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matteomaz
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matteomaz
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About Amo quelli che desiderano l'impossibile.
Si narra che uno di questi giorni la notte scenda soppiatta dalle nuvole, svelata dal mistero che gioca con effetto luci-ombre, spianta liberamente del nostro destino... sono poche le emozioni tenebre, giovo di mostri, assenteisti. Non aspettate che il momento arrivi...
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Quanto segue è rilevante, poiché io non mi sento respirare.
Questa è una identità passeggera. L'esistenza a intervalli mi sgretola, a intervalli mi ricompone.
Via via tutto sarà graffiato, via da questo scenario.
E' semplice. Avviene in questo modo. Prendere un piatto da vuotare,
sollevarlo, fare il giro delle stanze. Portarlo ancora, nella stanza
nella quale lo sollevavo.
Poggiarlo poi, nello stesso punto.
E poi la ballata si interrompe. Il passo ha diverso ritmo, altra lunghezza. Il
corpo muove secondo un altro impulso.
Non ha più senso poggiare il piatto. Il piatto non deve più essere
vuotato.
Molte vite in una: gocce d'acqua staccate che scivolano, lungo una barra obliqua.
Io uno di esse vivo, oggi.
Non posso essere certo di raccontare il vero. Di me non controllo che
quanto conosco. Ruote dentate, minute sussistono in ombra , si
incagliano. E l'incognito si incunea.
E' sconfinato quanto percepisco: tutto quanto è presente. Tutte queste
immagini che seguono , tutte queste immagini coesistono. Con la vita di
oggi, uguale che si ripete. Le immagini premono sulla mente, mia mente
che minaccia di esplodere. Silenziosamente. Quando il succo di una rapa schiacciata in acqua scende e cade, come inchiostro.
Cerchio
Io sono in una stanza, ampia.
Nella stanza non ci sono specchi, ma vedo la mia immagine. A tre
dimensioni, ferma a terra.
ll mio gemello identico, uguale a me in involucro. Fermo, sul pavimento. Disegnato dalla luce elettrica.
Ci sono piastrelle lisce; una lampada a lato, accesa e affusolata.
Sul pavimento tutte le sue ombre si illiquidiscono. Sono discosto, sono
cauto. L'arazzo verde copre lo sfondo, la luce schiaffeggia l'arazzo.
Vedo da dietro la sagoma grigia. L'ombra mi segna gli occhi. Sono uno
specchio che riflette uno specchio, che in esso si riflette. L'arazzo di
fronte è rigido.
Le braccia premono, a terra su
marmo, estese e schiacciate; le dita poggiano tutte. Sente che i muscoli tornano elastici. Sente che di nuovo puo' muoversi. Le dita toccano il marmo. Movimenti a scatti delle dita snodano segni.
Cerchi egli disegna sulla polvere, in cerchio egli ora si muove. C'e' lo
slancio. Il capo si stacca dalla sagoma ed egli lo protende, in alto oltre
la luce.
Il capo è invisibile, in ombra. Dissolto, di nuovo in alto.
Ora, senza testa, costui è l'ombra. Un' Ombra che ruota sulla parete; si
allunga, stretta, filiforme. Spessa come uno spillo. Egli si volta e
si volta, disegnato sul fascio di luce. Vedo il gesto che ricade su se
stesso. Il viso che capita in luce. Egli è piatto, tutt'uno con il muro.
Si flette, poi si allontana. Lo vedo lunghe dita. Dita toccano
l'intonaco. Gli arti in luce sono incrociati, modellati, come ombra, un altro strato di ombra. Le dita prendono
terra. Porta i palmi delle mani sulla lampada. Io posso respirare
adesso. In quel punto ho appena raccolto una foglia marrone chiaro.
Quel comunicare privo di suono è palpabile.
Costui è il danzatore impassibile, in piroetta.
Una pienezza della luce nel buio, buio che puo' essere interrotto.
Con un soffio.
Senza nome.
Chiudo e apro gli occhi. In altro luogo.
Il té per scaldarsi ha bisogno di acqua. Acqua che si scalda; vapore
freddo si deposita e si coagula sulla superficie dell'arazzo, nella
camera dei volteggi. Vapore freddo illucidisce l'arazzo. Nello stagno
traslucido; intorno a un
cerchio vuoto soffi vorticano rotondi. Egli turbina, avvolto da un
arazzo, leggero o liquido. L'arazzo è verde, come basse foglie. L'aria da
un lato soffia, stringe l'arazzo sulla pelle. E La tela aderisce, si
assottiglia. Gambe e braccia sono avviluppate. Un arazzo segue la
traiettoria circolare. Come la stanza che occupava è una stanza nella sua
mente. Il volteggio non resta congelato a lungo. Per sua natura, si divincola.
Sbattere in nulla e schizzare, proiettato altrove.
Apre gli occhi. Gli occhi in luce sono schermati da granuli piatti.
Granuli fitti; poi radi.
Subito le ciglia separate si raggruppano; le ciglia delle palpebre.
Ecco, quanto SEGUE.
Appannato il lampeggiare continua. Per me solo.
Sono io che apro gli occhi.
Tutto è disarmonico, e ascolto IL MIO RESPIRO.
Io scendo presso i quattro arazzi della stanza quadrata, piccola.
Dove uno specchio mi riflette.
Lo specchio non è connesso nei muscoli di nessuno.
Io guardo da mille anni gli occhi di un gemello invisibile.
Ma ora accade: l'arazzo verde si squarcia, si alza. Luce impura che
compare tutta, è visibile. La stoffa infiammata è incandescente, solo un
attimo, per essere soffiata, dissimularsi. Sul pavimento sono volatili rimasugli di stoffa. Tutto cade. Nella luce temporanea, sorgiva. E
gorgoglia appena.
Si ricorda ciò che si è vissuto, si dimentica quanto si è sognato...
Si narra che uno di questi giorni la notte scenda soppiatta dalle nuvole, svelata dal mistero che gioca con effetto luci-ombre, spianta liberamente del nostro destino... sono poche le emozioni tenebre, giovo di mostri, assenteisti. Non aspettate c...
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matteomazLatest Activity
Feb 27, 2012Date Joined
Oct 30, 2006About this user
I'm young by mistake--- --- --- --- --- --- ---
Passato...
...che parola stupida!
Perché "passato"?
Passato e puro nulla, sono un tutt'uno.
E perché allora questo continuo creare?
Per travolgere nel nulla quello che è stato creato?
"È passato!"
Come dobbiamo concepire questa parola?
È come non fosse mai stato,
eppure vi giriamo in tondo, come esistesse.
Se fosse per me...
...preferirei al passato...
...il vuoto eterno...
Johann Wolfgang Goethe