Voce: Ernesto Franco
L'isola è un essere anfibio e paradossale. È un luogo privilegiato di incontro di realtà storica o geografica e fantasia. È il risultato dell'unione fra geologia e immaginazione.
Gli isolari del Quattrocento e del Cinquecento pretendevano di descrivere il mondo attraverso il repertorio delle isole. Erano molto scientifici, a loro modo, ma non conoscevano ancora la longitudine, e così si riempivano di fantasia e leggende. Il nostro isolario tiene conto sia della realtà sia delle storie, nella convinzione che entrambe costruiscono l'isola, la rendono vera. Una delle identità segrete dell'isola è il racconto, perché l'isola appare come una cosa perfettamente descrivibile e perché, per forza di geografia, appare sempre come un mondo autonomo e ogni volta unico, che inventa storie e leggende stravaganti. Solitaria, autarchica, ma raggiungibile da tutti i punti della propria circonferenza, l'isola è protetta e nello stesso tempo apertissima. Qualsiasi cosa arrivi in un'isola si trasforma, per appartenerle. Nelle isole ci sentiamo in un altro mondo. Dopo un po' abbiamo l'impressione di dominarlo, ma siamo certi che lo abbandoneremo. Ne proviamo come una nostalgia preventiva. E la nostalgia è una delle dimore del fantasticare.
Lawrence Durrell parlò, una volta, di una specie di malattia chiamata "insulomania". Gli insulomani sarebbero coloro per cui le isole sono irresistibili. Sarebbero i veri, inconsapevoli discendenti di Atlantide, attratti dalle immagini della patria perduta. È una bella invenzione.
http://it.wikipedia.org/wiki/Malta
http://en.wikipedia.org/wiki/Malta
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