Added: 4 years ago
From: AjaxAiace
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  • Grande filosofo ma preferisco Deleuze

  • La cosa più rivoltante, in ogni caso, è affrontare simili questioni al computer.

  • Fantastico, lo scontro tra analitici e continentali rivive anche nei commenti di Youtube...

  • si è sempre depensati. ma la questione principale è: chi è che ci parla dentro? Tutto il resto sono parole che appunto sono frutto di automatismi? Qual è il principio?

    Il filosofare è inutile.

  • Derrida fa l'Heidegger con (o contro) Heidegger. e gli riesce male. Sovrappone, giocando con la logora liturgia delle parole, due tipi di domande che Heidegger teneva ben distinte. Il "che cos'è" non è una domanda sul senso dell'Essere, ma sul suo significato (nonchè sul significato degli enti). Denunciandone la natura metafisica Heidegger ne aveva colto la differenza, Derrida - nella migliore delle ipotesi - la vuole occultare.

  • Io credo che l' essere; "il filo ininterrotto del nostro pensiero" - per citare G.Steiner-

    abbia una valenza ontologia solo in rapporto all'esistenza stessa; E quì mi riallaccio ad heidegger e alla sua teoria . Il professor Derrida, forse , nella sua proposizione voleva affermare che la domanda era retorica : era rivolta ad un ascoltatore ipotetico. Chissà....

  • Certo, la verità è fintanto che l'esserci è (Sein und Zeit), e quindi l'esserci è l'ente privilegiato a cui si debba porre la domanda. Ma non dimentichiamo che il secondo Heidegger barra l'essere. Derrida qui sta facendo lo stesso. Sta barrando la parola singolare (che non si dà mai) e che è la garanzia della parola plurale. La domanda, inoltre, non è un abito semplicemente umano "essenziale", la definizione non la vuole ogni umanità (si veda il contadino analfabeta di Lurija).

  • Ma ci crede veramente?

    O quel sorrisetto trattenuto è dovuto al perchè sa benissimo che i fondo non sta dicendo assolutamente nulla!?

  • A parte che il "sorrisetto trattenuto" io non lo vedo proprio, tutto quello che D. in questa 'intervista è perfettamente chiaro, ovviamente a condizione di padroneggiare in qualche modo i termini dei dibattiti filosofici a cui si riferisce. Sei tu che non capisci assolutamente nulla!

  • Io sarò pure un idiota, ma tu devi essere adorante se non 'puoi' vedere l'espressione del supposto allegro.

    In ogni caso, mettendo tutte le parole sulla bilancia, mi sa che non ha detto proprio nulla. Libero di credere quel che ritieni credibile nel tuo passato presente, ponendoti la domanda sulla domanda,

  • Non ho detto che tu sia un idiota, ma soltanto che, per capire quello che D. sta dicendo (che, ripeto, è a mio avviso perfettamente chiaro) si devono padroneggiare i termini del dibattito a cui si riferisce. Immagina di ascoltare, completamente sprovveduto, qualche filosofo del linguaggio analitico che parla di connotazione dei nomi propri o di atti perlocutivi... non credi che la sensazione sarebbe esattamente la stessa? che non stiano dicendo nulla?

  • Se lui provasse a comunicare, ci riuscirebbe meglio. Se supponiamo per un istante che lui in realta non stia dicendo nulla, ma semplicemente de-costruendo le istruzioni dello shampoo antiforfora, allora e meglio comunicare solo alla nobiltà e non agli infanti!

    Leggi se puoi " Imposture intellettuali - Quale deve essere il rapporto tra filosofia e scienza?" di Alan Sokal

  • @repazzo (in ogni caso se questo è duro da capire, cosa sarà mai della Wissenschaft der Logik hegeliana?)

  • @repazzo la critica di Sokal è giusta per quanto riguarda certi filosofi, che abusano a sproposito di concetti scientifici fuori posto, ma non mi pare sia applicabile a Derrida (mentre lo è, forse, a Deleuze e a Lacan - che però fu un analista) che non mi sembra cada spesso in questo genere di argomenti.

  • @repazzo a me sembra abbastanza chiaro, anche se riconosco che l'ultimo Derrida certe volte (penso a testi precisi) è molto irritante e gioca un po' a fare l'ermetico. Il primo Derrida (quello de "La voce e il fenomeno") invece è davvero un gran filosofo.

  • io mi interroggo sull'interrogazione dell'interrogazione :)

  • ... come se la mette invece un Papuaso o un Boscimano? Chissà, magari anche loro hanno il loro modo, senza filosofeggiare e senza meditare ma, per dire, adorando il grande dio fiume. Insomma, non è che Confucio era un saggio mentre Aristotele Hegel e Husserl erano cazzari. Erano tutti grandi, nel loro modo.

  • ...ma non è che il pensiero occidentale è fallimentare, mentre quello orientale risolve gli le domande. Se le domande sono vere domande non vi si possono risolvere punto, altrimenti sono problemi. Alle domande si può CORRISPONDERE, e certamente la meditazione è un modo degno tanto quanto scrivere un trattato di metafisica. Ma pensare che l'unico modo sia quello non va.

  • Comment removed

  • Signori miei, siete tutti fuori strada.

    Se imparaste a interrompere il pensiero trovereste la soluzione all'enigma dell'essere.

    Il vostro problema è che non riuscite a non pensare.

    Se imparaste la meditazione, che è l'unico modo per trascendere il pensiero, trovereste la risposta a tutte le

    domande.

  • guarda che è proprio il pensiero l'unica possibile soluzione ad ogni tipo di domanda, è un mezzo imperfetto, ma è IL mezzo. la misticità, la spiritualità, sono tutte ofuscazioni della coscienza

  • ti invito a provare il non-pensiero al fine di sperimentare

    direttamente, ma so che è cosa molto difficile, ardua.

    il risultato è la gioia, perciò vale la pena di tentare.

  • Ma, vedi, caro amico, metti in modo sbagliato la questione. Sono in perfetto accodrdo con te se dici che il pensiero orientale è una risorsa per potere pensare i nostri problemi da un altro punto di vista. Il guaio è che da occidentali il fatto stesso di pensare "un mezzo per" ci squalifica dall'essere adatti ad un atteggiamento tipicamente orientale. Vedi, il tuo pensiero l'hai formulato alfabeticamente.

  • sicuramente è1pensiero a suo modo fecondo.

  • Il problema è che1pensiero scritto in forma alfabetica nn può render la pratica della meditazione,come avrebbe affermato il grande monaco-pittore cinese Shitao.Tu parli della meditazione,e parli in maniera feconda,ma devi considerar che lo scrivere o comunicare,come fai tu,sulla rete,è già1 tradimento del gesto orientale:la scrittura e il pensiero colà fanno 1e nn sono esprimibili da1mero digitare tasti, piuttosto dal dipingere caratteri

  • ma qui il discorso è metafilosofico (nel senso in cui si parla per esempio di "metalinguaggio", metafilosofia è l'interrogazione della filosofia sulla filosofia)non ha nulla a che fare con l'utilità o meno per la nostra vita di trascendere il pensiero. h

  • Tra l'altro, l'enigma dell'essere è un problema occidentale, quindi non pertinente alla meditazione, che ha come problema il divenire in quanto divenire (non il divenire di Eraclito, che è ancora una modulazione del nomos). Bisogna certo pensare ad un confronto che l'occidente DEVE fare nei confronti dell'oriene, perchè questo può essere ricchissimo (si veda F. Julienne o Pasqualotto)...

  • grazieeeeeeeee

  • grazie di che?

    del nulla!?

  • Bella la soluzione dei sottotitoli con lo sfondo nero! Grazie per il tuo prezioso lavoro!

  • grazie mille per la traduzione! mC

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