Sulla Servitù Moderna [Documentario] 4di4

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Uploaded by on Jun 20, 2011

PLAYLIST http://www.youtube.com/view_play_list?p=07CD864D3475493C

WEB http://www.delaservitudemoderne.org/italiano1.html

L'obiettivo centrale di questo film è quello di smascherare la condizione dello schiavo moderno nel quadro del sistema totalitario mercantile e di rendere visibili le forme di mistificazione che occultano questa condizione servile. È stato realizzato con l'unico scopo di attaccare frontalmente l'organizzazione dominante del mondo.

Si tratta di chiamare veramente le cose con il loro nome e di far scoprire l'essenza nascosta di queste realtà tramite il modo in cui le nominiamo. La democrazia liberale è un mito perché l'organizzazione dominante del mondo non ha nulla di democratico e neanche di liberale. È quindi urgente sostituire il mito della democrazia liberale con la sua realtà concreta di sistema totalitario mercantile e di diffondere questo nuovo appellativo come una scia di polvere pronta ad incendiare le menti rivelando la natura profonda della presente dominazione.

Qualcuno spererà di trovare qui delle soluzioni o delle risposte pronte, tipo piccolo manuale "Come fare la rivoluzione?". Non è questo il proposito del film. Qui si tratta di fare la critica esatta della società che dobbiamo combattere. Questo film è prima di tutto uno strumento militante che ha vocazione di far riflettere il più gran numero di persone e di diffondere la critica ovunque non abbia accesso. Le soluzioni, gli elementi di programma, vanno costruiti insieme. Ed è nella pratica, prima di tutto, che brillano alla luce del giorno. Non abbiamo bisogno di un guru che ci venga a spiegare come dobbiamo agire. La libertà d'azione deve essere la nostra caratteristica principale. Quelli che vogliono rimanere schiavi aspettano l'uomo provvidenziale o l'opera che basterebbe seguire alla lettera per essere più liberi. Di queste opere e uomini che si sono proposti di costituire l'avanguardia rivoluzionaria e condurre il proletariato verso la liberazione dalla sua condizione, ne abbiamo visti fin troppi nella storia del XX secolo. I risultati da incubo parlano da sé.

Tra l'altro, noi condanniamo tutte le religioni perché generatrici di illusioni che ci permettono di accettare la nostra sordida condizione di dominati e mentono o farneticano su quasi tutto. Ma condanniamo anche ogni stigmatizzazione di una religione in particolare. Gli addetti del complotto sionista o del pericolo islamista sono delle povere teste mistificate che confondono la critica radicale con l'odio e il disprezzo. Non sono capaci di produrre che fango. Se alcuni di loro si dicono rivoluzionari, è più in riferimento alle "rivoluzioni nazionali" degli anni 1930-1940 che alla vera rivoluzione liberatrice alla quale noi aspiriamo. La ricerca di un capro espiatorio in funzione della propria appartenenza religiosa o etnica è vecchia quanto la civiltà ed è solo il prodotto delle frustrazioni di quelli che cercano risposte rapide e semplici di fronte al vero male che ci opprime. Non ci può essere ambiguità sulla natura della nostra lotta. Siamo favorevoli all'emancipazione di tutta l'umanità, senza alcuna forma di discriminazione. Tutto per tutti è l'essenza del programma rivoluzionario al quale noi aderiamo.

I riferimenti che hanno ispirato questo lavoro e più in generale la mia vita sono espliciti in questo film: Diogene di Sinope, Étienne de La Boétie, Karl Marx e Guy Debord. Non li nascondo e non pretendo di aver inventato l'elettricità. Mi si riconoscerà semplicemente il merito di essere riuscito a servirmene per illuminarmi. Quanto a coloro che troveranno da ridire su questa opera perché non sufficientemente rivoluzionaria oppure troppo radicale o ancora troppo pessimista, propongano la loro visione del mondo nel quale viviamo. Più numerosi saremo a diffondere idee e più la possibilità di un cambiamento radicale potrà emergere.

La crisi economica, sociale e politica ha sancito il fallimento del sistema totalitario mercantile. Una breccia è aperta. Si tratta ora di infilarcisi senza paura, ma in modo strategico. Bisogna però agire velocemente perché il potere, perfettamente informato sullo stato della radicalizzazione della contestazione, prepara un attacco preventivo senza paragoni con quello che abbiamo conosciuto finora. L'urgenza dei tempi ci impone quindi l'unità piuttosto che la divisione, perché ciò che ci unisce è molto più profondo di ciò che ci divide. È sempre molto facile criticare quello che fanno le organizzazioni, gli individui o i vari gruppi che invocano la rivoluzione sociale. Ma in realtà, queste critiche partecipano della volontà di immobilismo che cerca di convincerci che niente è possibile. Non dobbiamo sbagliare nemico. Le vecchie guerre intestine in campo rivoluzionario devono lasciar posto all'unità di azione di tutte le nostre forze. Dobbiamo dubitare di tutto, persino del dubbio.

Jean-François Brient e Victor León Fuentes

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  • documentario davvero interessante. Non sono d'accordo però col finale, perchè credo che le rivoluzioni armate e violente non servano a niente. La vera rivoluzione che dobbiamo fare è quella interiore, prendendo coscienza dei nostri malesseri, di ciò che sentiamo dentro di noi e provare a dargli ascolto. Molte persone non capiscono che i nostri malesseri arrivano per "salvarci", per indicarci la strada verso il vero benessere, e non per essere scacciati con pillole, farmaci ed altri palliativi.

  • @sigmobile completamente d'accordo...

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All Comments (15)

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  • in questo documentario NON si nominano i COLPEVOLI!! Assurdo in un documento del genere!

    Dice di combattere ma d combattere chi? Il potere..... il potere ha un nome, BANCHIERI AL ROGO!!!!

  • Documentario davvero deludente, che non riesce a reggere neppure per un minuto la promessa del suo titolo, che mi ha ingannato. Ho sentito solo frasi trite e ritrite in discorsi generici che si possono sentire ogni cinque minuti al bar. Zero profondità di analisi, nessuna argomentazione sulla base di esempi concreti e in ritardo con le trasformazioni del mondo di oggi. Un'ora di aria fritta e di pura e semplice misantropia che alla fine ha portato a un'idea davvero nuova. L'anarchia.

  • @sigmobile

    anche io son daccordo... la vera rivoluzione è la rivoluzione interiore. Io credo che questa sia propaganda per far crescere il movimento degli indignados che alla fine fa parte dell'agenda politica delle lobby di potere.

    Quando un pulcino nasce può credere che un pupazzo sia la sua mamma. Questa è la fase di rinascita, poi viene la fase del pupazzo, del sovrano mondiale, del lupo travestito da pecora. Senza rivoluzione interiore sarà questo il nostro futuro

  • Ha distrutto l'aristocrazia, ma poi ha preso il posto dei regnanti che incatenavano la Francia, ed è stato poi esiliato. Non è possibile vivere senza una gerarchia. Chi lo crede, è un folle, che sarebbe in grado di vivere qualche anno come figlio dei fiori, per poi morire dopo una overdose di eroina.

  • E sicuramente succederebbe che si renderà necessario creare un nuovo leader per governare la massa dei "ribelli", e si tornerebbe punto e a capo. Un nuovo leader, altre regole e altri condizionamenti. Se solo qualcuno si ricordasse la storia, penserebbe a Napoleone Bonaparte.

  • E cosa pensate succederebbe se tutti quanti ci ribellassimo? Potremmo magari rompere le catene che la classe dominatrice ci ha imposto. Ma poi? Svegliatevi!!! Poi vivremmo una situazione di anarchia, dove si creerebbero probabilmente più danni ancora, perchè l'uomo medio non è assolutamente in grado di autodominarsi. Non farebbe che seguire il proprio egoismo, distruggendo in maniera ancora più disordinata di quanto farebbe se fosse ancora "schiavo".

  • @sigmobile Ti stimo, io non ce l'ho mai fatta fino in fondo (pero ho una macchina da 220 mila km). Continua cosi.

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