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PENSARE L'ASSENTE. Homage to ALDO CLEMENTI di M. CHIEREGATO
Le fondamenta, sulle quali la mia musica si regge, sono le seguenti:
1. Il gioco razionale e, a un tempo, edonistico e illusionista delle gradazioni coloristiche orchestrali;
2. La sospensione della percezione del trascorrere del tempo, che la tessitura orchestrale a volte persegue e a volte rifugge;
3. L'ispirazione di matrice metafisica mutuata dalle riflessioni della teologia negativa;
4. L'intreccio di stampo dadaista e assieme psicoanalitico, non casuale e nemmeno acritico, che non si limita a un semplice e sbrigativo assemblaggio, ma ricerca il dialogo possibile fra realtà musicali solo in apparenza del tutto estranee tra loro (come, ad esempio, trasposizioni dodecafoniche di canti gregoriani innestati su ritmi seriali; musiche composte quand'ero ragazzo, riviste, corrette e ampliate ora con materiali di più recente invenzione; canti popolari provenienti dalle diverse culture di cui sono la particolare espressione; elaborazioni politonali di musica antica, eccetera);
5. Le "cancellazioni" e i "neri", che traggono la loro ispirazione dagli artisti contemporanei da me per primi amati (come Arnulf Rainer, Claudio Parmiggiani e Alberto Burri, ad esempio), e che tuttavia riconoscono il loro precedente assoluto proprio in ambito musicale, ovverosia in certe tecniche compositive tipiche di Franz Schubert.
VELLUTO VERDE (Homage to G. UNGARETTI) di MANUEL CHIEREGATO
WEBSITE www.manuelchieregato.eu
CONTACT MrQuiereGato@gmail.com
MANUEL CHIEREGATO (* Bolzano, 5.6.1978)
Gli assaggi musicali contenuti in questa playlist sono tratti dal ciclo VELLUTO VERDE (Homage to GIUSEPPE UNGARETTI) di MANUEL CHIEREGATO.
ORGANICI DI "VELLUTO VERDE 1"
1/A) 1 flauto, 1 oboe, 2 clarinetti in si bemolle, 2 trombe in si bemolle e 6 violini;
1/B) 2 sintetizzatori FM, 1 clavicembalo elettrico, 1 organo elettrico, 2 chitarre elettriche e 2 bassi elettrici;
1/C) 12 lead (4 onda quadra, 4 dente di sega e 4 basso + lead);
1/D) 2 flauti, 1 clarinetto piccolo in mi bemolle, 1 clarinetto in si bemolle, 1 sassofono baritono, 1 glockenspiel, 1 vibrafono, 2 chitarre acustiche, 2 bassi elettrici e 1 basso acustico;
1/E) 4 lead (2 onde quadre, 1 dente di sega e 1 chiff), 4 pad (2 halo e 2 filtri modulati), 3 FX (1 atmosfera e 2 echi) e 1 basso sintetizzato.
STAFF OF "VELLUTO VERDE 1"
1/A) 1 flute, 1 oboe, 2 clarinet in Bb, 2 trumpet in Bb and 6 violins;
1/B) 2 synthesizers FM, 1 electric harpsichord, 1 electric organ, 2 electric guitars and 2 electric bass;
1/C) 12 lead (4 square, 4 sawtooth e 4 bass + lead);
1/D) 2 flutes, 1 piccolo clarinet in Eb, 1 clarinet in Bb, 1 baritone saxophone, 1 glockenspiel, 1 vibraphone, 2 acoustic guitars, 2 electric bass and 1 acoustic bass;
1/E) 4 lead (2 square, 1 sawtooth and 1 chief), 4 pad (2 halo and 2 sweep), 3 FX (1 atmosphere and 2 echoes) and 1 synth bass.
NOTA DI PROGRAMMA DELL'AUTORE.
Come VOLI e PIETRE, anche il ciclo VELLUTO VERDE è il frutto di un concreto oggetto musicale, che si sviluppa con ordine e rigore grazie a un concetto (nato più per amor del gioco che della metafisica, più per interesse al surrealismo e ai cadavre exquis che alla psicanalisi e alla filosofia), articolato mutuandone le regole dal gioco enigmistico del "labirinto".
L'idiosincrasia per la geografia studiata sui libri; la predilezione per la geografia vissuta coi viaggi; il verde delle ferie estive nei boschi e fra la gente di Meltina; il verde delle uscite domenicali sui prati di Pietralba; il velluto verde del bosco di Ungaretti; Ungaretti dopo pranzo e "Sgarbi quotidiani", per rimandare l'ora dei compiti; Ungaretti dopo cena e dopo "Striscia la notizia", per rimandare l'ora di andare a nanna; io verde dalla rabbia perché c'erano pur sempre il solfeggio e la lezione di pianoforte ad attendermi al varco: questo è solo il principio del "labirinto" che organizza lo sviluppo di VOLI e lo svolgimento delle sue varianti.
MANUEL CHIEREGATO.
EPIGRAFE ALLA PARTITURA / 1
Bosco Cappuccio / ha un declivio / di velluto verde / come una dolce / poltrona // Appisolarmi là / solo / in un caffè remoto / con una luce fievole / come questa / di questa luna
Quota Centoquarantuno, l'1 agosto 1916
C'ERA UNA VOLTA ne L'ALLEGRIA - IL PORTO SEPOLTO di GIUSEPPE UNGARETTI.
EPIGRAFE ALLA PARTITURA / 2
[...] / Nelle scuole, invece, abbiamo la reclusione quotidiana in stanze polverose piene di fiati - l'immobilità fisica più antinaturale - l'immobilità dello spirito obbligato a ripetere invece che a cercare - lo sforzo disastroso per imparare con metodi imbecilli moltissime cose inutili - e l'annegamento sistematico di ogni personalità, originalità e iniziativa nel mar nero degli uniformi programmi. Fino a sei anni l'uomo è prigioniero di genitori, bambinaie e istitutrici; dai sei ai ventiquattro è sottoposto a genitori e professori; dai ventiquattro è schiavo dell'ufficio, del caposezione, del pubblico e della moglie; tra i quaranta e i cinquanta vien meccanizzato e ossificato dalle abitudini (terribili più d'ogni padrone) e servo, schiavo, prigioniero, forzato e burattino rimane fino alla morte. / Lasciateci almeno la fanciullezza e la gioventù per godere un po' d'igienica anarchia! / L'unica scusa (non mai bastante) di tale lunghissimo incarceramento scolastico sarebbe la sua riconosciuta utilità per i futuri uomini. Ma su questo punto c'è abbastanza concordia fra gli spiriti più illuminati. La scuola fa molto più male che bene ai cervelli in formazione. / Insegna moltissime cose inutili, che poi bisogna disimparare per impararne molte altre da sé. / Insegna moltissime cose false o discutibili e ci vuol poi una bella fatica a liberarsene - e non tutti ci arrivano. / Abitua gli uomini a ritenere che tutta la sapienza del mondo consista nei libri stampati. / Non insegna quasi mai ciò che un uomo dovrà fare effettivamente nella vita, per la quale occorre poi un faticoso e lungo noviziato autodidattico. / Insegna (pretende d'insegnare) quel che nessuno potrà mai insegnare: la pittura nelle accademie; il gusto nelle scuole di lettere; il pensiero nelle facoltà di filosofia; la pedagogia nei corsi normali; la musica nei conservatori.
Da CHIUDIAMO LE SCUOLE di GIOVANNI PAPINI, 1° giugno 1914.
DIMORE (Homage to DUCCIO DEMETRIO) di MANUEL CHIEREGATO
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MANUEL CHIEREGATO ( * Bolzano, 5.6.1978)
Gli assaggi musicali contenuti in questa playlist sono tratti dal ciclo DIMORE di MANUEL CHIEREGATO, ispirato a DI CHE GIARDINO SEI? CONOSCERSI ATTRAVERSO UN SIMBOLO di DUCCIO DEMETRIO.
ORGANICI DI "DIMORE"
1/A) per piccola orchestra: 1 ottavino, 1 flauto, 1 clarinetto in si bemolle, 1 fagotto, 1 sassofono baritono, 2 trombe in si bemolle, 1 trombone, 1 tuba, 1 glockenspiel, 1 vibrafono, 6 FX (3 colonne sonore e 3 atmosfere), 1 chitarra acustica, 2 violini, 2 bassi acustici e 1 contrabbasso;
2/A) 1 glockenspiel (solista) e 5 strumenti: 1 corno di bassetto, 1 clarinetto basso in si bemolle, 1 fagotto, 1 tromba in si bemolle e 1 pianoforte;
3/A) per 1 glockenspiel (solista) e 7 strumenti: 1 clarinetto in si bemolle, 1 fagotto, 1 tromba in si bemolle, 1 trombone, 1 pianoforte, 1 violino e 1 contrabbasso;
4/A) 1 lead (charang), 2 pad (caldo), 1 FX (goblin), batteria sintetizzata e 2 parti per archi sintetizzati (acuti e gravi) o per violini e violoncelli.
STAFFS OF "DIMORE"
1/A) for little orchestra: 1 piccolo, 1 flute, 1 clarinet in Bb, 1 bassoon, 1 baritone saxophone, 2 trumpet in Bb, 1 trombone, 1 tuba, 1 glockenspiel, 1 vibraphone, 6 FX (3 soundtracks and 3 atmospheres), 1 acoustic guitar, 2 violins, 2 acoustic bass and 1 contrabass;
2/A) for 1 glockenspiel (soloist) and 5 instruments: 1 basset horn, 1 bass clarinet in Bb, 1 bassoon, 1 trumpet in Bb and 1 piano;
3/A) for 1 glockenspiel (soloist) and 7 instruments: 1 clarinet in Bb, 1 bassoon, 1 trumpet in Bb, 1 trombone, 1 piano, 1 violin and 1 contrabass;
4/A) 1 lead (charang), 2 pad (warm), 1 FX (goblins), synth drums and 2 synth strings or violins and violoncellos.
EPIGRAFE ALLA PARTITURA / 1
Se coltivi con troppa tenerezza il tuo "jardin secret", il giardino segreto della tua anima, può facilmente accadere che esso cominci a divenire troppo rigoglioso, insomma a crescere oltre lo spazio assegnatogli e ad invadere gradatamente anche quei territori della tua anima che non erano destinati a rimanere segreti. Pertanto può perfino succedere che l'intera tua anima si trasformi in un giardino recintato e che, malgrado tanto fiorire e tanto spandere profumi, languisca per troppa solitudine.
Da DOPPIO SOGNO di ARTHUR SCHNITZLER, citato da DUCCIO DEMETRIO, cit., pag. 7.
EPIGRAFE ALLA PARTITURA / 2
Non è mitica [...] soltanto la storia che evoca quanto inventarono o fecero in tempi leggendari gli immortali.
Quando la marea delle storie si ritira, restano cose e spazi; non ci abbandonano io loro fantasmi, perché essi sono divenuti simbolo di un passaggio. Per questo anche i luoghi sono e fanno ancora mito, pur disabitati. I mortali hanno ancora i loro miti: seppur vuoti di dei e divine sembianze. Sono rintracciabili laddove, ogni volta, cerchiamo o cercammo di capire chi siamo o chi fummo, da dove veniamo o venimmo come singole persone o storie di famiglia.
Da NON SOLTANTO GESTA E DIVINITÀ: LUOGHI in DI CHE GIARDINO SEI? CONOSCERSI ATTRAVERSO UN SIMBOLO di DUCCIO DEMETRIO, pag. 8.
EPIGRAFE ALLA PARTITURA / 3
[...] i desideri incompiuti abitano la nostra memoria, così come gli amori non vissuti, per tutta la vita. Ma i giardini della nostra memoria non sono soltanto esperienze bruciate o sognate, sono soprattutto simboli che ci hanno abitato, nelle tradizioni e mitologie d'oriente o d'occidente le più diverse [...] Il giardino è il simbolo inventato per intrappolare gli dei e i loro miti, dal quale restiamo sedotti, inesperti seduttori.
Da RICHIAMI in DI CHE GIARDINO SEI? CONOSCERSI ATTRAVERSO UN SIMBOLO di DUCCIO DEMETRIO, pag. 11.
EPIGRAFE ALLA PARTITURA / 4
Radici nascoste a metà nella neve, / Rami spezzati, foglie annerite. // Perché ogni cosa diventa sterile / In quello specchio oscuro che i demoni sostengono, / Specchio della stanchezza esterna, / Creato mentre Dio stava dormendo nelle età che furono. / Fra i rami infranti, là, passano i corvi / Del pensiero irrequieto, trasvolando, / Stridendo in ogni dove [...] // I tuoi teneri occhi perdono ogni dolcezza: / Non ti guardare più in quello specchio amaro.
Da I DUE ALBERI di WILLIAM BUTLER YEATS, citato da DUCCIO DEMETRIO, cit., pag. 103.
FANTASIA (Homage to CARL ORFF 2) di MANUEL CHIEREGATO
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MANUEL CHIEREGATO ( * Bolzano, 5.6.1978)
L'assaggio musicale contenuto in questo video è tratto dal ciclo FANTASIA. Homage to CARL ORFF (2) di MANUEL CHIEREGATO.
ORGANICO DI "FANTASIA"
1. lead (voce), lead (quinte), pad (coro), pad (caldo), pad (con archetto) e pad (metallico).
2. lead (voce), lead (quinte), pad (coro), FX (luminosità), FX (atmosfera) e FX (goblins).
3. lead (onda quadra), lead (voce), lead (dente di sega), pad (coro), pad (filtro modulato) e FX (colonna sonora).
4. Voce sintetizzata (1 & 2), sintetizzatore FM e ottoni sintetizzati (1 & 2).
5. 3 lead (voce), ottoni sintetizzati (1, 1 & 2), batteria sintetizzata e 2 FX (atmosfera);
6. 4 lead (voce) e 3 pad (coro).
STAFF OF "FANTASIA"
1. lead (voice), lead (fifths), pad (choir), pad (warm), pad (bowed) and pad (metallic);
2. lead (voice), lead (fifths), pad (choir), FX (brightness), FX (atmosphere) and FX (goblins);
3. lead (square), lead (sawtooth), lead (voice), pad (choir), pad (sweep) and FX (soundtrack);
4. synth voice (1 & 2), synthesizer FM and synth brass (1 & 2);
5. 3 lead (voice), synth brass (1, 1 & 2), synth drums and 2 FX (atmosphere);
6. 4 lead (voice) and 3 pad (choir).
NOTA DI PROGRAMMA DELL'AUTORE
FANTASIA è un ciclo di ready-made, composto con le canzoncine che tutti abbiamo conosciuto da piccoli suonando il flauto dolce alla scuola dell'obbligo, orchestrate per sintetizzatori, tagliate e montate come s'addice ad un collage musicale neodadaista, ricontestualizzate in un ambito armonico politonale ed una trama polifonica rarefatta e aerea, che a tratti s'addensa matericamente in una micropolifonia, impenetrabile come la vegetazione quando s'infittisce.
MANUEL CHIEREGATO
EPIGRAFE ALLA PARTITURA
L'immaginazione ha il volo dell'angelo e del lampo: varca i mari dove noi rischiammo di naufragare, le tenebre in cui si perdettero le nostre illusioni, i pregiudizi in cui fu sommersa la nostra felicità.
ALEXANDRE DUMAS PADRE
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