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magginimalenkov
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Maggini-Malenkov
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7,260
Joined:
Jul 25, 2009
W Assange !
W Bradley Manning !
NO alle guerre d'aggressione !
Trasformiamo le nostre spade in vomeri !

18 giugno 2010 - Il sito WikiLeaks dice di essere entrato in possesso di un video agghiacciante che mostra un cruento attacco americano contro civili afgani, ovvero quello di Gerani, del 2009, quando i bombardamenti Usa causarono 140 morti tra cui 92 bambini. Secondo il quotidiano britannico The Daily Telegraph, a darne la notizia è stato il fondatore di WikiLeaks Julian Assange che alcuni mesi fa ha anche pubblicato un video in cui veniva mostrata un'operazione in Iraq dell'esercito Usa.
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Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene. (P.Borsellino)
Il 35% dell'economia italiana (da Nord a Sud) è gestito dalla criminalità organizzata, che è in collegamento con la grande Finanza, siede nei Consigli d'amministrazione, corrompe i partiti e i proprietari di grandi società. Gode quindi di un notevole consenso sociale, dei "cittadini" (la merdosa 'zona grigia'), con vittorie elettorali totalitarie (61 a 0 in Sicilia - in termini di collegi). Una vera e propria montagna di merda (per dirla con Peppino dei Centopassi). Grazie a questo enorme giro di soldi (di economia) è la stessa mafia (e non lo Stato) a creare e concedere posti di lavoro (ovviamente in nero, sottopagati, senza tutele antinfortunistiche, ecc.). Questo terzo dell'economia controllato dalla mafia (che condiziona inquina infetta rovina l'economia sana legale, che non paga le tasse allo Stato) non consente poi di avere le risorse adeguate per i servizi. Questo dato di "un terzo dell'economia" è un dato dello stesso Governo italiano, del Parlamento italiano, della Commissione antimafia, di tutte le parti; anzi è anche maggiore, ma almeno hanno trovato l'accordo a denunciare che è un terzo. Grazie alle enormi somme accumulate coi grandi traffici di droga la mafia è la prima azienda d'Italia. Inoltre lo Stato ha sempre usato la mafia come braccio armato in funzione anticomunista. In una nazione civile si sarebbe fatta una guerra alle cosche mafiose e sarebbero state sconfitte: in Italia invece vengono volutamente fatte regnare per fornire finanziamenti occulti e controllare voti in cambio di una manciata di assistenzialismo.
Grazie a Spatuzza la Procura di Caltanissetta ha scardinato l'opera di depistaggio di Stato (portata avanti attraverso la finta ricostruzione di Scarantino) sulla strage di via D'Amelio; colossale depistaggio costruito per evitare che le indagini toccassero i livelli politico-istituzionali (con cui interloquivano i capi di Spatuzza, i Graviano). Spatuzza ha fornito alle Procure di Firenze e Milano importanti elementi per colmare i vuoti rimasti sulle stragi del '93 a Firenze, Milano e Roma (vuoti che riguardano i mandanti esterni a Cosa Nostra). Spatuzza ha offerto alla Procura di Palermo le circostanze a sua conoscenza sulla criminosa trattativa Stato-mafia su cui si fondano gli attuali equilibri politici, e, come riconosciuto dal Tribunale di Palermo, anche sul sequestro e sul feroce assassinio del piccolo Di Matteo. Tutto questo Spatuzza ha fatto sotto la supervisione della Procura nazionale antimafia (Grasso); e in ragione di ciò tutti quegli uffici giudiziari han chiesto per lui il programma di protezione speciale, in quanto collaboratore di giustizia attendibile e quindi esposto ad altissimo rischio. Spatuzza ha fatto due nomi dei personaggi finora a volto coperto che avrebbero guidato l'azione stragista dei Graviano: Berlusconi e Dell'Utri: cioè capo del governo e fondatore del principale partito di governo.
About Me:
 
LA CLASSE OPERAIA DEVE DIRIGERE TUTTO (slogan tratto dalla quarta di copertina di 'Viva la Grande Rivolta del Sessantotto' del PMLI)

13 giugno 2010 - Lettera dei lavoratori Fiat dello stabilimento di Tychy (Polonia) ai lavoratori Fiat dello stabilimento di Pomigliano:
«La FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli altri. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d'Europa, e non sono ammesse rimostranze all'amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend). A un certo punto verso la fine dell'anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat-Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L'anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione. Loro pensano che la gente non lotterà, per la paura di perdere il lavoro. Ma noi siamo davvero arrabbiati. Il terzo "Giorno di Protesta" dei lavoratori di Tychy in programma per il 17 giugno non sarà educato come l'anno scorso. Che cosa abbiamo ormai da perdere? Adesso stanno chiedendo ai lavoratori italiani di accettare condizioni peggiori, come fanno ogni volta: a chi lavora per loro fanno capire che se non accettano di lavorare come schiavi, qualcun altro è disposto a farlo al posto loro. Dànno per scontate le schiene spezzate dei nostri colleghi italiani, proprio come facevano con le nostre. In questi giorni noi abbiamo sperato che i sindacati in Italia lottassero. Non per mantenere a noi il nostro lavoro a Tychy, ma per mostrare alla FIAT che ci sono lavoratori disposti a resistere alle loro condizioni. I nostri sindacati, i nostri lavoratori, sono stati deboli. Avevamo la sensazione di non essere in condizione di lottare, di essere troppo poveri. Abbiamo implorato per ogni posto di lavoro. Abbiamo lasciato soli i lavoratori italiani prendendoci i loro posti di lavoro; e adesso ci troviamo nella loro stessa situazione. È chiaro però che tutto questo non può durare a lungo. Non possiamo continuare a contenderci tra di noi i posti di lavoro. Dobbiamo unirci e lottare per i nostri interessi internazionalmente. Per noi non c'è altro da fare a Tychy che smettere di inginocchiarci e iniziare a combattere. Noi chiediamo ai nostri colleghi italiani di resistere e sabotare l'azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso. Lavoratori, è ora di cambiare».
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