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Se si è vinti, non si recupera dignità e benessere ignorando che si è "strutturalmente una colonia". Non basta la sola verità sui fatti avvenuti nel 1861, c'è bisogno di "orgoglio costruttivo". Fare politica propositiva è necessario, da ora, certo, avviando una trattativa con proposte coraggiose, che fondamentalmente mirino al riequilibrio vero delle disparità economiche tra nord e sud. Diversamente, in estremo, molto in estremo, sarebbe meglio tentare un'autentica "indipendenza concordata" e non certo un federalismo in "acqua di colonia padana", come si sta rischiando ora. Per me, l'unico modo chiaro, l'unica soluzione, nel punto in cui siamo, è politicamente dichiararsi separatisti duosiciliani, in tal senso osare al rialzo, volere dieci per ottenere sei, sapendo oltretutto che la coscienza identitaria comune non necessariamente potrebbe presentarsi con una ..."paternità amica". La Lega Nord potrebbe essere l'unica a beneficiarne, apparendo propagandisticamente la sola detentrice di verità sul risorgimento, gestendo la politica nord italiana e nazionale, guardando anche ai voti del sud e al nostro collasso. Ogni loro avvicinamento è da guardare con fortissimo sospetto se è non bilanciato proporzionalmente da un sud combattivo. Per cambiare realmente la nostra condizione, insieme alla vera storia sull'unità d'Italia, sullo stesso tavolo, devono esserci serie richieste di autonomia territoriale, per "tentare" di rompere l'accentramento delle realtà produttive nel solo nord ultra-protetto ed infrastrutturato. Senza le dovute richieste e prospettive di cambiamento, strutturali, economiche, fiscali, realmente pensate ed applicate sul e dal territorio duosiciliano, ogni conquista per la sola verità storica, potrebbe essere sicuramente oggetto di manipolazioni ed appropriazioni da parte di quella stessa classe politica italiana che oggi continua a mortificarci, anche per mano di quei nostri concittadini, scagnozzi, gregari e venduti, pronipoti di quel don Liborio Romano e fin anche Lucky Luciano, sempre attenti a cavalcare le istanze politiche più genuine per l'esclusivo arricchimento proprio e della lobby alla quale fanno parte. Inoltre non dimentichiamo che la criminalità organizzata è il braccio armato della politica unitaria coloniale dal 1861. La nostra terra è colonizzata e impantanata anche grazie all'uso spregiudicato che se ne fa di queste organizzazioni, che infettano la nostra terra, divenendo su preciso disegno, la nostra maggiore vergogna e mortificazione. Prima con la "mala-unità", che ha creato le connivenze camorristiche, sin dai moti carbonari del 1820, per abbattere meglio dall'interno il Regno di Napoli, con il solito don Liborio Romano sempre attivo e con le sue potentissime connessioni piemontesi ed internazionali, poi con le sue prefetture savoiarde a Regno occupato, saldate a doppio filo ai "paglietta" e ai camorristi che passarono da guappi da duello rusticano, tipici di un'epoca in declino, presenti in varie forme autoctone come "bravi" e "passatori" delle più grandi nazioni europee e non solo, a moderni gruppi di influenza politica criminale. E poi ci furono gli americani che "riportarono" Lucky Luciano per un nuovo salto di qualità della mafia, diventata organizzazione internazionale negli USA e come più o meno la conosciamo oggi, da insediare insieme ad altri nel bel paese, per americanizzare meglio e più agevolmente la colonia savoiarda. E' necessario usare adesso i luoghi ed i modi della politica italiana, per ottenere un solo risultato chiaro: l'autonomia Napolitana, federalismo vero, no padano, macroregioni federate d'Italia, ricerca di investimenti esteri creandone le condizioni favorevoli, defiscalizzando e combattendo la mafia che vive perché collusa storicamente, dare nuovo sviluppo, innovazione e rimodellando drasticamente "questo" stato italiano, accentratore e nordista. Riconquistiamo i territori e le risorse duosiciliane, le identità e le competenze, la dignità di un popolo libero. La riconquista della storia patria vera, che ha già scritto e che scriverà, non quella del vincitore. Se solo pensassimo ai corpi armati italiani di tutti i tipi, ordine e grado di cui potremmo disporre per combattere la mafia, se tutti i duosiciliani restassero in patria, sono tutti del sud o quasi ... A casa nostra, da soli in Europa, nel mondo, con le nostre gambe, con le nostre specificità, le nostre risorse umane e naturali, i nostri investimenti e finanziamenti. E' questo l'unico modo efficace per pensare le nuove Due Sicilie e per fare politica, senza paure, efficace anche per svegliare con decisione le coscienze e senza complicare il messaggio finale, quindi: "autonomia vera o indipendenza", perchè è la complessità stessa del sistema, internazionalista, che va solo a favore di quei centri finanziari mondiali che si arricchiscono, neutralizzando politicamente nella complessità globalista il fare dei singoli e quelle reali istanze che dalla gente, produrrebbero il vero cambiamento.