L'8 Maggio 1945, a guerra finita, gli internati di un campo di concentramento nella Germania nazista sono trasferiti dagli americani in una caserma delle SS che funziona da campo di raccolta e smistamento. Tra loro c'è Tadeusz (D. Olbrychski), giovane intellettuale polacco che stringe un'amorosa amicizia con l'ebrea Nina (S. Celinska). Dopo la sua morte accidentale e assurda, decide di tornare in Polonia. Ispirato ai racconti di Tadeusz Borowski (1922-51), sopravvissuto ai campi di sterminio, Wajda (1926) torna ai temi dei suoi film giovanili con un film dolente, lucido, disincantato, ma non disperato, non privo di riferimenti incomprensibili per uno straniero (o un polacco di corta memoria storica), ricco di sequenze memorabili: le prime ore di libertà (accompagnate dalla musica di Vivaldi); la ridicola solennità della recita della Battaglia di Grunwald; la passeggiata dei due innamorati fuori dal campo; la scena dell'obitorio.
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