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Si svestirono tra le tombe. Il sole sgorgò dalle nebbie e illuminò con i suoi raggi la scena nel momento in cui Heide, nella sua radiosa nudità, andò verso il mare con passo più nervoso e più dolce di quello della cavalla delle sabbie. Nello sfavillante paesaggio che venivano a comporre quei lunghi riverberi madidi, nella orizzontalità onnipotente di quei banchi di nebbia, di quelle onde piatte e lisce, di quegli insinuanti raggi di sole, di colpo essa sorprese l'occhio con il miracolo della sua verticalità. Sul greto divorato dal sole, e dove qualsiasi ombra era bandita, fece correre riflessi sublimi. Pareva camminare sulle acque. Di fronte a Herminien e ad Albert -- e i loro occhi corsero allora lungamente sul suo dorso potente, ricco e tenebroso, sulla massa greve dei suoi capelli, i loro petti si sollevarono con la meravigliosa lentezza delle sue gambe -- essa si stagliò esattamente sul disco del sole levante, che fece scorrere fino ai suoi piedi una corsia di fuoco liquido. Alzò le braccia, e sostenne senza sforzo il cielo con le mani come una cariatide viva. Pareva che il fluire di quella grazia avvincente e ignota non potesse prolungarsi nemmeno un attimo senza spezzare le arterie del cuore, in quel suo ritmo soffocante. Allora buttò all'indietro la testa, e le spalle s'alzarono con moto gracile e dolce, e il freddo della spuma che le volò sul petto e sul ventre fece balzare in lei una voluttà tanto insostenibile che le sue labbra s'arricciarono sui denti -- e con sorpresa degli spettatori scaturirono di colpo da quella figura esaltante i movimenti disordinati e fragili di una donna.