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Céline ha scritto due grandi romanzi e quintali di puttanate. Meneghello vale un decimo di Calvino. Svevo e Stendhal sono del tutto imparagonabili: sarebbe come dire che si dovrebbe leggere solo Omero, perché nessuno di più recente gli tiene testa. Ecco, Gadda è un caso diverso: è perfettamente accostabile a Calvino, forse perché gli è speculare.
Insomma, hai fatto la figura del saputello che spara nomi altisonanti per darsi un tono. Meneghello e Stendhal nella stessa frase, poi...
Ovviamente non volevo offenderti (mi rivolgo a salvyy), ma, per citare lo stesso Calvino, "chi comanda al racconto non è la voce: è l'orecchio" - Le città invisibili
"chi comanda al racconto non e' la voce: e' l'orecchio". Beh...sinceramente questo l'avrebbe potuto dire mia nonna...che ha la terza elementare. Banale. Un grande nel suo genere, ma secondo me Buzzati non lo supera.
Più ascolto (e leggo) Calvino,più continuo a pensare che quest'uomo, che manca ormai da quasi 25 anni, rimanga sempre vivo grazie al suo messaggio. Per chi lo accusa di eccessiva banalità nelle risposte, premettendo innanzitutto che egli non era amante delle interviste, credo si riferisse a un ingiustificato (ovviamente, secondo lui) stato di fiducia negli anni '80, richiamando invece a una maggiore concretezza. La banalità non è nelle sue parole,ma è in chi lo ascolta e le considera tali.
Certo un grande scrittore ed una grande forza creativa. Pero' quando ha detto che uno deve tenere la mente allenata facendo le divisioni e l'estrazione delle radici quadrate, mi ha un po' deluso. Per non parlare delle banalita' incredibili come "bisogna sapere che tutto cio' che abbiamo ci puo' essere tolto". Se avesse detto "una mela al giorno toglie il medico di torno" avrebbe fatto en plein.
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Meneghello vale un decimo di Calvino.
Svevo e Stendhal sono del tutto imparagonabili: sarebbe come dire che si dovrebbe leggere solo Omero, perché nessuno di più recente gli tiene testa.
Ecco, Gadda è un caso diverso: è perfettamente accostabile a Calvino, forse perché gli è speculare.
Insomma, hai fatto la figura del saputello che spara nomi altisonanti per darsi un tono.
Meneghello e Stendhal nella stessa frase, poi...
Per chi lo accusa di eccessiva banalità nelle risposte, premettendo innanzitutto che egli non era amante delle interviste, credo si riferisse a un ingiustificato (ovviamente, secondo lui) stato di fiducia negli anni '80, richiamando invece a una maggiore concretezza.
La banalità non è nelle sue parole,ma è in chi lo ascolta e le considera tali.
Niente bitume.