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"UN OCEANO PER DELIRARE"-
Mario Pesce è il nome di un sessantenne che vive a Margellina e sguazza nel mare. Ma è anche il nome di un collettivo napoletano che s'interroga su cosa significhi fare arte e spara a zero sugli aspiranti al "posto al sole". "Tu artista all'estrogeno ingrassato all'ombra della nomenclatura cattofascista. Rintanato nel fondo dell'aula accademica, a perforare l'ano del discepolo, con la promessa di una mostra. Tu sepolcro di noia, pozzanghera d'Aids e di denaro riciclato. Io terrorista visivo trarrò le costole dal tuo petto e con il colore del tuo sangue farò la mia opera". Così ci s'incazza! Così si agita la ramazza per fare piazza pulita dei tanti aspiranti a ritagliarsi un posticino al sole, a istallare per strada la propria montagna di sale (do you remember Mimmo Paladino?), a ottenere una sala personale alla prossima Biennale, Triennale o Quadriennale che dir si voglia. Questi di Mario Pesce a Fore sono dei duri, dei puri, non te la mandano a dire ma vanno giù decisi come siluri. "L'arte è una faccenda scomoda, è scomoda per l'artista stesso. Il massimo desiderio di alcuni artisti nostrani è quello di vivere senza fastidi, il migliore consiglio per loro è quello di tenere l'arte lontano dal proprio quotidiano." Mario Pesce a Fore è un collettivo lavorativo, è un'unità creativa nata per interrogarsi (e rispondersi?) sulla funzione del fare arte in questo lurido sistema sociale, burocrate ed individualista, basato sul cercare a tutti i costi di diventare il primo della lista, di essere insomma colui che si distingue nelle quotazioni d'asta, che ha le mani in pasta, che si mostra devoto di Sotheby e del corpus Christie's. In un tal stato di cose penose e pelose, Mario Pesce a Fore afferma che è idiota, demente, delinquente, sostenere che l'arte debba rimanere apolitica, vivacchiare in una sua cornice dorata che le conferisce quell'aura mitica, quel certo non so che, specie dopo di ciò che è successo a Genova. "L'arte è la vita, non può rimanere a guardare tacita ed indifferente quello che Berlusconi chiama un piccolo inconveniente (Carlo Giuliani), senza urlare la propria rabbia, lo sdegno, lo schifo." E' partendo da queste premesse tutt'altro che lesse che Mario Pesce a Fore urla, strepita, scalpita, dipinge, gira video (Do you play with me?), collaggia, oltraggia, vilipende, sorprende, non demorde, si confonde nei cortei, lancia anatemi, apre cantieri. Mario Pesce a Fore è un gioco di parole, potrebbe volere dire: nome Mario, cognome Pesce, residente a Fore, terra di giustizia e libertà artistica. Oppure sta per: Mario Pesce è fuori di testa, ma anche Mario col pesce di fora in perenne stato d'erezione da creazione. Un uccellino mi dice che, in effetti, un Mario Pesce'a fore esiste veramente, si tratta di un tale, più che sessantenne, che ogni giorno, dimesso il camice d'infermiere prima di tornare a casa dalla mogliera, si fa un lungo bagno nudo a Mergellina, quattro chilometri a nuoto. Non facciamogli del male, non neghiamogli l'accesso al mare, non togliamoli l'acqua ai vario Mario Pesce, lasciamoli sguazzare liberamente, inguacchiare, decorare, spalmare il reale con il loro delirare. Delirare, letteralmente, significa: uscire dal solco e noi nel solco, nel talco, nella bambagia barbogia non ci vogliamo stare ad ammuffire.
(Pablo Echaurren, da Carta n.5, 2003).