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ECCO LUCIO A COSA MI FA MAGICAMENTE ED INCREDIBILMENTE PENSARE LA TUA SO...
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ECCO LUCIO A COSA MI FA MAGICAMENTE ED INCREDIBILMENTE PENSARE LA TUA SONG... NON SO' IL PERCHE...NON LO SO'... "LA VITA E' SOLO UN SOGNO...E' UNA PARTENZA O UN RITORNO...NON LO SO'..." PER TE CHE HAI ILLUMINATO I MIEI GIORNI...GRAZIE...
Caporetto -- Ospedale da campo -- Novembre 1917 Cara Maria, amore mio è dolce scrivere il tuo nome su questo foglio stropicciato.La mia mano trema, ma pensare a te mi regala un po' di luce in quest'inferno infinito.Il dolore alle gambe è lancinante. Senza tregua. Sento una lama conficcata nella carne. Ma quale carne poi? Non ho più le mie gambe, Maria. Le ho lasciate sulla montagna quella sera, strappate come stracci. C'era la luna, lo sai?Immobili da giornio in quelle ferite della terra che erano diventate la nostra culla. Nostra, di noi bambini poco più che ventenni vestiti con una divisa troppo larga. Nostra, di noi che avevamo una baionetta in mano, sapendo che quel giocattolo avrebbe portato la morte, un giorno o l'altro. Si aspettava in silenzio.Un soldato non può tremare, non può. Sembrava così lontana la guerra tra quelle montagne, alla luce della luna. Sembrava lontana, inesistente. Sembrava un'invenzione che ci avevano raccontato per mandarci lì, ad aspettare.Ogni giorno, prima che scendesse l'oscurità, a Giovanni parlavo dei tuoi baci furtivi, dell'abbraccio dal quale ogni sera non volevo staccami mai. Gli raccontavo dei miei progetti con te, della vita che avremmo vissuto insieme, quando sarei tornato a casa.L'ultimo giorno, quel maledetto giorno,confessai a Giovanni il segreto che mi avevi svelato sottovoce alla stazione poco prima della mia partenza, il nostro segreto. Portando la mia mano sul tuo ventre mi avevi sussurrato dolcemente: "Saremo in tre, torna presto. Ti aspettiamo". Io ti guardai, con le lacrime di gioia già pronte a sgorgare dai miei occhi immersi nei tuoi, incapace di dire una parola. Quanto avrei voluto che quel treno non mi portasse via da te. Quanto avrei voluto stringerti forte, in silenzio, senza fine. Non ti ho mai amata tanto come in quell'istante. Com'eri bella Maria, giovane e bionda come un angelo. Eri il mio destino ed il mio futuro. Mi hai donato il tuo amore, la tua tenerezza, i tuoi sogni. Tutta te stessa. Mi hai fatto il regalo più bello, la speranza. Avrei voluto fermarlo, quell'istante e farne un dipinto sulla tela del cuore. E come mi batteva forte il cuore, Maria mia. Un tamburo impazzito, un tamburo a festa. Ma non c'era tempo, ricordi? Salii sul vagone e rimasi a guardarti dal finestrino, mentre diventavi un puntino lontano, sempre più lontano, un puntino vestito di azzurro con i capelli accarezzati dal vento tiepido di aprile. Quella sera la luce della luna che era la nostra lanterna divenne improvvisamente un fulgore di fiamme, mentre bagliori rossi insanguinavano la notte. Il silenzio fu squarciato da mille esplosioni, una dietro l'altra, una sopra l'altra, ovunque. Fu l'inferno. Ci arrivarono alle spalle, senza far rumore. Ho ucciso due uomini, amore mio. Mi aspettavo un nemico diverso, con una faccia diversa. Vidi un ragazzo come me, spaventato come me, diverso era solo il colore della divisa. E poi un altro, dietro di lui. Due ragazzi come me, con una divisa simile. Che faccia ha il nemico, Maria? Ho sentito un fruscio, ho avuto solo il tempo di voltarmi e di puntare la mia arma. Il mio giocattolo letale. Li ho visti cadere all'indietro, con un grido strozzato che mi è rimasto dentro, un'eco che risuona ancora cullandomi come una nenia imbevuta di colpa. Potrai mai perdonarmi, amore mio? Ho ucciso due uomini, prima di sentire il fuoco alle gambe, prima di vedere il buio negli occhi. Mi sono svegliato qui, in questa tenda che sa di morte e di sangue. Quanto tempo è passato? Quante notti sono trascorse? Quanto è durato il mio sonno scuro come un pozzo senza fondo e senza luce? Non tornerò a casa, anima mia, lo so. Li ho sentiti parlare. Bruciavo di febbre, ma li sentivo, di là da questa branda che è già la mia bara. Ho perso troppo sangue, l'amputazione è stata inutile. Nel delirio ripercorro con le mente il tuo profilo perché la morte che mi dorme accanto non mi rubi anche il ricordo di te, accarezzo con le dita della memoria il tuo volto radioso, più e più volte, per stamparti nel cuore. Per vederti ancora nella penombra di questa vista già annebbiata. Non tornerò, Maria. Come non tornerà Giovanni, saltato in aria con i suoi fogli per Rosalba ancora da finire. Di lui non hanno trovato quasi nulla, se non brandelli senza nome ed una piastrina infangata.Di me resterà questa lettera per te. Su quella montagna ho lasciato tutti i miei sogni. Ho lasciato i miei vent'anni. A chi vorrà raccoglierli, e farne fiori.Portami nel cuore, amore mio, per sempre. Io porterò con me i tuoi occhi e quelli di un figlio che non conoscerò mai. Come sei bella, Maria...Per te, solo per te,fino all'eternità. Alberto
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SANDOKAN...
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Johnnie
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