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La tragedia del Kursk
Puntata della trasmissione « La Storia siamo noi » dedicata alla tragedia del sottomarino nucleare russo Kursk.
Il 12 agosto del 2000 il sottomarino nucleare russo Kursk, in seguito ad un'esplosione, si inabissa nel mare di Barents con a bordo 118 membri dell'equipaggio. Alcuni di loro sarebbero ancora vivi e avrebbero qualche riserva di ossigeno che potrebbe garantire loro la sopravvivenza per una decina di giorni. Vladimir Putin, allora al suo primo anno di elezione, si trova confrontato con la sua prima importante crisi politica. In effetti le condizioni dell'affondamento del Kursk appaiono subito misteriose, e il Cremlino farà di tutto per ostacolare i soccorsi, rifiutandoli dapprima e dando poi false informazioni ai soccorritori in un secondo tempo.
Nelle prime informazioni date il 14 agosto, si parla di una collisione avvenuta durante una manovra nel corso di un'esercitazione militare. Dall'interno del sottomarino, che giace a 107 metri di profondità, vengono percepiti i colpi che i marinai sopravvissuti danno contro le pareti per chiedere aiuto. Vari paesi, tra cui gli USA, si offrono per organizzare i soccorsi, ma Mosca rifiuta categoricamente. Le condizioni meteorologiche proibitive, secondo quanto afferma il portavoce della Flotta del Nord, fanno fallire due tentativi russi di calare una capsula dove giace il sottomarino nucleare.
Il 16 agosto, le autorità russe affermano di non percepire più alcun suono proveniente dal sottomarino, e solo a questo punto accettano l'aiuto di Norvegia e Gran Bretagna (che però inviano una squadra specializzata solo il 19). Intanto i media diffondono le prime immagini del sottomarino, dalle quali si può vedere la prua completamente sventrata e in Russia cominciano le polemiche, nei confronti di Vladimir Putin (che si trovava in vacanza sul Mar Nero), sulle modalità con cui viene gestita la crisi.
Intanto nei giorni successivi falliscono tutti i tentativi di salvataggio, e la squadra britannica denuncia la poca cooperazione ricevuta dai russi, affermando pure che le operazioni sono ostacolate dal comando russo. Solo dieci giorni dopo l'incidente, i soccorritori riescono infine a penetrare nel sottomarino, ma è solo per constatare che non rimane più nessun soppravvissuto fra i 118 membri dell'equipaggio. Le operazioni di recupero vengono rimandate al mese di ottobre.
Viene trovato un messaggio scritto da un marinaio che prova che i membri dell'equipaggio non morirono tutti assieme.
Sulle cause dell'affondamento rimane un fitto mistero, ma dai retroscena di questa tragedia sono affiorati particolari agghiaccianti..
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