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Ci troviamo in un tempo strano, un tempo in cui procedono paralleli, su grandi linee, da una parte gli automatismi della finanza e delle tecnocrazi...
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Ci troviamo in un tempo strano, un tempo in cui procedono paralleli, su grandi linee, da una parte gli automatismi della finanza e delle tecnocrazie, che espellono la singolarità dal protagonismo pubblico-politico e distruggono i brandelli di democrazia rappresentativa , e, dall'altra, l'assunzione proprio di questo protagonismo collettivo di donne e uomini che, si riappropriano, simbolicamente ma non solo, degli spazi delle metropoli, occupano appunto piazze, o spazi abbandonati dal de-finanziamento e ne fanno esperimenti virtuosi di vita comune. L'occupazione è diventata quindi, anche nel linguaggio, che semplificando definiamo main stream, una pratica poli-valente, che assume quasi una sinonimia con le forme plurime del tumulto. Gli Stati Uniti sono un buon esempio di questa plurivocità, che si traduce-per semplificare- nelle hashtag #occupytoghether, non #occupyeverything, proprio come se l'esigenza comune a tutte le esperienze che le differenti latitudini americane stanno sviluppando, fosse non il complemento oggetto della riappropriazione, ma la composizione di singolarità resistenti, dei corpi che praticano la riappropriazione stessa, che di fatto riempiono le piazze e montano le tende, scrivendo cartelli e soprattutto prendendo parola nelle centinaia di assemblee. Questa trasformazione fa sì che una pratica raccontata dal linguaggio comune fino a qualche tempo fa come addirittura "prepotente", venga assunta come un semplice vettore di trasformazione, condiviso, che bypassa ragionamenti di metodo, allargando il proprio campo semantico a ogni forma di attraversamento, aprendo degli spazi profondamente interessanti sul piano del rapporto tra pratiche, relazione e sapere.
Pensiamo che ormai vada sfidato il buoncostume baronale, che ritiene che esistano degli spazi abbandonati, lasciati completamente al nulla. Pensiamo che ormai non si possa più rimane indifferenti alle esigenza di Massa, all'assillante richiesta di spazi giovanili, spazi di libertà, spazi nei quali si possa sviluppare una cultura e una contro-informazione.
Quello che ci portiamo dietro è chiaramente il portato soggettivo e collettivo dei movimenti studenteschi degli ultimi anni, la capacità tumultuaria ed al contempo ad estrema vocazione maggioritaria, la sperimentazione permanente dell'autoformazione come strumento concreto di costruzione sociale e pratica conflittuale sul terreno, il contributo del pensiero della differenza, nonchè l'importanza della relazione e dell'esperienza nella produzione di sapere vivo e dunque sapere indissolubilmente legato al mondo di fuori.
Detto con parole povere e attraverso un linguaggio che possa arrivare chiaro e nitido, senza filofismi, siamo stufi, siamo stufi di aspettare con le mani in mano una risposta da parte del Comune su un progetto impostato e iniziato quasi un anno fa. Siamo stufi di non ricevere uno straccio di risposta da parte del Comune e di vivere quotidianamente una realtà invivibile che vorremo solo migliorare. Il nostro scopo è quello di creare un luogo, un centro di quartiere, uno spazio di aggregazione e di proposta di attività culturali e politiche, promuovendo attività sul territorio massese e costruendo unitariamente attività ricreative, culturali, sportivee sociali; il tutto gestito in maniera comunitaria e collettiva, permettendo a chi partecipa alle iniziative di esserne al tempo stesso promotore ed organizzatore. La nostra esigenza nasce principalmente dall'isolamento giovanile, dalla carenza di spazi aggregativi, dal problema del tempo libero, dallla mancanza di spazi sociali, culturali e giovanili, e ultimo, ma non di minore importanza, dal problema economico che attanaglia i giovani in questo periodo di crisi. La nostra idea di Centro Sociale Autogestito non ha scopo di lucro e svolge attività di utilità sociale promuovendo un ottica di socialità solidarietà antirazzismo e antifascismo! In questo senso vediamo la necessità di adoperarci al fine di creare un centro nel quale si possano svolgere dibattiti e riunioni, mostre e conferenze,laboratori teatrali e artistici che possano incentivare una libera informazione e sviluppare idee e arte e che quindi possano portare la cittadinanza ad uscire da uno stato di minorità e d'assenteismo.
CHE COSA VOGLIAMO!? ESIGIAMO UNO SPAZIO SOCIALE!
C.A.S
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