Giulio Caccini:Euridice: invocazione di Orfeo nell'Oltretomba.
Testo di ottavio Rinuccini.
Funeste piagge, ombrosi, orridi campi,
che di stelle o di sole non vedeste giammai scintille e lampi, rimbombate dolenti
al suon dell'angosciose mie parole,
mentre con mesti accenti
il perduto mio ben con voi sospiro
e voi, deh, per pietà del mio martiro
che nel misero cor dimora eterno
lagrimate al mio pianto, ombre d'Inferno.
Ohimé! Che sull'aurora
giunse all'occaso il sol degli occhi miei.
Misero! E su quel'ora
che scaldarmi a' bei raggi mi credei,
Morte spense il bel lume e freddo e solo
restai fra pianto e duolo,
com'angue suole in fredda piaggia il verno.
Lagrimate al mio pianto, ombre d'Inferno.
E tu, mentre al Ciel piacque,
luce di questi lumi
fatti al tuo dipartir fontane e fiumi,
che fai per entro i tenebrosi orrori?
Forse t'affliggi e piagni
l'acerbo fato e gli'infelici amori?
Deh, se scintilla ancora
ti scalda il sen di quei si cari ardori,
senti, mia vita, senti
quai pianti e quai lamenti
versa il tuo caro Orfeo dal cor interno.
Lagrimate al mio pianto, ombre d'inferno.
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