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Mimmo Spillo

Kraftwerk - The Man Machine (1978)

347,962 views 4 years ago
I Kraftwerk possono essere considerati i veri padri della moderna computer-music. Il loro contributo allo sviluppo della musica elettronica è infatti riscontrabile in molte delle produzioni techno ed electro di fine millennio, dagli Aphex Twin, al minimalismo elettronico di Plastikman, alla techno-trance di Orb ed Orbital. Lintuizione di Ralf Hutter e Florian Schneider Esleben, due studenti del conservatorio di Dusseldorf, fu di usare, allinizio degli anni 70 e con quel poco che la tecnologia metteva a disposizione, le macchine come strumento compositivo. Dopo alcuni album nei quali i due soprattutto cercarono un linguaggio possibile tra sperimentalismo, canzone e musica concreta, è nel 1974 con Authoban (il primo al quale collaborano per la prima volta anche Klaus Roeder e Folfgang Flür) che trovarono la quadratura del cerchio. Contemporaneamente il panorama tedesco era quanto mai fertile: la musica elettronica sembrava un territorio immensamente ricco di soluzioni e possibilità tutte da scoprire: Can, Tangerine Dream, Faust, Ash Ra Tempol, Popol Vuh, ognuno nella loro direzione, ne stava esplorando una parte. Dal canto loro, i Kraftwerk erano interessati ad analizzare nella maniera più compiuta il rapporto sempre più stretto (e alienante) tra uomo e macchina. Un percorso che riguardò non solo la loro musica ma anche lo stralunato modo di porsi sul palco: distaccati ed inespressivi, molto più vicini al mondo delle macchine che non a quello degli esseri umani. E noto lepisodio in cui i quattro, dopo due brani, si alzarono dalle loro poltrone in platea e salirono sul palco: quelli che tutto il pubblico aveva preso per i musicisti erano in realtà solo dei manichini.
Così, se con i primi due album i Kraftwerk si erano preoccupati di trovare un loro particolare suono, con Ralf und Florian si erano occupati delle armonie e delle melodie, e in Autobhan e Radio Activityavevano aggiunto le parole, spesso in tedesco. "Trans Europe Express" fu l'album dell'identità mitteleuropea con un occhio alla tradizione popolare musicale tedesca più autentica, quella del cabaret, e finalmente con "The Man Machine" si completa il discorso sull'identità europea e inizia una nuova fase: presagisce qualcosa che solo dieci anni più tardi sarà una realtà: lavvento dei calcolatori elettronici sia in ambito produttivo che nella vita di tutti i giorni.
Ma attenzione: tutto ciò oggi è visto come alienante e negativo, ma allora non era così. Il gruppo dichiarò allepoca: "The Man Machine", l'ultimo album, rappresenta per noi una specie di simbiosi, un tentativo di scoprire i parallelismi, le affinità, l'amicizia fra l'uomo e la macchina. È esattamente il contrario di quanto fatto durante gli anni 60 dalla cultura rock, che cercava di scoprire le differenze, e quindi di reagire ad una epoca e quindi ancora di staccarvisi. Crediamo fortemente in questa ricerca: è ciò che tentiamo di fare da quando abbiamo cominciato nel 1970 a Düsseldorf con un vecchio Revox. È la nostra esperienza quotidiana, la scoperta dell'uomo-macchina, essere noi stessi umo-macchina: dimostrare che non è un limite, dimostrare che noi facciamo delle cose meccaniche mentre le macchine fanno delle cose quanto mai umane. Ci siamo avvicinati ad esse come i bambini quando scoprono la vita: ci siamo accorti che sono il riflesso psicologico della nostra esistenza. Quindi ecco il rifiuto delle teorie del secolo scorso (l'uomo dominato dalla macchina) ed una tranquilla, amichevole collaborazione fra l'uomo e la macchina. Per questo la musica dellalbum non ha niente di alienante o nevrotico. Certo, è gelida, asettica, parla più al cervello che al cuore, ma ha un suo sottile fascino. Già, ancora non si era capito quanto per luomo possano essere pericolose le macchine e quanto possa essere pericoloso affidarvi tutta la nostra creatività. Quello sarebbe venuto dopo: allora cera solo il piacere della scoperta.
http://www.pagine70.com/vmn...
The Man-Machine is the seventh studio album by Kraftwerk, released in 1978. It was released in German as Die Mensch-Maschine. It contains the song "The Model" which was a #1 single in the UK in 1982.

This was the first Kraftwerk album to see Karl Bartos co-credited with song-writing along with Hütter & Schneider. Emil Schult co-wrote the lyrics for "The Model".

Musically, it builds on Trans-Europe Express. The initial recording had been made at Kraftwerk's own Kling Klang studio, but further work was done at nearby Studio Rudas, where Detroit sound engineer Leanard Jackson of Whitfield Records, who had worked on Rose Royce's second album the previous year, was hired to work on the final sound-mix. Show less
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