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Il gioco è un'attività che può possedere una funzione ricreativa, una educativa, una biologica e sociale; coinvolge una o più persone (i giocatori), ed è basata su: * un obiettivo che i/il giocatore/i devono cercare di raggiungere (che può anche essere diverso per ciascun giocatore) nell'ambito dell'attività del giuoco. * un insieme di regole, che determinano ciò che i giocatori possono e non possono fare durante l'attività ludica; intraprendere un'azione al di fuori delle stesse costituisce generalmente un errore o fallo (e se quest'ultimo è intenzionale significa barare). Nel corso dell'intera storia umana l'attività ludica ha sempre rivestito un enorme importanza. Esiste una grande varietà di giochi ed i ludologi (coloro che studiano i giochi) ne riconoscono a grandi linee diverse tipologie base. I giochi, derivanti dalla cultura popolare o da inventori (non sempre identificabili), benché il loro scopo sia di fornire intrattenimento e divertimento, spesso riescono a raggiungere anche notevoli risultati educativi. Nella prima età con i giochi basati su forme, lettere e colori, nei periodi successivi con l'esercizio della memoria (es. giochi con le carte e di quiz), con l'invito al ragionamento (es. scacchi, giochi di strategia) e l'apprendimento di alcune realtà (es. programmi di simulazione). Come elemento base del gioco va menzionata la fortuna, il caso, l'alea, che diventa determinante in molti giochi d'azzardo o di percorso. Alcuni giochi possono coinvolgere un solo giocatore, che gioca in "solitario", ma, nella maggior parte dei casi, essi prevedono una competizione tra due o più. Giocare è una delle attività che accomuna tutto il genere umano: pur con forme e modalità diversissime la componente ludica è presente in tutte le culture. Il gioco è studiato da tantissime discipline (filosofia, scienze etnoantropologiche, psicologia, sociologia, etc...) che spesso arrivano a conclusioni anche molto distanti, probabilmente a causa della sua intrinseca polisemicità, ma tutte riconoscono al gioco la "gratuità", il fatto cioè di non essere strettamente necessario, di esulare da necessità puramente pratiche, senza per questo voler sminuire la funzione dell'atteggiamento ludico nel processo di formazione. La Ludologia o studio dei giochi può coinvolgere spesso molti campi tecnici, inclusi psicologia, sociologia, semiotica, calcolo delle probabilità, statistica, economia, etnomatematica e teoria dei giochi, branca specialistica della Matematica. Nell'antichità, Aristotele accostò il gioco alla gioia e alla virtù, distinguendolo dalle attività praticate per necessità. Immanuel Kant definì il gioco un'attività che produce piacere, classificabile in gioco di fortuna, gioco di arte e musicale, gioco di pensieri. Nemmeno la natura è priva di manifestazioni di giochi, quali le sovrabbondanze, le superfluità; Friedrich Schiller riconobbe in questo fenomeno la manifestazione del gioco estetico. Inoltre affidò al gioco la funzione di tramite per raggiungere la libertà e l'espressione della fantasia.Nell'opera Homo ludens (1938) il filosofo olandese Johan Huizinga concentra la sua attenzione sul gioco come complesso sistema culturale: «(...) ciò non significa che il gioco muta o si converte in cultura, ma piuttosto che la cultura, nelle sue fasi originarie, porta il carattere di un gioco; viene rappresentata in forme e stati d'animo ludici: in tale "dualità-unità" di cultura e gioco, gioco è il fatto primario, oggettivo, percepibile, determinabile concretamente; mentre la cultura non è che la qualifica applicata dal nostro giudizio storico dato al caso.» Gregory Bateson, invece, individua l'essenza del gioco nel suo essere metalinguaggio: dato che i giochi sono qualcosa che "non è quello che sembra", perché un'attività ludica sia veramente tale ogni giocatore deve poter affermare: "Questo è un gioco", cioè ci deve essere la consapevolezza che l'azione è fittizia e che "meta-comunica" questa sua finzione. La metacomunicazione, quindi, per Bateson serve per rivelare la natura del "come se" del gioco, e la sua creazione di un mondo irreale in cui azioni fittizie simulano azioni reali.
WWW.GOODNEWS.WS Che Cos'è Il Gioco? http://goodnews.ws/
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IO TI AMO! Vieni il 16 Ottobre a Firenze al Good News Day. Ufficialmente è una conferenza, ma ufficiosamente è un luogo di INC...
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IO TI AMO! Vieni il 16 Ottobre a Firenze al Good News Day. Ufficialmente è una conferenza, ma ufficiosamente è un luogo di INCONTRI dove ci diremo, IO TI AMO e lo diremo anche alla nostra bella Terra e a tutti i suoi abitanti. L'ingresso è gratuito, ma ci sono delle regole da osservare per potere partecipare. 1)Abbracciare il conduttore, 2) Baciare il conduttore, 3)Dire TI AMO al conduttore, 4) Sorridere ed essere positivi con tutti i convenuti, 5) Intervenire con delle risposte!(le domande le fanno tutti la ma le risposte le danno in pochi), 6)Venire almeno in due(se vieni da solo/a devi venire 2 volte), 7)Evitare di prendere appunti, 8)Portare buone notizie, 9)Indossare colori sgargianti, 10)Contagiare i propi parenti, amici e conoscenti con il motto di www.goodnews.ws SORRIDI E LA VITA TI SORRIDERA'. Tutto quà! Segue il programma ufficiale della conferenza(ufficiosamente c'è anche un altro programma...ma devi partecipare per scoprirlo!) P.S. Perche tutte queste attenzioni al conduttore? Chicchirichi è uno pieno d'amore :)
"Good News Day" Evento del 16 Ott dalle 10:00 alle 19:00 Conferenza Teatrino Lorenese Festival della Creatività 2009 Firenze Fortezza da Basso a cura di Associazione Creativity Network in collaborazione con l'Associazione Arkitris e l'e-magazine Good News. Festival della Creatività 2009: 'Le città del futuro, il futuro della città' Il Festival della Creatività torna alla Fortezza da Basso di Firenze dal 15 al 18 ottobre 2009 e dedica la sua quarta edizione alla città, luogo in cui la creatività diventa innovazione, produzione e sviluppo. Dopo il successo crescente delle prime tre edizioni (400.000 visitatori nel 2008), il Festival, con la personale adesione del Presidente della Repubblica, assume un rilievo internazionale come evento di punta dell'Anno Europeo dedicato dalla Commissione Europea alla creatività e all'innovazione. Il programma 2009 offre quattro giorni ricchi di incontri, talkshow, workshop e performance live con artisti, studiosi, scienziati provenienti da tutto il mondo, un palinsesto che consente ad ogni visitatore di crearsi il suo percorso ideale, qualsiasi sia la sua età o attitudine. Read the full story » http://goodnews.ws/2009/10/06/goodnew...
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Pino (Pinus) è il nome comune di un genere di alberi e arbusti sempreverdi della famiglia delle Pinaceae. Al genere appartengono...
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Pino (Pinus) è il nome comune di un genere di alberi e arbusti sempreverdi della famiglia delle Pinaceae. Al genere appartengono 120 specie circa. Gli aghi (ovvero le foglie del pino) sono riuniti in gruppi di 2, 3 o 5 (raramente 1, 4 o più aghi, a seconda della specie) che nelle piante adulte non sono inserite direttamente nel ramo (contrariamente agli abeti) ma su corti rametti detti brachiblasti. Sono delle specie sempreverdi. Durante lo sviluppo di una pianta di Pino si possono osservare 3 tipi di foglie: - Giovanili: compaiono al primo anno, sono appiattite e disposte singolarmente a spirale sul ramo e hanno una vita di 2-3 anni - Eufille: sono foglie squamiformi portate in modo spiralato lungo i macroblasti - Microfilli: sono le foglie aghiformi definitive portate a fascetti su brachiblasti. Le specie del genere Pinus sono monoiche: i microsporofilli sono riuniti in coni maschili che portano da 2 a 20 sacche polliniche, i coni femminili portano macrosporofilli con squame copritrici sterili e squame ovulifere (fertili) ognuna con 2 ovuli. Dopo la fecondazione i coni femminili lignificano trasformandosi in pigne, portanti i semi. I pini sono eliofili, solo alcuni (es: Pinus cembra, Pinus strobus) possono sopportare un minimo di ombreggiamento. Fiori del pino domestico. In Italia sono presenti il pino silvestre, il cirmolo e il pino mugo nelle zone alpine; il pino domestico, pino d'Aleppo, pino marittimo nella zona mediterranea. Raro, ma presente, anche il pino di Lammari nella periferia lucchese. Assieme agli abeti caratterizzano i boschi di alta montagna italiani. Si possono identificare i diversi pini in base ad alcune caratteristiche facilmente individuabili: * mazzette di 2 aghi o pigne rotondeggianti, 10-15cm, con semi non alati (pinoli), aghi di 10-15 cm: Pino domestico (in Italia specie spontanea in zone marittime) o pigne coniche, 5-10 cm, aghi di 6-10 cm: Pino d'Aleppo e aghi di 10-20 cm: Pino calabro (in Italia sono entrambe specie spontane in zone marittime e di bassa quota) o pigne allungate, 12-20 cm, con semi alati, aghi 14-18 cm: Pino marittimo (in Italia specie spontanea in zone marittime) o pigne ovali di 4-6 cm, aghi 3-7 cm: Pino silvestre (in Italia specie spontanea in zone alpine) o pigne coniche 5-8 cm, aghi 12-15 cm: Pino nero e Pino nero calabro o pigne 5 cm con semi alati, aghi 4-6 cm: Pino uncinato o pino dalle dimensioni di un cespuglio, che cresce nelle alte quote: Pino mugo * mazzette di 3 aghi o aghi lunghi 10-14 cm: Pino di Monterey o aghi lunghi 20-30 cm: Pino delle Canarie * mazzette di 5 aghi o pigna di ca. 5-7 cm, con pinoli duri e commestibili: Pino cembro, presente come pianta spontanea nelle Alpi, in alta montagna o pigna di ca. 10-15 cm, aghi lunghi fino 8-10 cm: Pino strobo, in Italia presente come pianta ornamentale o pigna di ca. 20-30 cm, aghi lunghi fino 12-20 cm: Pino dell'Himalaya, in Italia presente come pianta ornamentale Inoltre, gli unici pini dalle dimensioni di un cespuglio, che cresce nelle alte quote: Pino mugo e Pinus pumilio. Il genere Pinus comprende circa 120 specie, suddivise in 3 sottogeneri: * sottogenere Pinus L. (73 specie) * sottogenere Ducampopinus (A. Cheval.) de Ferré ex Critchf. & Little (20 specie) * sottogenere Strobus Lemmon (23 specie) Ogni sottogenere viene ulteriormente suddiviso in varie sezioni e sottosezioni.
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Un tempio ma anche un centro culturale e sopratutto un luogo aperto alla città. E il primo del genere in Toscana, il tempio budd...
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Un tempio ma anche un centro culturale e sopratutto un luogo aperto alla città. E il primo del genere in Toscana, il tempio buddista cinese aperto non a caso a Prato, la città che ospita la più numerosa comunità cinese dItalia. Alla cerimonia hanno partecipato anche venti monaci buddisti arrivati per loccasione proprio dalla Cina, dove pur tra enormi difficoltà quella buddista è la religione più diffusa tra la popolazione. Il capannone dismesso di una vecchia azienda artigianale è diventato un coloratissimo tempio buddista. La struttura che potrà ospitare oltre 300 fedeli, è stata inaugurata alla presenza di 600 persone, tra le quali alcuni incuriositi studenti delle elementari. Il 70% degli esponenti della numerosa comunità cinese sono circa 30mila le persone di origine cinesi che vivono a Prato dice di professare la fede buddista. Il tempio di Prato è il primo in toscana, il secondo in Italia dopo Roma. Il buddhismo fu la prima grande religione importata in Cina dallestero. Originato in India nel VI sec. a.C., si crede che fosse conosciuto nelle regioni occidentali della Cina già nel I sec. a.C., grazie ai nutriti rapporti commerciali che attraverso lo Xinjiang si sviluppavano con i paesi dellAsia centrale. Ma il suo ingresso ufficiale si pone tradizionalmente intorno agli anni 65-68 d.C., quando limperatore Mingdi della dinastia Han orientale avrebbe inviato verso i regni dellovest una delegazione che condusse in Cina alcuni monaci buddhisti indiani, con dei loro libri sacri; il monastero del Cavallo bianco (Baimasi) a Luoyang nello Henan ne conserva la memoria. Il primo saggio in lingua cinese, Sutra in quarantadue articoli, è attribuito a questi primi monaci, ma probabilmente risale alla fine del I sec.; si tratta di un piccolo manuale introduttivo alla dottrina del Piccolo Veicolo. Anche i monaci che seguirono, per la maggior parte Serindi, Parti o Indo-Sciti, fecero traduzioni o adattamenti assai approssimativi dal Piccolo Veicolo. Ma dal sec. III è la corrente del Grande Veicolo che si sviluppa in Cina. Da allora, mentre il buddhismo cominciò a far breccia nellaristocrazia dellimpero, specialmente nel nord della Cina dove la dinastia Han aveva la capitale, si sviluppò un nutrito scambio culturale e religioso attraverso le piste carovaniere della seta dellAsia centrale, e più tardi anche dal sud, per via mare. Molti missionari buddhisti giunsero così in Cina, dedicandosi principalmente alla traduzione di opere religiose, mentre non pochi cinesi si recavano in pellegrinaggio verso lIndia per approfondirvi la conoscenza della nuova religione, riportandone in patria molti testi sacri nelle lingue originali. Fu una lunga fase preparatoria, dedicata principalmente al lavoro di volgarizzazione, commento e adattamento delle opere classiche buddhiste al contesto cinese. Read the full story » http://goodnews.ws/2009/09/28/pu-hua-...
WWW.GOODNEWS.WS ^PU HUA SI^ a Prato il primo tempio buddista cinese
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