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Gramsci
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Il pensiero di Gramsci e il XXI secolo
Casa Gramsci di Orta san Giulio riprende l'attività culturali con un Convegno su Antonio Gramsci nel 120° anniversario della sua nascita.
Il Convegno vuole ribadire l'attualità del pensiero di Gramsci, attualmente oggetto di una grande attenzione internazionale sia da destra che da sinistra e invece di una scarsa attenzione nazionale, in particolare da parte delle forze politiche che siedono in Parlamento.
E' quindi sembrato a Casa Gramsci di dovere ribadire l'assoluta attualità del suo pensiero nei riguardi di alcuni temi decisivi del XXI secolo.
Gramsci è più che mai indispensabile perché fornisce strumenti di lavoro a quella che ha chiamato la guerra di posizione, l'unica possibile in Europa nella nostra epoca e resta soprattutto indispensabile per l'analisi della cultura di massa oggi . Da questo punto di vista sarebbe uno strumento utilissimo, per esempio, anche per l'analisi dei programmi televisivi.
E resta un esempio insuperato di come si debba lavorare nel corpo della società, nei suoi strati profondi, per conoscerne la cultura e per dare a questi strati una prospettiva di emancipazione, liberandola da scorie intollerabili (magistrale, per esempio, resta la sua analisi dei razzismi presenti nella cultura operaia e contadina del suo tempo e purtroppo anche del nostro), cosa che è possibile solo se tra intellettuali e mondo popolare subalterno vi sia costante interscambio...
Su questi e altri temi casa Gramsci si sforzerà di riflettere anche nei prossimi anni, iniziando una prima serie di riflessioni con il convegno del 26 novembre.
Il regime del privilegio e la crisi dell'Antico Regime
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Roberto Moro
Il regime del privilegio e la crisi dell'Antico Regime
Quando il 12 maggio 1776 Luigi XVI, da pochi mesi salito al trono di Francia, decise di licenziare Turgot ministro delle finanze, uno stato di generale soddisfazione si diffuse in seno alla corte. L'aristocrazia e il parlamento trionfavano sul ministro che più di ogni altro aveva tentato di porre mano al dissestato e traballante apparato istituzionale e finanziario dell'antico regime. Le riforme avviate furono subito liquidate e dei vasti disegni di generale rinnovamento dello stato che questo ministro aveva proposto non rimase che un incerto ricordo. L'opinione dei ceti medi non rimpianse Turgot, ma alle menti più illuminate, ai filosofi e agli economisti che avevano animato il dibattito politico dell'illuminismo, ai più tenaci assertori del dispotismo illuminato parve chiaro che la politica delle riforme era ormai sconfitta per sempre. Il dibattito intellettuale e politico sarebbe ormai languito per anni mentre la grande stagione dei lumi si avviava al tramonto e con essa declinava anche la prosperità e la floridezza economica del regno. La Francia entrava in un grave periodo di recessione. Al XVIII secolo, epoca di decollo del capitalismo europeo e di grande espansione economica, la Francia si era affacciata con un apparato istituzionale, sociale e politico inadeguato.
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150 Anniversario e celebrazioni
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I 150 anni che non passano mai
Anniversario e celebrazioni
"Oh mia patria, sì cara e perduta"
Un'alluvione minaccia il Bel Paese. È l'alluvione editoriale di opere, studi, ricerche, revisioni, riscritture e riletture della storia patria: l'anniversario dei 150 anni dell'Unità nazionale che, per ora, si profila all'orizzonte del 2011 come un coro di voci incerte e discordanti. Sarà compito degli storici far sì che queste celebrazioni non siano un luogo di culto dell'oleografia ottocentesca, ma una palestra dello spirito critico sulle ragioni e sul perché dell'esperienza unitaria. E la prima domanda è: esistono ancora nel Bel Paese le condizioni per la libertà della critica e del pensiero? Esiste ancora la possibilità che presente, passato e futuro si intreccino in una coerente lezione di realtà? La lectio magistralis tenuta da Barenboim in occasione della Prima della Scala, e offerta al mondo, sull'emergenza di un disastro della cultura nazionale offre una prima risposta a questi interrogativi. Occorre ascoltarla e riascoltarla con attenzione. Ma è proprio ascoltandola che sorgono altri interrogativi.
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