato in campo completamente ristabilito. Il Bologna concluse quel campionato al quinto posto, ma senza dubbio sarebbe potuto arrivare più in alto senza quest'incidente che lo privò di uno dei suoi uomini più forti e turbò l'equilibrio psicologico della squadra.
La guarigione, la riabilitazione, la ripresa e il recupero di Franco Liguori si rivelarono purtroppo più difficili del previsto. Lo ricordiamo lavorare sorretto da una grande forza di carattere sotto le attente cure del professor Tom Assi, alternare momenti di grande fiducia ad altri di scoramento per dolori e ricadute che ne ritardavano il ritorno in campo. Ci fu da parte di qualcuno anche un briciolo di prevenzione nei giudizi: sapendo del suo malanno passato, si cadeva nell'inevitabile equivoco di non vederlo più "bello, spigliato e di passo sicuro" come un tempo.
Le settimane e i mesi passavano; solo ad un anno esatto dall'infortunio Liguori fece la sua riapparizione in ... panchina; finché Fabbri si decise a buttarlo dentro il 16 gennaio 1972, contro il Napoli (2-2) e il pubblico l'accolse con un autentico boato, accompagnando con un applauso quasi ogni suo tocco di palla. Venne ripresentato la domenica successiva a Torino, ma solo per un tempo. E dovette aspettare le ultime due partite per tornare in campo con Oronzo Pugliese, che nel frattempo aveva sostituito Fabbri. In pratica il calvario continuò anche l'anno successivo con Pesaola (appena 7 presenze). "Whisky" era diventato ombroso, taciturno, permaloso: con quello che stava passando non poteva certo mostrarsi allegro e buontempone come quando era arrivato a Bologna. Che giustamente decise di lasciare nel '73, quando Lauro Toneatto gli allungò una mano chiamandolo al Foggia. Dove Liguori parve ritrovare se stesso. Ben 24 partite giocò, e sempre piuttosto bene. Volle ritentare col Bologna, ma niente da fare; a ottobre tornò nelle Puglie, a Brindisi, comportandosi più che decorosamente, ma cominciando a maturare dentro di se l'idea di abbandonare il calcio attivo per intraprendere la carriera di tecnico.
benetti e' lo specchio delle squadre in cui ha giocato!! Bastardo
kennet71 9 months ago 3
benetti cesso d'uomo
themik1981 8 months ago 2