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Prima la musica, poi le parole Highlights 3

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Uploaded by on Oct 25, 2009

Lietta Tornabuoni
La Stampa
Il piccolo attore russo già interprete dell´Oscar-film «Kolja», Andrej Chalimon, è protagonista di «Prima la musica, poi le parole» di Fulvio Wetzl, film visto e premiato in numerosi festival internazionali: una storia di amori o segreti e insieme una lezione sul linguaggio e sulla solidarietà, un´analisi seria e specifica sugli strumenti del comunicare basata sul «Quartetto per archi N. 2» di Janacek e sullo strutturalismo di Ferdinand de Saussure. In una villa isolata della campagna toscana muore d´infarto Jacques Perrin. Il suo bambino di sette anni, abbandonato dalla mamma Amanda Sandrelli, rimane solo e sembra colpito da una strana malattia dell´espressione: parla un italiano corretto ma incomprensibile insegnatogli dal padre, in cui parole anche alte o raffinate risultano prive di ogni significato e sfidano l´ignoranza irritata dei medici. La psicologa Anna Bonaiuto, con l´aiuto dell´infermiera Barbara Enrichi, sottrae il bambino all´influenza benintenzionata e devastante delle terapie convenzionali e il compagno di lei, il musicista Gigio Alberti, arriva a cogliere il legame tra le parole inintelligibili pronunciate dal piccolo e la musica (o il modo di suonarla). Il film sa diventare quasi un´indagine poliziesca sulle maniere degli esseri umani di rapportarsi gli uni agli altri: il tema spesso melodrammatico o patetico della diversità si trasforma in uno studio emotivo efficace e asciutto che identifica nell´affetto, nell´amore, il primo farmaco d´ogni malattia, in particolare d´ogni malattia della mente. «Prima la musica, poi le parole», terzo film di Fulvio Wetzl, 49 anni, padovano («Rorret» e «Quattro figli unici» erano i precedenti), sceneggiatore e produttore con la propria società Nuova Dimensione, esce soltanto adesso a Torino (a Roma e Milano uscì nel 2000) per difficoltà distributive dovute soprattutto alla originalità, alla assoluta mancanza di ovvietà, alla colta sottigliezza dell´autore.
Da La Stampa, 25 marzo 2002

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