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Il Quinto Elemento [Fantascienza]
Il quinto elemento è un film di fantascienza del 1997 diretto da Luc Besson basato sulle avventure di un terrestre, Korben Dallas, che da tassista si ritrova a dover salvare il mondo dalla distruzione certa.
1914: alla vigilia della prima guerra mondiale un archeologo e il suo assistente scoprono in uno scavo in Egitto testimonianza della visita di extraterrestri nel lontano passato della Terra. Mentre stanno decifrando i geroglifici che parlando di un "Grande Male" destinato a risvegliarsi ogni 5000 anni e di un "Essere Perfetto" designato a contrastarlo con il potere dei quattro elementi gli extraterrestri "Mondoshawan" ritornano sulla Terra per prelevare le quattro pietre che controllano gli elementi della profezia. Prima di ripartire essi assicurano al capo dell'ordine monastico che ha protetto fin dal remoto passato il loro segreto che gli artefatti verranno riportati sulla Terra in tempo per affrontare il Male, fra trecento anni.
2263. L'astronave in rotta verso la Terra destinata al mantenimento della promessa viene distrutta da alcuni terroristi Mangalores, appartenenti a una razza guerriera recentemente sconfitta dalla Federazione terrestre. Solo un brandello di tessuto organico di un essere indefinito viene recuperato. Portato d'urgenza in un laboratorio sulla Terra, l'extraterrestre viene ricostruito attraverso una sorta di clonazione dei tessuti ma, appena sveglio, sembra confuso e grazie alla sua incredibile forza riesce a scappare.
Nello stesso tempo, a New York troviamo Korben Dallas, un tassista, ex soldato e divorziato, con una vita piuttosto grigia che si ritrova incastrato in una situazione al limite del surreale quando una donna cade letteralmente dentro il suo taxi volante. La donna, che non capisce una sola parola, è inseguita dalla polizia e chiede aiuto a Korben per fuggire. In realtà, Leeloo, altro non è che il Quinto Elemento, l'essere supremo in grado di fermare, secondo le antiche profezie, la distruzione della Terra da parte dell'oscurità. Korben dovrà quindi ricongiungersi con Leeloo, recuperare le quattro pietre e trovare il modo per attivare l'arma risolutiva. Nel suo compito sarà aiutato da Padre Vito Cornelius e da Ruby Rhod, isterico deejay televisivo, e contrastato dal potente Zorg, crudele industriale votato al Caos e in lega con i Mangalores.
Guida Galattica Per Autostoppisti [Fantascienza]
Guida galattica per autostoppisti (The Hitchhiker's Guide to the Galaxy) è un film del 2005 diretto da Garth Jennings, ispirato alla celebre serie Guida galattica per gli autostoppisti, ideata per la radio della BBC dallo scrittore britannico Douglas Adams (nell'originale The Hitchhiker's Guide to the Galaxy) e poi trasposta dallo scrittore stesso in una serie di romanzi che egli stesso definì "una trilogia in cinque parti".
Il titolo deriva da una guida turistica galattica scritta in forma di enciclopedia, che gioca un ruolo fondamentale nella trama dei romanzi.
La storia inizia quando il protagonista, Arthur Dent (Martin Freeman), scopre che alcune ruspe stanno per demolirgli la casa per fare spazio a una nuova superstrada. Arriva dunque il suo vecchio amico Ford Prefect (Mos Def), che aveva conosciuto salvandolo da un investimento per strada. Ford gli rivela di essere un alieno proveniente da un pianeta nei pressi di Betelgeuse, e lo avverte che entro dodici minuti la Terra verrà distrutta. Entrano dunque in un pub per parlare; una volta usciti, scoprono che alcune astronavi si sono posizionate nel cielo. Infatti, poco dopo, il prostetnico Vogon Jeltz, a capo della Flotta Costruzioni Vogon incaricata delle demolizioni, avverte i terrestri che - a causa della costruzione di una superstrada galattica che passerà per il Sistema Solare - il pianeta verrà distrutto. Mentre i due protagonisti si mettono in salvo facendosi dare clandestinamente un passaggio da una di queste astronavi, la Terra viene distrutta.
Saliti sull'astronave, vengono individuati e torturati attraverso la lettura di alcune poesie tipiche dei Vogon, ritenute al terzo posto fra le peggiori dell'Universo. Una volta terminata la tortura, vengono liberati nello spazio e con molta fortuna vengono fatti salire a bordo del Cuore d'Oro, la prima astronave funzionante a improbabilità infinita. Qui incontrano Zaphod Beeblebrox (Sam Rockwell), l'attuale Presidente della Galassia nonché ladro dell'astronave; inoltre qui trovano anche Tricia McMillan (Zooey Deschanel), una ragazza terrestre che Arthur aveva già conosciuto ad una festa in maschera ma da cui era stato lasciato, proprio per inseguire un misterioso straniero, trattandosi in realtà di Zaphod. Sull'astronave vive anche Marvin (Alan Rickman), primo robot con personalità ma costantemente depresso, e Eddie, l'immateriale computer di bordo (costantemente allegro).
Ancora una volta, premendo il pulsante ad improbabilità infinita, si ritrovano sul pianeta Viltvodle VI, dove vivono gli Jartravartid, una popolazione aliena che adora il Grande Ciaparche Verde, una divinità che avrebbe creato l'universo da un suo starnuto. Qui abita anche Humma Kavula (John Malkovich), un sacerdote locale, nonché sfidante di Zaphod alle elezioni presidenziali galattiche.
Con l'aiuto del pulsante ad improbabilità infinita ed il suggerimento del più grande computer mai costruito dall'uomo, Pensiero Profondo (Helen Mirren), si ritrovano sul pianeta Magrathea, sede della più grande fabbrica di pianeti. Tra i suoi dipendenti vi è Slartibartfast (Bill Nighy), colui che guiderà Arthur Dent alla scoperta di Terra Bis, una seconda versione del pianeta Terra commissionata da esseri pandimensionali già presenti sulla prima versione del pianeta sotto forma di topi.
Ultimatum Alla Terra [Fantascienza]
« Klaatu, Barada, Nikto! »
(Helen Benson)
Ultimatum alla Terra è un film di fantascienza del 1951 diretto da Robert Wise, tratto dal racconto Addio al padrone (Farewell to the Master, 1940) di Harry Bates.
Nel 1995 è stato scelto per essere conservato nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Ne è stato tratto un remake nel 2008.
Washington. Un disco volante atterra in un parco di Washington e la popolazione, anche se spaventata, si accalca intorno ai militari per vedere l'avvenimento. Dal disco volante esce Klaatu, un extraterrestre, che si avvicina ai militari portando un piccolo dono; un soldato, tratto in inganno dal panico, spara senza pensarci. Subito dal disco volante esce un gigantesco robot, Gort, in soccorso del compagno ferito, facendo sparire con il suo raggio laser tutte le armi nelle vicinanze. Klaatu, dopo essere stato portato in un ospedale, elude la sorveglianza e, fingendosi un comune cittadino di nome Carpenter, si rifugia in una casa dove una signora di mezza età affitta camere; lì fa la conoscenza di Helen e di suo figlio Bobby. Helen è una giovane vedova il cui marito è caduto durante la Seconda guerra mondiale.
Il giorno dopo, Klaatu si offre di fare da baby sitter per Bobby e quest'ultimo lo conduce a casa dell'anziano professor Barnhardt; l'extraterrestre riesce a confidare al luminare che la Terra verrà distrutta dalla Confederazione Galattica (un ente che mantiene la pace grazie ad un esercito di automi che pattugliano i pianeti) se le potenze del mondo tentassero di estendere la "guerra" (ancora frequente sulla Terra) agli altri pianeti. Barnhardt, grazie alle sue conoscenze, fa in modo che Klaatu venga ascoltato da una rappresentanza delle persone più importanti del pianeta: per riuscire a convincerli della gravità della situazione e quindi essere finalmente ascoltato, l'extraterrestre dà una dimostrazione preventiva dei suoi poteri interrompendo, per un breve periodo, l'energia elettrica in tutto il mondo.
Il fidanzato di Helen, insospettito dallo strano inquilino e da un diamante di provenienza sconosciuta trovato nella sua camera, lo denuncia alla polizia: segue una fuga, al termine della quale Klaatu viene ucciso. Gort, il robot, percepita la morte del compagno, entra in modalità "distruzione" ma Helen, avvisata da Klaatu, riesce appena in tempo a pronunciare la storica frase «Klaatu, Barada, Nikto!» per bloccare l'ira del robot.
Dopo aver recuperato il corpo del padrone, Gort riesce a ridargli la vita grazie ad alcuni meccanismi presenti sul disco volante. Dopo essersi ripreso, Klaatu congeda Helen e rivolge il suo ultimatum alla Terra alle autorità prima di salire sul suo disco volante e sparire per sempre nello spazio infinito.
La famosa frase di una ipotetica lingua aliena è entrata nell'immaginario collettivo, tant'è che molti altri artisti l'hanno citata in svariate opere. Ne L'armata delle tenebre viene usata dal protagonista come formula magica. George Lucas padre di Guerre Stellari, ne Il ritorno dello Jedi del 1983, utilizza le singole parole per dare il nome a tre alieni della corte del signore del crimine Jabba the Hutt. La frase è anche pronunciata dal generale cattivo di Toys - Giocattoli per bloccare i giocattoli.
Ma vi sono anche citazioni in svariati film (Tron), telefilm (X-Files, Genitori in blue jeans, I Simpson, Farscape, Johnny Bravo), in alcuni romanzi (The Armageddon Rag di George R. R. Martin e Mucho Mojo di Joe R. Lansdale) e anche nel mondo dei videogiochi (SimCity 2000, Grand Prix 2, Sam & Max Hit the Road, Sacrifice, World of Warcraft) nonché del software: digitando "about:robots" nella barra degli indirizzi di Mozilla Firefox 3 la linguetta della "pagina nascosta" risultante ha come titolo questa citazione.
Dark Star [Fantascienza]
Dark Star è un film del 1974 diretto da John Carpenter. Esso rappresenta il suo esordio alla regia in un lungometraggio. Il film riprende molti elementi del celebre 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, in senso surreale e parodistico.
La Dark Star - nave spaziale con il compito di distruggere le stelle e i pianeti instabili, evidentemente astri di un altro sistema solare - annovera un equipaggio piuttosto particolare: i membri infatti sembrano degli schizofrenici che si prendono cura di una creatura aliena in maniera quasi morbosa, discorrono su temi che passano dalla morte al campionato di baseball con il loro capitano ormai morto e si divertono a praticare surf a gravità minima.
Nel film ci sono senza dubbio riferimenti e influenze di Kubrick, sia a Il dottor Stranamore che a 2001: Odissea nello spazio. Carpenter ironizza sulla missione spaziale, sulla volontà di conquistare che caratterizza l'uomo, ma soprattutto sulla distruzione. Il film affronta anche il tema dell'intelligenza artificiale, ma in modo decisamente più sdrammatizzante rispetto a Kubrick.
Tra l'equipaggio tutto è grottesco e irriverente, così come il problema assurdo che gli astronauti devono affrontare in seguito a un guasto: la bomba 20, già più volte innescata e convinta dal computer di bordo a tornare a posto, esprime il desiderio di esplodere. Nel film la Bomba sembra essere dotata di una coscienza e di un obiettivo: esplodere. Il problema nasce però da un malfunzionamento al meccanismo che la dovrebbe sganciare. L'equipaggio dovrà convincere la bomba a tornare indietro. L'unico modo è "parlare" alla bomba, convincendola che non può essere sicura di esplodere. Assistiamo a un dialogo surreale tra tenente e bomba, ognuno con le proprie motivazioni. La bomba fa notare come una macchina sia in realtà anche un essere intelligente («Penso, dunque sono» — dice a un tratto) e alla fine decide di farsi esplodere, paragonandosi a Dio («In principio era il buio e io venni dopo il buio. E luce sia!»).
Attraverso la bomba Carpenter fantastica e compone una satira contro il potere, che - troppo - nuoce alla testa e una riflessione sulle armi che possono sempre essere riposte e non uccidere più nessuno. A 10 anni esatti dal Dottor Stranamore, Carpenter continua a parlare con acuto cinismo di questa surreale invenzione umana.
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