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Francesco Schiavone, pèntiti ! (e lèggiti "La madre" di Gor'kij !)

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2,008
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Uploaded by on Jul 30, 2010

L'intervento di Saviano su Repubblica dopo la storica manifestazione del 14-12-10 e la fiera battaglia che ne è seguita, è di totale condanna della battaglia stessa. Ricorda la miope e retrograda poesia di Pasolini dopo la storica battaglia di Valle Giulia nel '68. Ha sollevato giustamente un vasto dissenso, con giudizi duri nei suoi confronti da parte degli studenti che ricordano allo scrittore che "il più grande corteo studentesco della storia del Paese (100mila provenienti da tutta Italia) ha deciso di violare i divieti, per riportare la democrazia sotto i palazzi di una politica sorda alla maggioranza dei cittadini contrari alla riforma universitaria", e rivendicano con orgoglio la battaglia di piazza del Popolo, non dovuta a inesistenti Black bloc ma a una "rivolta sociale di decine di migliaia di persone esplosa irrefrenabile alla notizia della fiducia al governo a mezzo di una pratica corrotta". Saviano scambia una giusta violenza di migliaia di giovani con l'azione di "50 o 100 imbecilli", di "codardi incappucciati", "blocco nero", che avrebbero (a suo dire) egemonizzato e tenuto in ostaggio un corteo del tutto "pacifico e democratico", riducendo la protesta "al divertente gioco di distruggere la città coperti da una sciarpa che li rende irriconoscibili e piagnucolando quando vengono fermati, implorando di chiamare a casa la madre e chiedendo subito scusa", e così via banalizzando fino ad arrivare a chiedere (con logica quasi questurina) di "organizzarsi e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone". Fermo restando che bruciare bancomat o auto private (per quanto di lusso), sfondare vetrine di negozi e altri atti di cieco vandalismo sono azioni individualistiche anarcoidi e controproducenti, come si fa a ridurre solo a ciò il giusto assedio e assalto dei palazzi del potere neofascista da parte di decine di migliaia di studenti, gli unici (con ricercatori, precari, metalmeccanici della Fiom, terremotati dell'Aquila, migranti, le "mamme vulcaniche" di Terzigno) a essere scesi in piazza per sfiduciare dal basso il nero regime neofascista che asfissia l'intero Paese? Finché si utilizzano forme di lotta non violente (come salire sui tetti o calare striscioni dai monumenti, o presidiare isole deserte) il regime si limita a ignorarle aspettando che si esauriscano per sfinimento. Ma non appena questi movimenti si fanno più incisivi, con scioperi, manifestazioni di piazza, blocchi stradali e ferroviari, ecco che scattano i manganelli, i pestaggi, le denunce, le condanne e il carcere. "Adesso parte la caccia alle streghe; mostreranno che chi sfila è violento", scrive. Ma questo accade ed accadrà sempre. Casomai il ruolo di personaggi come lui dovrebbe essere proprio quello di denunciare e smascherare queste falsità e mistificazioni. Invece con le sue parole si ritrova in compagnia di ex picchiatori fascisti come Gasparri, La Russa, Alemanno, questi sì veri esperti professionisti del terrorismo e della violenza squadristica. L'intellettuale Saviano non analizza e non riflette nemmeno sulle cause della rabbia giovanile. Preferisce limitarsi a giudizi sommari, adombrando una regia occulta per una "nuova strategia della tensione" dietro la battaglia di Roma; come ha fatto il PD con la Finocchiaro, secondo cui "a Roma c'erano evidentemente degli infiltrati. Chi li ha mandati? Chi li paga?". Non vedono che la rabbia dei giovani è la stessa che esplode nelle vie di Londra, di Atene, di Parigi. Perfino il capo della polizia Manganelli ha avvertito il "disagio delle forze dell'ordine". La "sinistra" borghese non si rende conto che il movimento giovanile, già sfuggito al suo controllo e senza più illusioni elettoraliste e parlamentariste, sta facendo un salto di qualità verso l'uso di forme di lotta di massa legali e illegali sempre più efficaci e incisive. La "sinistra" borghese mette in campo una star come Saviano per tentare di recuperare questo controllo: è il personaggio giusto per questo tipo di operazione, avendo ormai completato l'involuzione politica da ammiratore dei Maestri del proletariato internazionale e fautore del socialismo ad anticomunista convinto; come risulta anche dal confronto tra una sua richiesta nel 2001 al PMLI di inviargli i ritratti di Marx, Engels e Lenin, con le sue posizioni attuali in cui non perde occasione per attaccare il socialismo, difendere il sionismo, ostentare una polemica fascinazione per scrittori dichiaratamente di destra, e così via. In questa chiave vanno interpretati i suoi appelli finali, nella "lettera ai ragazzi del movimento", a rifiutare "i vecchi slogan" e i "vecchi militanti che urlano vecchi slogan, vecchie canzoni, vecchie direttive che ancora chiamano 'parole d'ordine'".
http://www.pmli.it/savianoviolenzastudenti.html

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