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se lo dice lui c'è da fidarsi...
Nella te
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se lo dice lui c'è da fidarsi... Nella teoria psicoanalitica un lapsus è l'espressione di un conflitto fra due forze. In particolare il termine lapsus designa quella forza che emerge direttamente dall'Es, il nostro inconscio, e che, sfuggendo al meccanismo della censura, si fa portavoce dei nostri veri desideri, dei nostri segreti delle nostre pulsioni
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Ma quanta gente bacia per strada Cuffaro??
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Ma quanta gente bacia per strada Cuffaro???
IL BOSS GUTTADAURO PARLA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA TOTO' CUFFARO IN UNA INTERCETTAZIONE AMBIENTALE. SCENA TRATTA DAL FILM DOCUMENTARIO REALISTICO "LA MAFIA E' BIANCA"
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Mafia, cinque anni a Cuffaro Rivelò e usò segreti d'ufficio Grasso: provati favori a singoli mafiosi
Cuffaro con la coppola da SantoroCinque anni: è la condanna imposta a Salvatore Cuffaro, il presidente della regine Sicilia imputato nel processo sulle "talpe" al Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Ma sparisce dalla sentenza l'imputazione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Inflitta al presidente della Regione anche la sanzione accessoria di interdizione dai pubblici uffici. La sanzione, però, non avrà immediato effetto ma si divrà attendere la sentenza definitiva. E comunque Cuffaro ha già fatto capire di non avere nessuna intenzione di abbandonare la carica. «Da domani alle 8 -- dice -- torno a lavorare a pieno regime per la Sicilia».
E annuncia che «ricorreremo in appello perché anche questi residui capi d'accusa possano cadere». I «residui capi d'accusa» sarebbero niente meno che il favoreggiamento personale, la rivelazione e l'utilizzo di segreti d'ufficio. Esclusa l'aggravante di avere compiuto questi reati per favorire la mafia nel suo complesso, rimane però certificato il «favoreggiamento personale» di singoli mafiosi.
Lo spiega bene Piero Grasso, procuratore nazionale dell'Antimafia, secondo il quale la sentenza di venerdì è una «svolta»: «Sono stati tutti condannati -- ha detto -- ed è stato riconosciuto che a Palermo esisteva una rete per informare i politici sulle indagini della procura, compresa e anche quelle sulla cattura del boss Bernardo Provenzano». E su Cuffaro precisa: «È rimasto provato il favoreggiamento da parte sua nei confronti di singoli mafiosi, ma non è stata provata l'aggravante di favoreggiamento a Cosa Nostra».
Per l'accusa, Cuffaro avrebbe appreso nel 2001 dall' ex maresciallo dei carabinieri, Antonio Borzacchelli, poi eletto deputato regionale, dell'esistenza di microspie sistemate dagli investigatori del Ros nell'abitazione del boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro.
Il salotto del boss, già condannato all'epoca per mafia, era frequentato da un amico di Cuffaro, il medico Domenico Miceli, ex assessore comunale alla sanità, anche lui Udc, condannato nel dicembre 2006 a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, e ora condannato a 14 anni.
Gli inquirenti sostenevano che Borzacchelli avrebbe avvisato Cuffaro dell'esistenza delle cimici a casa Guttadauro e che il presidente della Regione lo avrebbe a sua volta comunicato a Miceli. In questo modo il boss di Brancaccio avrebbe scoperto le microspie, bruciando l'inchiesta.
Ora la sentenza di primo grado conferma che Cuffaro rivelò e utilizzò per favori personali alcuni segreti d'ufficio, ma rigetta il legame con l'associazione mafiosa nel suo complesso.
Totò Cuffaro era presente in aula al momento della lettura della sentenza. La sua non era una presenza scontata, ma, ha spiegato «è stata mia figlia a convincermi: mi ha detto "papà è giusto che tu vada"».
La notte di giovedì, in vista della sentenza, a Palermo si è tenuta una sorta di veglia, in cui numerose persone si sono riunite in una chiesa del centro per pregare per l'assoluzione del "loro" presidente. «Passerò alla storia come quello che ha fatto pregare un sacco di gente...», ha ironizzato il presidente poco prima della lettura della sentenza nell'aula bunker di Pagliarelli.
Canta vittoria l'Udc, il partito in cui milita Salvatore Cuffaro. «Siamo compiaciuti -- dice il segretario del partito Lorenzo Cesa -- che già dalla sentenza di primo grado sia stata esclusa ogni forma di collusione del presidente Cuffaro con la mafia». «Avevamo la certezza che Cuffaro non avesse mai favorito la mafia -- dichiara Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera -- e la sentenza di oggi non fa che confermare le nostre ragioni». Anche Casini gongola: «Da sempre sappiamo che Cuffaro non è colluso con la mafia. Da oggi lo ha certificato anche un tribunale della Repubblica».
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A PALERMO SI AFFERMAVANO NUOVI VOLTI,NUOVI
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A PALERMO SI AFFERMAVANO NUOVI VOLTI,NUOVI MAGISTRATI EMERGENTI:FALCONE E BORSELLINO!MAGISTRATURA CHE IN QUESTI ANNI HANNO TROVATO DURO CON IL GOVERNO BERLUSCONI!A CHI HA VOTATO TOTO' CUFFARO E BERLUSCONI DICO DI GUARDARE QUESTO VIDEO...FALCONE E BORSELLINO UOMINI VERI! SCENE TRATTE DA: "IN UN ALTRO PAESE
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Tommaso Buscetta (Palermo, 13 luglio 1928
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Tommaso Buscetta (Palermo, 13 luglio 1928 - New York, 2 aprile 2000[1]), detto il boss dei due mondi è stato un affiliato della mafia e successivamente uno dei primi e più importanti collaboratori di giustizia nella lotta contro la mafia siciliana. Ha collaborato con Giovanni Falcone alla ricostruzione giudiziaria dell'organizzazione e della struttura di Cosa nostra.
Nato in una famiglia poverissima (madre casalinga, padre vetraio), si sposò a sedici anni e per far soldi iniziò una serie di attività illegali, come lo smercio clandestino delle tessere per il razionamento della farina, diffuse durante il ventennio fascista. Questa mansione lo rende abbastanza celebre anche a Palermo, dove nonostante la giovanissima età venne soprannominato Don Masino.
Al termine della seconda guerra mondiale si reca a Napoli e poi a Buenos Aires, dove apre una vetreria: gli scarsi risultati economici del suo nuovo lavoro lo costringono, nel 1957, a tornare a Palermo. Qui negli anni sessanta Buscetta si lega al clan di Salvatore La Barbera ed inizia il contrabbando del tabacco, che interrompe nel 1961 con lo scoppio della prima guerra di Mafia, che egli riesce ad eludere con dieci anni di latitanza.
Durante tale periodo Buscetta si sposa altre due volte, utilizza false identità (Manuele Lopez Cadena e Paulo Roberto Felici) e si sposta da paese a paese, passando per gli Stati Uniti d'America, il Brasile ed il Messico. Arrestato ed estradato dalla polizia brasiliana il 2 novembre del 1972, viene rinchiuso nel carcere dell'Ucciardone e condannato a 14 anni di galera (ridotti a 5 in appello) al termine del processo di Catanzaro.Torna il libertà il 13 febbraio del 1980 e trova impiego come garzone di un falegname. L'8 giugno dello stesso anno, sentendosi in pericolo di vita, scappa di nuovo e si reca in Paraguay e di nuovo in Brasile, dove aumenta enormemente il suo patrimonio economico grazie al traffico illecito di sostenze stupefacenti. Il 24 ottobre del 1983 quaranta uomini circondano la sua abitazione e lo conducono in commissariato. A nulla vale un tentativo di corruzione operato dallo stesso Buscetta, che viene rinchiuso in prigione.
Nel 1984 i giudici Giovanni Falcone e Vincenzo Geraci vanno a trovarlo e gli chiedono di collaborare con la giustizia, ma Buscetta inizialmente non ammette nulla. Estradato in Italia, durante il viaggio in aereo tenta senza riuscirvi il suicidio, ingerendo una modesta quantità di stricnina. Inizia poi a rivelare organigrammi e piani della Mafia al giudice Falcone. Viene per questo considerato uno dei primi pentiti della storia (dopo Leonardo Vitale).
Nel 1993 viene estradato negli Stati Uniti e riceve dal governo una nuova identità e la libertà vigilata in cambio di nuove rivelazioni contro i piani di Cosa nostra americana. Negli USA esegue molti interventi di plastica facciale per depistare i numerosi killer che gli danno la caccia, dato che collaborare con la giustizia è per i mafiosi la più grave forma di tradimento. Muore di cancro nel 2000 all'età di 71 anni.
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DISGUSTATA DAL GOVERNO CHE NON HA SAPUTO P
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DISGUSTATA DAL GOVERNO CHE NON HA SAPUTO PROTEGGERE IL MARITO PAOLO BORSELLINO, LA MOGLIE AGNESE OPTO' PER UN FUNERALE PRIVATO RESPINGENDO L'IDEA DEI FUNERALI DI STATO. INTANTO LA FOLLA DI PERSONE INSULTA E TENTA DI ARRIVATI AI POLITICI CHE INTANTO VANNO A CELEBRARE I FUNERALI DEGLI AGENTI DELLA SCORTA MORTI NELL'ATTENTATO A BORSELLINO SCENE TRATTE DA: "IN UN ALTRO PAESE"
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Ci sono stati uomini che hanno scritto pag
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Ci sono stati uomini che hanno scritto pagine Appunti di una vita dal valore inestimabile Insostituibili perché hanno denunciato il più corrotto dei sistemi troppo spesso ignorato Uomini o angeli mandati sulla terra per combattere una guerra di faide e di famiglie sparse come tante biglie su un isola di sangue che fra tante meraviglie fra limoni e fra conchiglie... massacra figli e figlie di una generazione costretta a non guardare a parlare a bassa voce a spegnere la luce a commententare in pace ogni pallottola nell'aria ogni cadavere in un fosso Ci sono stati uomini che passo dopo passo hanno lasciato un segno con coraggio e con impegno con dedizione contro un'istituzione organizzata cosa nostra... cosa vostra... cos'è vostro? è nostra... la libertà di dire che gli occhi sono fatti per guardare La bocca per parlare le orecchie ascoltano... Non solo musica non solo musica La testa si gira e aggiusta la mira ragiona A volte condanna a volte perdona Semplicemente Pensa prima di sparare Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Ci sono stati uomini che sono morti giovani Ma consapevoli che le loro idee Sarebbero rimaste nei secoli come parole iperbole Intatte e reali come piccoli miracoli Idee di uguaglianza idee di educazione Contro ogni uomo che eserciti oppressione Contro ogni suo simile contro chi è più debole Contro chi sotterra la coscienza nel cemento Pensa prima di sparare Pensa prima di dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Ci sono stati uomini che hanno continuato Nonostante intorno fosse [tutto bruciato Perché in fondo questa vita non ha significato Se hai paura di una bomba o di un fucile puntato Gli uomini passano e passa una canzone Ma nessuno potrà fermare mai la convinzione Che la giustizia no... non è solo un'illusione Pensa prima di sparare Pensa prima dì dire e di giudicare prova a pensare Pensa che puoi decidere tu Resta un attimo soltanto un attimo di più Con la testa fra le mani Pensa.
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I VIGLIACCHI MUOIONO MILLE VOLTE PRIMA DEL
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I VIGLIACCHI MUOIONO MILLE VOLTE PRIMA DELLA MORTE... GLI EROI SOLTANTO UNA...
TUTTI MUOIONO,MA POCHISSIMI VIVONO VERAMENTE
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« Io so e ho le prove. E quindi racconto.
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« Io so e ho le prove. E quindi racconto. Di queste verità. » (Roberto Saviano, Gomorra) « Il pericolo non nasce da chi pesca, trova, una nuova notizia, il pericolo nasce da chi la riesce a far passare, da chi rompe la crosta degli addetti ai lavori, da chi in qualche modo riesce a far veicolare dei messaggi, dei racconti » (Intervista di Enzo Biagi in "Rotocalco televisivo" su Raitre) Roberto SavianoRoberto Saviano (Napoli, 1979) è uno scrittore italiano. Nei suoi scritti, articoli e nel suo libro usa la letteratura e il reportage per raccontare la realtà economica, di territorio e d'impresa della camorra e della criminalità organizzata in genere
Si è laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Napoli "Federico II", dove è stato allievo dello storico meridionalista Francesco Barbagallo. Collabora con L'espresso e La Repubblica. Suoi racconti e reportage sono apparsi su Nuovi Argomenti, Lo Straniero, Nazione Indiana, Sud, e si trovano inclusi in diverse antologie fra cui Best Off. Il meglio delle riviste letterarie italiane (Minimum Fax 2005), e Napoli comincia a Scampia (L'Ancora del Mediterraneo 2005).
Nel 2006 in seguito al successo del romanzo Gomorra, fortemente accusatorio nei confronti delle attività camorristiche, ha subito pesanti minacce, confermate da dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Dopo le indagini dei Carabinieri di Napoli il ministro dell'interno in carica Giuliano Amato gli ha conferito una scorta e lo ha cautelativamente trasferito lontano da Napoli.[1]
Roberto Saviano con Gomorra ha vinto: il Premio Viareggio-Repaci Opera Prima, il Premio Giancarlo Siani, il Premio Dedalus, il Premio Lo Straniero, il Premio Letterario Edoardo Kihlgren Opera Prima, il Premio Tropea, il Premio Vittorini per l'impegno civile
GOMORRA: Fonde in forma di romanzo fatti autobiografici, giornalismo d'inchiesta e analisi sociale per raccontare la realtà della camorra nelle sue dimensioni economiche, imprenditoriali, sociali ed ambientali. Il romanzo si propone di raccontare i meccanismi del mondo camorrista che dalla Campania e dalla periferia napoletana ha esteso i suoi orizzonti affaristici ad un livello sempre più internazionale, speso con la complicità di altre organizzazioni criminali e delle classi politiche ed imprenditoriali. Compaiono i nomi dei componenti delle famiglie camorriste più famose e potenti della Campania, quali i Di Lauro, i Nuvoletta, i Casalesi e molti altri.
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