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don Ciotti e il discorso di Karol Wojtyla contro le mafie nel 1993 ad Agrigento

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Uploaded by on Dec 28, 2011

AGRIGENTO - E' il 9 maggio 1993, il Papa Giovanni Paolo II è in una Valle dei Templi gremita di persone accorse per partecipare alla Messa. Quando la funzione è ormai al termine e il Papa prende la parola per pronunciare la benedizione e il saluto finale. Nessuno sa cosa sta per dire perché quel discorso non è stato preparato. Il Papa procede a braccio, come fa spesso. Si rivolge ai siciliani e li invita a rifiutare quella che definisce "civiltà contraria, civiltà della morte", ma soprattutto parla direttamente ai mafiosi, li colpevolizza delle sofferenze patite dai siciliani e li accusa di non aver rispettato la parola di Dio. Conclude così il suo discorso: "Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può l'uomo, qualsiasi uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Nel nome di Cristo, mi rivolgo ai responsabili: convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio!". Quelle sue parole faranno immediatamente il giro del mondo e saranno note come l'anatema di Giovanni Paolo II contro la mafia.

Quello del 1993 è il terzo di cinque viaggi apostolici che il Papa compie in Sicilia durante il suo Pontificato. È già stato sull'isola nel 1988 e nel 1991. Vi tornerà nel 1994 e, per l'ultima volta nel 1995. In questa occasione, a Palermo ripeterà - cosa inusuale - lo stesso discorso di Agrigento dimostrando quanto reputa importante che quelle parole siano ascoltate di nuovo.

La Sicilia paga in quegli anni un alto prezzo in vite umane cercando di opporsi ad una mafia violenta che non risparmia nessuno. Giovanni Paolo II interviene, parla ai siciliani, scaglia il suo anatema perché si sente vicino al dolore di quel popolo. In altra occasione il Papa commenterà così quel momento: "Un grido mi nacque dal cuore".
Don Luigi Ciotti ricorda questo momento a Genova, nella Sala Chiamata al Porto, durante l'Assemblea Regionale Agesci

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