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Il titolo della commedia è diventato, dall'epoca della rappresentazione, un modo di dire diffuso e popolare. Già questo fa riflettere come tutti si siano riconosciuti in quella amara verità che Eduardo ha voluto rappresentare tramite il racconto della vita di Guglielmo Speranza. Si chiama proprio così il protagonista e non a caso: egli attraverso le varie tappe fondamentali, gli esami, della sua vita ha sempre ingenuamente sperato di realizzare i suoi sogni.
Anche gli altri personaggi più importanti hanno nomi o cognomi significativi: La Spina, il falso amico, una vera spina velenosa nella vita di Speranza; Bonaria, l'amante che farà entrare un soffio d'aria buona nella vita del protagonista; Felice e Fortunato, i due figli, che vivono sereni e indifferenti nel benessere che Guglielmo ha procurato loro, e che danno più peso alle malignità della gente piuttosto che dare fiducia alle iniziative economiche del padre, tanto da essere pronti all'occorrenza a interdirlo. Persino i dottori chiamati a consulto per visitarlo, un altro dei numerosi esami della sua esistenza, hanno cognomi, Rosso, Bianco, Nero, che indicano chiaramente la scarsa fiducia che ha Eduardo in una medicina che esprime giudizi netti e contrastanti.
Fin dall'inizio della rappresentazione questo dramma vuole mostrare la sua originalità uscendo dagli schemi secondo i quali finora l'autore aveva strutturato le sue opere. Per la prima e ultima volta il racconto è accompagnato dal commento del protagonista che sul palcoscenico si rivolge direttamente al pubblico commentando, spiegando e talora anticipando quanto avverrà sulla scena. Sembra di poter dire che Eduardo riprenda la concezione del teatro pirandelliano dove i protagonisti interagivano con gli spettatori.
Speranza nel prologo si presenta abbigliato con un vestito che non cambierà mai nel corso della commedia, salvo alla fine nella scena del funerale, dove però saranno gli altri a vestirlo in un modo ridicolo. Questo vuole forse significare che il protagonista nel corso della sua vita si mantiene sempre fedele a se stesso, non cambia abito, non muta; solo dopo la sua morte gli altri lo trasformeranno in una caricatura di quello che era veramente. Non c'è più dignità, sembra dire il protagonista, neppure nella morte e nelle esequie trasformate dai vivi in una specie di spettacolo finale.[2]
Eduardo in quest'opera realizza quello che già s'intravedeva in alcune scene mute nelle commedie precedenti come in "Mia famiglia", la sua convinzione cioè che un bravo attore potesse recitare senza parlare e in effetti così accade per l'ultimo atto di questa commedia dove il protagonista ha deciso di non parlare più poiché ormai si vive in un mondo dove nessuno ascolta più l'altro, dove più nessuno rispetta l'altro. In questa ultima occasione Eduardo - che si ritirerà quasi del tutto dalle scene - dà una grande prova della sua arte del recitare rappresentando con la mimica più e meglio di quello che avrebbero detto le parole.
Come è stato notato dalla critica (cfr. Donatella Fischer, Il teatro di Eduardo ed. Legenda) in quest'ultima opera Eduardo segna il punto d'arrivo della disgregazione della famiglia patriarcale. In Natale in casa Cupiello sono i vecchi genitori colpevoli del matrimonio fallito della figlia, in Napoli milionaria! una famiglia in crisi per la guerra che ha sovvertito ogni valore morale e che, "se passerà la nottata", si ricostruirà, una famiglia per costrizione e rassegnazione in Filumena Marturano, una famiglia che non resiste alla morale dei tempi in Mia famiglia ed infine la disgregazione finale in Gli esami non finiscono mai. C'è un'enorme differenza con la famiglia di Gennareniello dove gli affetti riescono ancora a tenere insieme le povere speranze deluse dei protagonisti. Ma quella era "la cantata dei giorni pari", delle speranze di gioventù.
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Questi fantasmi! è una commedia scritta nel 1945, ed interpretata da Edu...
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Questi fantasmi! è una commedia scritta nel 1945, ed interpretata da Eduardo De Filippo il 7 gennaio 1946, al Teatro Eliseo di Roma, con la Compagnia «Il Teatro di Eduardo con Titina De Filippo». "Questi fantasmi!" fu la prima commedia di Eduardo rappresentata all'estero: il 7 giugno 1955 a Parigi, al Teatro Sarah Bernhardt, in occasione del Festival internazionale d'arte drammatica. Dall'opera di Eduardo nel 1967, con la regia di Renato Castellani e con interpreti Vittorio Gassman e Sofia Loren, fu tratto un film, che stravolge la commedia di Eduardo riducendola ad una sorta di farsa alla napoletana.
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