Don Tonino Bello - Ora et Labora, Omelia al Santuario della Madonna dell'abbondanza | Cursi (Le)
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by wwwdontoninobelloit 1 week ago
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Don Tonino Bello - SETTIMANA SANTA | PASQUA
Gesù con il Mistero Pasquale ricapitola a se' tutte le cose | Dal caos (sbadiglio) al cosmos (bellezza); ricapitolando nella sua persona ogni realtà creata, e sempre trasfigurandola | Attraverso i tre verbi (del cap. 13 di Giovanni): "Si alzò da tavola" | "Depose le vesti" | "Si cinse un asciugatoio e..." | "Riprendendo le vesti, Sedette." | e che sono, nella forma "brevior", la particolarissima allusione al Mistero della Passione, della Morte e della Resurrezione di Gesù Cristo.
Cosi'... Dalla Contemplazione al Servizio (come nella definizione di contempl-attività) | Dalla Testa ai Piedi (come dalla Quaresima e in ogni giorno dell'anno per una conversione e un servizio permanente), dal fiducioso e senza alcuna riserva Abbandono a Lui fino al porsi al servizio di ogni Ultimo, senza nulla aspettare in cambio | Dal Pati divina al Pati humana | Dall'Ora al ...et labora | e | Dal "Si alzò da tavola" al "Depose le vesti, cingendosi un asciugatoio", come nella Chiesa del grembiule, come Maria... Dalla Chiesa Verso il Mondo...
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«...quando l'ombra della luce, che è la sofferenza, scende sulla vostra anima, quando voi soffrite, non ribellatevi, non dite "Dio perché lo hai fatto", non andate a chieder conto a Dio del perché tutto questo vi succede, ma pensate: "Ecco, Dio sta accanto a me, adesso! ...mi chiede scusa di quello che è successo...!»
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«C'è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell'uomo. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario, c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria". Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione dalla croce. C'è anche per te una pietà sovrumana. Ecco già una mano forata che schioda dal legno la tua. Ecco un volto amico, intriso di sangue e coronato di spine, che sfiora con un bacio la tua fronte febbricitante. Ecco un grembo dolcissimo di donna che ti avvolge di tenerezza. Tra quelle braccia materne si svelerà, finalmente, tutto il mistero di un dolore che ora ti sembra un assurdo. Coraggio. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.»
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«Santa Maria, donna del sabato santo [...] ripetici che non c'è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c'è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c'è peccato che non trovi redenzione. Non c'è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell'alleluia pasquale.»
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«Vi benedico da un altare scomodo, ma carico di grazia.
Vi benedico da un altare coperto da penombre, ma carico di luce.
Vi benedico da un altare circondato di silenzi, ma risonante di voci.
Sono le grazie, le luci, le voci dei mondi, dei cieli e delle terre nuove che, con la Resurrezione, irrompono nel nostro vecchio mondo e lo chiamano a tornare giovane.
Auguri di Buona Pasqua!»
Vostro + don Tonino, Vescovo

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Don Tonino Bello - LA STOLA E IL GREMBIULE | BIOGRAFIA
La Stola e il Grembiule, di Stefano Campanella
- realizzazione tecnica: Nico Langianese
- riprese: Pasquale De Adessis, Dante D'Aurelio, Vito Cacucciolo, Pasquale D'Attoma, Maurizio Petracca, Cosimo Caragiulo, Pasquale Mappa
- titoli elettronici: Giuseppe Perrone
- videografica: Leonardo Salvemini, Silvana De Mauri
- voce: Benedetto Ladisa
- direzione audio: Bruno Buccolieri
- musiche: Vito Laterza
- si ringraziano per la collaborazione: Claudio Ragaini, TELEMARE | Molfetta, RETE 7 | Molfetta, VIDEO ART STUDIO | Molfetta, Luca Turi | Fotoreporter, Don Luca Murolo, Don Beppe Recchia, Don Vito Bufi, Paolo Tricase, il mensile TEMPI NOSTRI, PHOTOGRAFIA | Alessano
- il brano "OH! FREEDOM" è tratto da: Joan Baez, in Italy Vanguard 1967.
La Redazione di www.dontoninobello.it ringrazia Renato Brucoli, Ed Insieme, per il preziosissimo dono e gentile concessione.

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Don Tonino Bello - SUL PASSO DEGLI ULTIMI...
"Ripartire dagli ultimi" non è solo un invito rivolto alla Chiesa perché sugli ultimi scarichi le sue tenerezze e consideri i poveri come i terminali delle sue attenzioni. E' ben più che una scelta preferenziale. E' ben più che una graduatoria rovesciata da tenere in conto all'assegnazione di un beneficio spirituale, o nella impostazione di un progetto pastorale. E' soprattutto, un atto di fede nell'imprevedibilità del nostro Dio che, per annunciare e realizzare le sue meraviglie, non utilizza necessariamente truppe scelte, sfornate dall'accademia, ma si serve degli straccioni, dei diseredati, della gente che non conta e che viene disprezzata. Proprio questa gente, questa accozzaglia di ultimi, ha il compito e il privilegio di annunciare ai primi che la salvezza è vicina.
"Ripartire dagli ultimi, in ultima analisi, per la Chiesa dovrebbe significare "ripartire dalla grotta"!
E dalla grotta di Betlem può partire solo una Chiesa povera, semplice, mite. Che sperimenta come Maria e Giuseppe, anche il travaglio umanissimo della perplessità. Che condivide con i comuni mortali la più lancinante delle loro sofferenze: quella della insicurezza. Una Chiesa sicura solo del suo Signore e, per il resto, debole. Ma non per tattica, bensì per programma, per scelta, per vocazione.
Non una Chiesa arrogante, che ricompatta la gente, che vuole rivincite, che attende il turno per le sue rivalse temporali, che fa ostentazioni muscolari col cipiglio dei culturisti.
Ma una Chiesa disarmata, che mangia il pane amaro col mondo. Che nella piazza del mondo non chiede spazi propri per potersi collocare, non chiede aree per la sua visibilità compatta e minacciosa, così come avviene per i tifosi di calcio quando vanno in trasferta, a cui la città ospitante riserva un ampio settore dello stadio.
Una Chiesa che, pur cosciente di essere il sale della terra non pretende una grande saliera per le sue concentrazioni o per l'esibizione delle sue raffinatezze. Ma una Chiesa che penetra e condivide la storia del mondo. Che sa convivere con la complessità. Che non si limita a sperare, ma organizza la speranza degli uomini.
Una Chiesa che rivendica i diritti dei poveri. Che si schiera al loro fianco con gratuità. Che presta la sua voce ai popoli oppressi. Che non ha paura di scomodare i benpensanti. Che parla di pace e si oppone a ogni violenza. Che ha il coraggio di dare, nome, cognome e indirizzo alle ingiustizie che calpestano gli ultimi.
Una Chiesa che lava i piedi al mondo senza chiedergli nulla in contraccambio: neppure il prezzo di credere in Dio, o il pedaggio di andare a messa la domenica, o la quota, da pagare senza sconti e senza rateazioni, di una vita morale più in linea col Vangelo.
Una Chiesa gratuita, che ama appassionatamente il Suo Signore, solo cingendosi il grembiule.»
***
Gli ultimi sono provocazione di Dio verso un mondo più giusto più libero più in pace in cui lo stare a tavola insieme pur essendo diversi diventi motivo ispiratore di ogni rapporto umano. Ogni ultimo è spina conficcata nel fianco del mondo, nel fianco nostro: sassolino nella scarpa. E c'è tutta una fatica! Un diploma di laurea che si consegue dopo tanti studi e che occorre portarsi sempre dietro» [...]
Il mondo se ne va per i fatti suoi e noi non ci cambiamo di una virgola. Possiamo fare tutti i raduni più grandi, le marce più clamorose, ma se la nostra vita non cambia è inutile. Stare con qualsiasi ultimo della terra significa guardare tutta la realtà dal loro angolo prospettico, lasciarsi coinvolgere dalla loro storia, dalla loro vita, dal loro volto da scoprire da contemplare da accarezzare» [...]
«Coraggio! Dio non fa graduatorie. Non sempre si lascia incantare da chi sa parlare meglio. Non sempre, rispetto ai sospiri dignitosi del povero, dà la precedenza al canto gregoriano che risuona nelle chiese. Né sempre si fa sedurre dal profumo dell'incenso, più di quanto non si accorga del tanfo che sale dai sotterranei della storia.
Desidero rivolgermi a voi, perché sono convinto che il rinnovamento spirituale può partire solo da coloro che non contano niente.
Riappropriatevi della città. Non sopportatela, ma vivetela. Vedrete: le cose combieranno.
Diversamente non basterà il ristrutturarsi delle istituzioni democratiche. Non saranno sufficienti i buoni propositi dei partiti. Non approderà a nulla l'infittirsi delle cosiddette scuole di politica. Saranno inutili i più raffinati programmi pastorali. E non invertiranno la corsa del mondo neppure i proclami dei vescovi.»
Vostro + don Tonino Bello
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Don Tonino Bello - AVVENTO | NATALE
« "Alzatevi e levate il capo", sono i due verbi dell'Avvento, sono le due luci che ci devono accompagnare nel nostro cammino che ci prepara al Natale. Coraggio, allora, fratelli, Alzatevi e levate il capo, muovetevi, fate qualcosa, il mondo cambierà, anzi sta cambiando, non ve ne accorgete? non li vedete i segni dei tempi di cui parla Gesù nel Vangelo? Gli alberi di fico mettono già le prime foglie e sul nostro cielo il rosso di sera non si è ancora scolorito. Mi viene da pensare che anche in cielo oggi comincia l'Avvento, il periodo dell'attesa. Qui sulla Terra è l'uomo che attende il ritorno del Signore, lassu' nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell'uomo. Ritorno che si potrà realizzare con la preghiera, con una vita di povertà, di giustizia, di limpidezza, di purezza, di amore, e con la testimonianza evangelica, e con una forte passione di solidarietà. E mentre per questo cammino di ritorno ci affidiamo alla Vergine dell'attesa e alla Madre della speranza, cerchiamo di mettere in pratica quello che ci dice S. Agostino: "Aiuta coloro con i quali cammini, per poter raggiungere colui col quale desideri rimanere" Se è cosi' già fin d'ora... Buon Natale! »
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«"Ripartire dagli ultimi, in ultima analisi, per la Chiesa dovrebbe significare "ripartire dalla grotta"! E dalla grotta di Betlem può partire solo una Chiesa povera, semplice, mite. Una Chiesa che sperimenta come Maria e Giuseppe, anche il travaglio umanissimo della perplessità. Che condivide con i comuni mortali la più lancinante delle loro sofferenze: quella della insicurezza. Una Chiesa sicura solo del suo Signore e, per il resto, debole... Una Chiesa disarmata, che mangia il pane amaro col mondo... Una Chiesa che, pur cosciente di essere il sale della terra non pretende una grande saliera per le sue concentrazioni o per l'esibizione delle sue raffinatezze. Ma una Chiesa che penetra e condivide la storia del mondo. Che sa convivere con la complessità. Che non si limita a sperare, ma organizza la speranza degli uomini... Che presta la sua voce ai popoli oppressi. Che non ha paura di scomodare i benpensanti. Che parla di pace e si oppone a ogni violenza. Che ha il coraggio di dare, nome, cognome e indirizzo alle ingiustizie che calpestano gli ultimi... Una Chiesa che lava i piedi al mondo senza chiedergli nulla in contraccambio... Una Chiesa gratuita, che ama appassionatamente il Suo Signore, solo cingendosi il grembiule.»
(don Tonino Bello)
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