A causa della crescente violenza nel suo paese, la Repubblica Democratica del Congo, l'arcivescovo di Bukavu, mons. François-Xavier Maroy Rusengo, ha abbandonato il Sinodo dei Vescovi in corso in Vaticano. Parrocchie incendiate, sacerdoti picchiati, sequestrati, derubati. La Chiesa non nasconde le sue difficoltà nel riuscire a levare la voce contro i nemici della pace, come li chiama mons. Maroy, che ha parlato con h2onews, prima della sua partenza, di quanto sia difficile vivere la riconciliazione.Noi siamo tra i grandi attori che possono interpellare la comunità internazionale affinché si impegni positivamente nella pacificazione della regione.Il nostro sforzo è quello di creare contesti di riconciliazione attraverso l'intenso lavoro della commissione giustizia e pace, che tenta di risolvere tutti i problemi interni alla Chiesa e persino tra le persone esterne alla Chiesa. Pensiamo che la più grande cosa da fare sia quella di pregare. Se un sacerdote, se un cristiano non prega, i suoi sforzi sono vani.Malgrado quindi le condizioni drammatiche in cui versa la diocesi di Bukavu, situata alla frontiera con il Ruanda, i cristiani continuano a sperare e a pregare per il Sinodo e per il suo lavoro finalizzato alla riconciliazione.Un esempio semplice: la nostra diocesi adesso sta dando vita a una catena di preghiera per essere in comunione con il Sinodo in svolgimento in questi giorni a Roma. Ogni giorno, tutti i membri di una parrocchia si organizzano per vegliare in preghiera al fine di vivere la comunione con il Sinodo.Prima di far ritorno nel suo paese e farsi portatore dell'appello di pace dei Padri sinodali per Kivu, l'arcivescovo ha fatto un'ultima richiesta.Chiedo alla Chiesa universale di rivolgere realmente il proprio sguardo verso questa terra che continua a soffrire ogni giorno e chiedo che tutti possano pregare in particolare per la nostra diocesi.
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