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II Festa della Legalità - 23 ottobre 2009 Sala Consiliare del Comune di Nettuno
Parlare di infiltrazioni mafiose oggi, non è più sufficiente. E ora ch...
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II Festa della Legalità - 23 ottobre 2009 Sala Consiliare del Comune di Nettuno
Parlare di infiltrazioni mafiose oggi, non è più sufficiente. E ora che si parli di radicamento delle mafie nel litorale romano la cui forza politico-imprenditoriale va ormai oltre i territori di Anzio e Nettuno, eleggendo Fondi una delle attuali roccaforti. La reale presa di coscienza di tali realtà parte dallinformazione e dalleducazione al senso civico della comunità solidale. Negare il fenomeno o tacerlo vuol dire garantire allo stesso un humus di indifferenza che ne favorisce lo sviluppo e la collusione con gli strati degli organi di governo. Soltanto con la solidarietà di tutte le forze sociali e soprattutto con la presa di coscienza dei cittadini si può sconfiggere il malaffare. La cattiva informazione e linformazione negata hanno garantito fino ad oggi che i cittadini rimanessero alloscuro del fenomeno collusivo, quando non hanno addirittura distorto la percezione della verità e il senso comune della giustizia. Le nostre associazioni continuano lattività intrapresa nella passata edizione della Festa della Legalità, che intendono fissare come appuntamento annuale con laiuto e il supporto di autorevoli interventi. Invitano quindi tutti i cittadini a partecipare attivamente alla Festa della Legalità, unoccasione per ribadire il nostro no alle mafie ed alla logica dello scambio interessato e del favore politico-economico che sono il terreno fertile per il loro radicamento.
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Palermo, 19 luglio 2009 - Intervento di Pino Masciari...
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Palermo, 19 luglio 2009 - Intervento di Pino Masciari, imprenditore calabrese a Via D'Amelio, dove nel 1992 fu ucciso Paolo Borsellino.
Sono ormai passati diciassette anni dalla strage di via D'Amelio a Palermo in cui furono uccisi Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina e Walter Eddie Cosina, vale a dire il giudice e gli uomini della scorta.
Nonostante la magistratura e le forze dell'ordine abbiano individuato e perseguito numerosi mandanti ed esecutori della strage, rimangono pesanti zone d'ombra sulle entità esterne all'organizzazione criminale Cosa Nostra che con questa hanno deliberato e realizzato la strage stessa.
Per il 19 luglio di quest'anno, una domenica come 17 anni fa, tanti cittadini della società civile insieme alle redazioni di www.19luglio1992.com e di www.ANTIMAFIADuemila.com hanno dato vita, al posto delle solite commemorazioni, ad una manifestazione popolare articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che fosse fatta giustizia e di sostenere tutti i Servitori dello Stato che nel corso di questi anni hanno sempre dato il meglio di sé affinché questo diritto di tutti fosse tradotto in fatti.
La società civile ha voluto così evitare che quest'anno, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivassero in via D'Amelio, come più volte è successo nel passato, a fingere cordoglio ed assicurarsi così che Paolo fosse veramente morto; ha voluto impedire la celebrazione di riti di morte per chi, come Paolo Borsellino e i suoi ragazzi, sono oggi più vivi che mai.
Da tutta Italia sono giunti in tanti, e tutti con una agenda rossa in mano per ricordare i misteri che ancora pesano su Via D'Amelio, i processi che vengono bloccati appena arrivano a toccare gli "intoccabili", i mandanti di quella strage.
Da Via D'Amelio, con quell'agenda in mano, la marcia delle agende rosse si è snodata fino al Castello Utveggio, il posto dal quale una mano, che non era la mano di un mafioso ma di chi con la mafia ha stretto un patto scellerato, ha inviato il comando che ha fatto a pezzi Paolo e la sua scorta.
Palermo, Italy - July 19, 2009 - At the place where judge Paolo Borsellino was killed in 1992. Pino Masciari, Calabrian entrepreneur.
Seventeen years have already gone by since the massacre of D'Amelio Street in Palermo, Italy that killed Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina and Walter Eddie Cosina, i.e. the Judge and his five bodyguards.
Many instigators and perpetrators of the massacre have been identified and prosecuted by Judges and Police. However, a heavy shadow is still cast over the entities outside the Criminal Organization Cosa Nostra that cooperated with it in deciding and carrying out the assassination.
This year, July 19 fell on a Sunday just like 17 years ago, and many citizens of the Italian civil society together with the editorial staff of www.19luglio1992.com and www.Antimafiaduemila.com gave life to a unique popular demonstration not just the usual commemoration. Such demonstration included a series of initiatives aimed at seeking justice and supporting all those Civil Servants who throughout these years have always done their best to turn the universal right to justice into facts.
In this way, our civil society wanted to prevent people who often undeservedly occupy seats in our institutions from coming to D'Amelio Street to pretend sorrow and to make sure that Paolo is really dead as it happened many times in the past. It also wanted to prevent death rituals from being celebrated for those who, like Paolo Borsellino and his young bodyguards, are today more alive than ever.
Many people arrived from all over Italy, holding a red diary in their hands to remember the mysteries that still today hang upon D'Amelio Street, the trials that get stopped as soon as they touch the untouchable instigators of this assassination.
From D'Amelio Street holding up red diaries, the Red Diary March snaked all the way up to Utveggio Castle, the place from where a hand which wasn't that of a mafia member but that of someone who made a wicked deal with the mafia operated the remote control that tore Paolo and his bodyguards into pieces.
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La dichiarazione di Giorgio Napolitano. La risposta di Antonio Di Pietro. Il commento di Gioacchino Genchi.
Costituzione della Repubblica Italiana
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La dichiarazione di Giorgio Napolitano. La risposta di Antonio Di Pietro. Il commento di Gioacchino Genchi.
Costituzione della Repubblica Italiana
Art. 74. Il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione. Se le Camere approvano nuovamente la legge, questa deve essere promulgata.
"Presidente non firmi, lo faccia per le persone oneste", ha chiesto un cittadino nella piazza di Rionero in Vulture. Il Capo dello Stato, in Basilicata per un convegno sulla questione meridionale, ha risposto: "Non firmare non significa niente". "Nella Costituzione - ha continuato Giorgio Napolitano - c'è scritto che il presidente promulga le leggi. Se io non firmo oggi, il Parlamento vota un'altra volta quella legge ed è scritto che a quel punto io sono obbligato a firmare. Questo voi non lo sapete? Se mi dite non firmare, non significa niente".
Qui la seconda parte dell'intervento di Gioacchino Genchi: http://www.youtube.com/watch?v=onQwMG...
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