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PAOLO VI: il bisogno di gioia nel cuore di tutti gli uomini e « la civiltà dell'amore »

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Uploaded by on Sep 12, 2010

GAUDETE IN DOMINO
ADHORTATIO APOSTOLICA
PAULI VI
SUMMI PONTIFICIS

La società tecnologica ha potuto moltiplicare le occasioni
di piacere, ma essa difficilmente riesce a procurare la gioia.
Perché la gioia viene d'altronde. È spirituale. Il denaro,
le comodità, l'igiene, la sicurezza materiale spesso non mancano;
e tuttavia la noia, la malinconia, la tristezza rimangono
sfortunatamente la porzione di molti. Ciò giunge talvolta
fino all'angoscia e alla disperazione, che l'apparente
spensieratezza, la frenesia di felicità presente e i paradisi
artificiali non riescono a far scomparire.

Forse ci si sente impotenti a dominare il progresso industriale,
a pianificare la società in maniera umana? Forse l'avvenire
appare troppo incerto, la vita umana troppo minacciata?
O non si tratta, soprattutto, di solitudine, di una sete d'amore
e di presenza non soddisfatta, di un vuoto mal definito?
Per contro, in molte regioni, e talvolta in mezzo a noi, la somma
di sofferenze fisiche e morali si fa pesante: tanti affamati,
tante vittime di sterili combattimenti, tanti emarginati!

Queste miserie non sono forse più profonde di quelle del passato;
ma esse assumono una dimensione planetaria; sono meglio
conosciute, illustrate dai «mass media», non meno delle
esperienze di felicità; opprimono la coscienza, senza
che appaia molto spesso una soluzione umana alla loro dimensione.

Gaudete in Domino (9 maggio 1975)


PAOLO VI
UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 31 dicembre 1975

"LA CIVILTA' DELL'AMORE"

Sì, fratelli! Allora la patologia sociale è il primo campo
del nostro cristiano interesse. Bisogna avere sensibilità
ed amore per l'umanità che soffre, fisicamente, socialmente,
moralmente.

Oggi? oh! come vibrano gli strumenti segnaletici del deterioramento
del nostro comportamento civile! Limitiamoci a qualche ovvia
e grave segnalazione: la delinquenza organizzata, premeditata
per estorsione di somme spesso favolose di denaro, sotto
minaccia di morte di persone innocenti: non è questa diventata
un'epidemia di malvagità, avida e crudele, che accusa un vuoto
di principii nobili e morali, che ha scavato un crollo pauroso
nella coscienza di tanti figli del nostro tempo? E che diremo
della propaganda in favore della liberalizzazione o legalizzazione
dell'aborto procurato, senza che i cuori materni insorgano a difesa
delle loro nascenti creature e della loro vocazione al servizio
della vita? E non avremo almeno sentimenti di pietà e di speranza
per popolazioni intere, che ancora languiscono nella fame
e nella miseria? E non proveremo un fremito almeno di sdegno
e di paura per gli armamenti, che estendono i loro lucrosi mercati
fra le nazioni, e per gli episodi tremendi di guerre civili, prodromi
possibilmente fatali di ancora conflagrazioni, di cui parlano
le radio e i giornali del mondo, non avremo noi almeno
una troppo esperta implorazione a scongiurare oggi, in radice,
le guerre che domani, con incalcolabile furore, possono
di nuovo insanguinare la faccia della terra?

Sogniamo noi forse quando parliamo di civiltà dell'amore?
No, non sogniamo. Gli ideali, se autentici, se umani, non sono
sogni: sono doveri. Per noi cristiani, specialmente.
Anzi tanto più essi si fanno urgenti e affascinanti, quanto
più rumori di temporali turbano gli orizzonti della nostra storia.
E sono energie, sono speranze. Il culto, perché tale diventa,
il culto che noi abbiamo dell'uomo a tanto ci porta, quando
ripensiamo alla celebre, antica parola di un grande Padre
della Chiesa, S. Ireneo (t 202): Gloria . . . Dei vivens homo,
gloria di Dio è l'uomo vivente (S. IRENAEI Contra haereses,
IV, 20, 7: PG 7, 1037).

Pensiamoci con coraggio. E con la nostra Apostolica Benedizione.

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  • Le parole finali sono tratte dal discorso di chiusura per l'Anno Santo 1975 (24/25 dicembre) ed io ero presente ! Era impossibile rimanere indifferenti al calore e alla autenticità della sua parola.

  • Mi ha commosso ! Un gran Santo !

  • molto bello

    grazie

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