About Dum Spiro Spero
L'inferno è il suggello della religione del timore. L'uomo nasce nel peccato, già macchiato di colpa, già perversamente incline al male; il peccato ne minaccia l'intera esistenza. Lo minacciano l'istinto, quello sessuale in particolare: le passioni, il piacere; lo minaccia l'inferno: la rovina eterna e senza scampo. Deve perciò vivere nella paura, nella penitenza, nella sottomissione al potere ecclesiastico. L'ubbidienza si afferma di fatto come la virtù per eccellenza. E si afferma in quello che è ritenuto il suo grado più alto: l'ubbidienza di giudizio o cieca, quella che rinuncia alla riflessione, alla considerazione, ad un proprio giudizio sull'ordine ricevuto, per eseguirlo senz'altro; quella che l'esegue "perinde ac cadaver".
L'inferno è il suggello della religione del timore. L'uomo nasce nel peccato, già macchiato di colpa, già perversamente incline al male; il peccato ne minaccia l'intera esistenza. Lo minacciano l'istinto, quello sessuale in particolare: le passion...
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ANTIP0DI
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Mar 5, 2009
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Mar 5, 2009
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La formula famosa, espressione estrema dell'autoritarismo teocratico, quasi immediata equazione dio-autorità. Che esige per sè non solo l'azione, nè più soltanto l'adeguarsi della volontà, ma l'elidersi della ragione: della dignità personale ed umana.
Le più grandi invenzioni dell'uomo sono il letto e la bomba atomica. Il primo tiene lontano dai pregiudizi, la seconda li elimina. C. Bukowski
Ci sono due torti che un uomo non può perdonare: l'insulto alla madre, e il whisky annacquato. Lemmy
Il crocefisso non si tocca!
Beh, è solo perchè c'ha le mani inchiodate nel legno...
Ciò che è vivo non ha copie. Due persone, due arbusti di rosa canina, non possono essere uguali, è impensabile. E dove la violenza cerca di cancellare varietà e differenze, la vita si spegne.
V. Grossman
Hometown
San Leo
Country
Bhutan
Companies
Endemol
Interests
Alla fine della baldoria c'era nell'aria un silenzio strano, qualcuno ragliava con meno boria e qualcun altro grugniva piano. Alle sfilate degli stilisti si trasgrediva con meno allegria ed in quei visi sazi e stravisti pulsava un'ombra di malattia. E poi la nebbia discese a banchi ed il barometro segnò tempesta, ci risvegliammo più vecchi e stanchi: amaro in bocca, cerchio alla testa. Il mercoledì delle ceneri ci confessarono bene o male che la festa era ormai finita, ormai lontano il carnevale. E proclamarono penitenza, in giro andarono col cilicio ruttando austeri ''ci vuol pazienza, siempre adelante ma con juicio.'' E fecero voti con faccia scaltra a nostra signora dell'ipocrisia perchè una mano lavasse l'altra: tutti colpevoli, e così sia! E minacciosi ed un po' pregando incenso sparsero al loro dio sempre accusando, sempre cercando il responsabile: non certo io! La domenica di mezza quaresima fu processione di etere di stato dei puttanieri a diversi pollici e dei furbi del '' chi ha dato, ha dato''. Ed echeggiarono tutte le sere come rintocchi schioccanti a morto: amen, mea culpa e miserere ma neanche un cane che sia risorto! E i cavalieri di tigre a ore e i trombettieri senza ritegno inamidarono un nuovo pudore, misero a lucido un nuovo sdegno. Si andò alle prime con casto lusso e quiz pagarono sobri milioni ed in pubblico si linciò il riflusso per farci ridiventare buoni...Così domenica dopo domenica fu una stagione davvero cupa: quel lungo mese della quaresima rise la iena, ululò la lupa! Stelle comete ed altri prodigi facilitarono le conversioni, mulini bianchi tornaron grigi, candidi agnelli certi ex leoni. Soltanto i pochi che si incazzarono dissero che era un usato passo, un passo dei soliti che ci marciavano per poi rimetterlo sempre la in basso. Poi tutto tacque, vinse ragione si posò il cielo e si placò il mare, solo qualcuno in resurrezione piano, in silenzio: TORNO' A PENSARE!