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  • è vero che Foucault è stato pagato in hashish per questa conferenza?

  • Si vede che foucault è molto influenzato da Nietzsche. Mentre Chomsky è molto più idealista.

  • Molto interessante. Quello che cercava di dire micheal foucault è importantissimo. Se una rivoluzione sia interiore che politico-economico-sociale deve essere messa in atto allora deve basarsi su nozioni non nate SOLO in quel tipo di società che si vuole sovvertire. Bisognerebbe allora trovare come prima cosa delle nozioni giuste comuni a tutti gli uomini. A questo proposito consiglierei a tutti voi la lettura di "anatomia della distruttività umana" di Erich Fromm.

  • "La forza dei leoni si basa soprattutto sulle debolezze delle gazzelle."

    (Franco Muzzi)

  • Se dopo Chomsky approfondiste Krishnamurti, non ci sarà più bisogno di parole ma di contatto telepatico. La vera rivoluzione è e sarà quella interiore. Tutte le altre sono "storia ciclica che quindi si ripete". La rivoluzione interiore non è tracciabile, indicabile, indirizzabile... è un percorso che ognuno deve fare in sé stesso, cominciando magari col rinnegare ogni forma di autorità precostituita. Se le gazzelle capissero la loro forza, i leoni diverrebbero vegetariani...

  • che forte: lingua france e tripla traduzione ahah

  • L’Uomo è morto! L’uomo come creazione metafisica. Sono in pochi ad avvertire quanto puzzi il Suo cadavere. Quando finalmente la libertà sarà il riconoscimento della Necessità, l’ammissione di una Logica disumana ed impensabile… allora fiorirà la saggia fratellanza dei forti ignoranti. Quello è il mondo in cui per me sarà bello vivere.

  • @SchmidtCaspar Bravissimo.

  • @SchmidtCaspar

    youtube.com/watch?v=iLSF544ELc­g

  • (Ita) un par di....grazie per il contributo ma francese con sottotitoli in olandese con sottosottotitoli in inglese con sottosottosottotitoli in italiano...

    Non si legge quasi nulla.

    Fortuna che il francese è capibile.

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  • Personalmente riesco ad interrogarmi benissimo sulla vita ed il suo senso e su tante altre cose senza bisogno di ricorrere ai libri di Derrida e Lacan. Conosco molti meccanici e baristi che si fanno domande molto piu' intelligenti e chiare di quelle poste dai due sopracitati e colleghi..

  • @Scriptavolant youtube.com/watch?v=k71DkWRRyy­U

    O uno capisce o non capisce.

  • @codadilupo83 Già... youtube.com/watch?v=vyMkeClsfU­A

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  • Il punto è che fortunatamente le acquisizioni della filosofia valgono solo per la filosofia e per la ristretta cerchia di intellettuali che hanno il dono di trascendere il senso comune e che ci trovano qualcosa di interessante. Il mondo esterno secondo Sini o Hegel non esiste? Chi se ne frega, la più parte delle nostre conoscenze avanzano floridamente e vengono largamente accettate a prescindere da quanto i filosofi scoprono ragionando nelle loro biblioteche.

  • Ovviamente non ho alcuna intenzione di passare per detrattore della filosofia; ci sono moltissime parti della filosofia che apprezzo, con cui mi devo per forza di cosa confrontare e a cui partecipo. Ma quando si comincia a parlare dei filosofi postmoderni della scuola francese, per me il discorso finisce.

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  • Il mondo esterno come prodotto è un'idea che gira da secoli e che - ribadisco - non pone alcun problema operativo a chi abbia quantomeno una conoscenza elementare di cosa sia un sistema nervoso centrale. Domanda: in quali campi del sapere la dialettica hegeliana o la fenomenologia dello spirito viene applicata proficuamente e produce risultati utili ad un avanzamento della nostra conoscenza? Scienze naturali? fisiche? cognitive? umane?

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  • Non direi (completamente) inutile, direi inefficace. Dimostrazione ne sia che, come scrive Hawking, i domini originari della filosofia le sono stati via via sottratti per fare si' che si cominciassero a produrre conoscenze affidabili.

    Per quanto riguarda la presunta libertà di certa filosofia.. ci sarebbe molto da dire..mi limito a citare Chosmky:

  • "Se osserviamo la sinistra accademica, vedremo che affonda nelle sabbie mobili di discorsi intricati e astrusi su qualche variante del postmodernismo, che nessuno capisce, compresi i diretti interessati, ma che sono utili per la carriera. Questo fa sì che un sacco di energia venga impegnata in attività che hanno il grande pregio di non cambiare nulla nel mondo e che quindi le istituzioni sostengono, tollerano e incoraggiano."

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  • Però, sempre parafrasando Chomsky, è davvero sbalorditivo come certa filosofia sia riuscita a creare costrutti ben più complessi, profondi e difficili della matematica o della teoria dei quanti.

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  • Infatti il senso di quanto afferma Chomsky non è certo che filosofia e matematica debbano necessariamente divorziare. Ma se la complessità di certa matematica può essere superata con l'applicazione, la "complessità" di certa filosofia non lo è per due ragioni: 1. è molto più difficile ancora (e questo è davvero strano), 2. o è semplicemente una formulazione astrusa e complicata di concetti banali o già noti da sempre.

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  • Questo significa soltanto che Chomsky non ha capito neache che tipo di sapere deve essere la matematica. Essa è bensì difficile quando viene sviluppata, ma una volta che un suo costrutto è stato pensato deve rendersi disponibile per ogni intelligenza di media qualità. Ma questo è già Cartesio che lo spiega. Se il nostro amico avesse capito un poco di più la filosofia (Cartesio non è Derrida, è molto chiaro) avrebbe evitato di indulgere in stupidaggini.

  • Ma questo è esattamente quanto sostiene Chomsky! Esattamente.

    Probabilmente le cose troppo semplici sfuggono a chi è abituato a ben altre profondità intellettuali?

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  • Evidentemente mi sono espresso male; il discorso di Chomsky è il seguente: forse non riesco a capire il decostruzionismo perchè è estremamente difficile e complicato. Tuttavia anche la fisica lo è. Se chiedo ad un fisico di spiegarmi una cosa molto difficile lui puo' farlo. Se domando ad un filosofo di spiegarmi in termini semplici cosa sia la decostruzione nessuno ci riesce.

  • ..da cui ne discende che o la decostruzione è ancora piu' difficile della meccanica quantistica..oppure non vuol dire nulla. Lascio a te indovinare quale sia l'opzione scelta da Chomsky o da me. Siamo troppo dozzinali per certe vette del pensiero. Comunque c'è un buon articolo in cui Chomsky esprime tutti i suoi argomenti..

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  • Politicamente sono vicino a Chomsky (...); "filosoficamente", nell'approccio conoscitivo, a Foucault. La mia simpatia per Chomsky ha a che fare con la sua adesione all'anarco-sindacalismo ^^. In questa disputa, nel confronto "filosofico", è più proficuo il "discorso" Foucaultiano.

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  • Mondo visibile e visione non sono affatto due concetti indipendenti; affermazioni simili dimostrano, a mio parere, come in certi settori della filosofia sia possibile uscirsene con boutades completamente prive di senso, tanto nessuno poi si occupa di settare dei parametri di significato. Anche dire che il fuori si afferma nel "dentro" mi pare scontato, risaputo e ovvio. Ma non pone alcun problema a nessuno, se non ai metafisici, che stanno cercando di venirne a una da 2000 anni.

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  • Evidentemente sono come Chomsky; devo avere un qualche difetto cognitivo o una qualche lacuna intellettiva che mi impedisce di riconoscere la straordinaria profondità di elaboratissimi costrutti à la Derrida o à la Lacan. In tutta onestà mi sembrano solo giochi metalinguistici, e credo di condividere questa sensazione con la più parte delle persone che non trovano nulla di nuovo o di interessante in certi "costrutti". Hegel poi..

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  • Grazie. Ma di che anno è?

  • Da cui la necessità piuttosto ovvia di comprendere che le determinanti socio-culturali hanno sì un ruolo, ma non predominante. Esistono degli universali umani che per quanto difficilmente definibili, posso progredire con un certo grado di indipendenza dai condizionamenti storico-culturali.

  • Come si spiega il progresso etico secondo gli eruditi sostenitori postmoderni del valore che è sempre schiavo delle determinanti socio-culturali? In fondo se nasco durante la società degli schiavi io faccio mio il sistema di valori proprio di quella società, e i miei giudizi dipendono interamente dal contesto storico. Adottando questa ipotesi, però, non si spiega come noi si sia superata la società degli schiavi e si sia progrediti sotto il profilo etico nei secoli.

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  • Infatti io nego che esista un progresso in senso extraintepretativo. Considerare le cose così significa credere che sista un mondo esterno. Ciò è filosoficamente insostenibile. Non c'è l'origine se non nel risultato e "la storia" è l'effetto retroattivo del suo racconto.

  • Queste son tesi che si possono discutere in un seminario sull'idealismo, ma credo che nemmeno i filosofi che le promulagano ci credano. Se ti sta cadendo un masso in testa, ti sposti per evitarlo; se hai la febbre ti metti un termometro sotto l'ascella per misurare la temperatura. Nessuno passa attraverso una porta senza aprirla..tutto questo succede perchè interagiamo con un mondo esterno che ha una realtà di cui siamo perfettamente consapevoli e che ogni giorno cerchiamo di conoscere.

  • Io non ho detto che la porta me la invento. Ho detto che la porta è qualcosa che incontro, sennò non è, così come c'è un mondo visibile solo perché ci sono occhi, sennò non ci sarebbe qualcosa né di visibile nè di invisibile.

  • Se domani morissimo tutti, la porta non sarebbe più una porta, ma la sua massa continuerebbe ad essere la sua massa. Esistono caratteristiche intrinseche - così le chiama John Searle - che esistono a prescindere dall'osservazione.

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  • C. ha ripetutamente sostenuto di essere solo parzialmente interessato a dibattere di grandi teorie e costrutti, così come ha diverse volte accusato l'intellighenzia di sinistra di volersi chiudere in elucubrazioni astruse e prive di senso che nessuno - compresi i partecipanti - è in grado di capire.

    Quindi il suo interesse non è "fare filosofia" ma operare nel campo dei diritti civili per cambiare le cose assieme alla gente che le vuole cambiare. Punto.

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  • Vedi, il mio concetto di animo non è stato preso in prestito dalla società, l'ho appreso per diretta esperienza, che faccia sorridere o meno. La disperazione di certi teorici è determinata da un mancato contatto con il trascendentale. Troppo occupati ad utilizzare la mente inferiore, nozionistica.

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  • Ecco, secondo me, dove risiede l'errore. Non c'è bisogno di cultura per avvicinarsi alla verità. Si può essere molto eruditi e con un'essenza poco sviluppata; si può essere dei contadini con un'essenza sviluppata e non avere l'erudizione necessaria per esprimerla. Però il contadino sa, per intuizione; l'erudito crede di sapere, ha studiato 1000 libri e ancora non ha inteso.

  • Visto che sei notevolmente più erudito di me, in filosofia, potresti spiegarmi brevemente perché i fondamenti di Chomsky sono razzisti? grazie.

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  • Concordo... ma temo sia un "auspicio" più che una considerazione distaccata; il desiderio che la differenziazione culturale, il patrimonio che contiene ciascuna cultura particolare, non venga annientato. Dimmi, davvero, cosa ne pensi della facilità con cui la televisione (ad esempio, come dispositivo della produzione di senso), nelle baracche degli slum di Lagos, di Manila, o a Shangai, ottiene l'adesione ai modelli culturali occidentali... (anche mediante una rielaborazione propria).

  • E ciò a dire che il sistema di credenza, la rappresentazione del mondo, la struttura valoriale, l'ordine simbolico, particolari, quali prodotti di culture materiali particolari, "comunitarie", capitolano alle dinamiche psichiche individuali, occidentalizzanti, al, diciamo, principio di piacere (...).

  • Credo che l'occidente trionfa e tramonta diventando, al di là del bene e del male, mondiale. Trionfa: oramai non c'è che occidente. Tramonta: il centro del mondo non è più quel piccolo lago chiamato Mediterraneo e neanche l'Atlantico, ma il Pacifico. Devo dire che da amante della differenza "moralmente" sono dispiaciuto di questa omogeneizzazione mondiale. Ma la morale ha in questi casi la figura della velleità. Il compito è corrispondere allo spirito del tempo con un pensiero oltreumano

  • Scusami... la fretta ha polarizzato la mia attenzione su una questione secondaria o addirittura accessoria del tuo discorso (l'ho sospinto ad altra guisa diciamo ^^ ), anche se cercherò di proseguirne il corso....

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  • Chomsky - min 3:48 "Penso ci sia una base assoluta - (se mi pressa troppo mi trovo in difficoltà perché non posso specificarvela) - che risiede essenzialmente nelle qualità umane fondamentali nella quale una vera idea di giustizia ha le radici".

    Mi sembra che il dibattito sia tra spiritualisti e meccanicisti, alla fine dei conti.

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  • il discorso è questo: per alcuni la Weltanschauung di un essere umano è sempre parziale perché originatasi dal proprio contesto socio-culturale (un assunto protocollare), perciò è sempre relativa e dunque anche lo spiritualismo (combattere per i diritti civili altro non è che un significante di spiritualismo nell'ottica delle leggi umane) altro non è che una forma di meccanicismo; dal mio punto di vista, ciò appartiene solamente al dominio individuale, mentre quello animico, eterno, è

  • universale ed assoluto. Il problema è che la maggior parte delle persone si sono identificate con l'individuale, fatto della cultura del proprio tempo, parziale.

  • La natura umana ci porterà all'uguaglianza? Da come va il mondo penso che il dominio di pochi si estenderà, sia con l'uso della guerra per arricchire i soliti noti (in realtà non tanto noti..), sia all'interno dei nostri Paesi liberi (?), in cui i ricchi incrementano con le crisi i loro profitti (anche se coi mass media pensiamo che tutti stiano stringendo la cinghia) e i poveri devono accettare lavori sempre più umili, con meno diritti...

  • sono x Chomsky....non credo che i valori che abbia elencato, siano stati costruiti all'interno di un gruppo sociale come dice Foucauld, credo piuttosto che siano precedenti alla costituzione di un gruppo sociale, che siano di dominio individuale, legati alla qualità di un'animo umano e semmai modificabili all'interno di un'interazione sociale :-)

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  • Individuale: ciò che deriva dall'interazione di animo e sociale

    animo: vero io, che si tramanda di vita in vita

    sociale: gruppo di persone che possono influire sull'individuale e talvolta sull'animo

    Questo è momentaneamente quello che penso

  • Sono con Chomsky. Guardate il suo lavoro, che continua ancora oggi. Parlare con le persone comuni, favorire l'associazionismo popolare, aiutare lo sviluppo dello spirito critico della popolazione mostrando le menzogne tramite cui il potere cerca di costruire un consenso ideologico universale. Per far ciò non è necessario perdere 40 anni a definire costrutti e dirimere cavilli teorici che probabilmente non saranno mai completamente risolti.

    Cercate "chomsky on postmodernism" su google.

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  • "C'est injuste!" megabatuttone del michel che cmq in 5 min ha smontato tutto l'essenzialismo e etnocentrismo del noam . . .

  • wonderful !

  • coño, que listo este foucault, jaaa

  • foucault tutta la vita

  • grazie mille per il video e per il simpatico dibattito nei commenti. vorrei aggiungere che quoto codadilupo83 commento per commento (anche sui calzini di chomsky), anche se spero che nonostante tutto non smetta di provare ad approssimare il più possibile il suo percepire col "cioccheè". qualcuno ha un dizionario filosofico da prestarmi?? :D

  • In ogni caso mi vien da dire che i calzini di Chomsky sono ingiusti.

  • ... il quale decreta con evidenza (un impulso elettrico) che l'altro impulso elettrico ha torto. Chissà come è modellizzabile un impulso elettrico che ha torto rispetto ad uno che è nel giusto (dato che a niente altro farebbe capo la esperienza), ovvero che rappresenta (come?) il fuori che non è un impulso elettrico. Capisco che la argomentazione susciti fastidio, soprattutto per chi non ha abitudine ad abitare la domanda ma vuole senz'altro rispondervi, ovvero non corrispondervi.

  • ... che si chiama Edelmann e che si dice: "io sono impulsi elettrici, ma, pur essendo impulsi elettrici, e non avendo altra testimonianza della "realtà" che come impulsi elettrici, so, in base ai miei studi - impulsi elettrici - che i miei impulsi elettrici, e non altro, riducendosi il pensiero ad impulsi elettrici, testimoniano di qualcosa assolutamente fuori dai miei impulsi elettrici (che essendo fuori non si spiega come possa tradursi in un dentro) ...

  • Che cosa spiega un impulso elettrico del cervello? Un pensiero? E quindi quello che qui viene esibito è un impulso elettrico che, sulla base di una oggettualità supposta ed inindagata genealogicamente, vuole avere ragione di un altro impulso elettrico che si oppone con il suo senso differente (ma dova sta il senso in un impulso elettrico)? E chi giudica? Un altro impulso elettrico. O forse la "realtà in sé"? Che però non si incarna se non in un ulteriore impulso elettrico...

  • Secondo modellizzazioni, ad esempio, che fanno capo ad "atomi", che non esistono da nessuna parte fuorché dall'incontro di mondo che un interpretante incarnato sempre di nuovo fa. Porre qualcosa come oggettivo "in sé" è un gioco da bambini, uno scherzo del senso comune o una operazione da "spensierati ingegneri", o da "teste d'uovo", come definiva i suoi colleghi senza alcuna preparazione filosofica il grande matematico Whitehead.

  • ma non esisteil video completo del dibattito?

  • E' chiaro poi che per proporre un modo di essere uomini non bisogna essere fini scrivani come Foucault o Chomsky ma qualcosa di più. Bisogna farsi carico di una scelta di una decisione/incisione anche nella sua arbitrarietà.

    L'arbitrio suggellato dalla scienza è quanto basta.

  • Innanzitutto la filosofia è stata la prima a porsi il problema della relazione, e continua ad esserla. Il problema è che cosa è un "fenomeno", che tu invochi, ma non sembra proprio che lo ritieni un problema. Cosa è un uragano? Vediamo. Innanzitutto, per analizzarlo come lo analizzo devo venire da un sapere che ha il suo fondamento, ad esempio, sulla vista. E' dubbio che una esistenza che non avesse una vista si rapporterebbe all'uragano così come fa chi ha vista e quindi costruisce

  • Un discorso che i filosofi non fanno dal momento che hanno ignorato e continuano a ignorare i contributi dell'antropologia culturale e dell'etnografia! La filosofia occidentale è estremamente etnocentrica infatti, probabilmente di più delle visioni economiciste della società e della vita proprie dell'occidente.

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  • 'codadilupo' a rigore, però, non postuliamolo neanche questo nocciolo duro di realtà. "[...] che allora si taccia, ma non 'di qualcosa' " la precisazione assai pertinente, e non di poco conto, che Neurath mosse al Wittgenstein del tractatus

  • Sul discorso della natura umana ciò che dici è corretto, ci mancherebbe che voglio sostenere un "in se" . Una valida antropologia deve essere un discorso che si fa carico di tutta la varietà umana in ogni sua sfumatura.

  • Se non sei daccordo ti esorto a fornire tu ora una spiegazione che ritieni accettabile dello stato di coscienza denominato "sogno".

  • Noi oggi abbiamo raggiunto una spiegazione accettabilmente esaustiva della coscienza come fenomeno, per le ragioni dette pocanzi nessuno ha la pretesa di farle coincidere con l'esperienza medesima. Resta il fatto che il "mistero" è stato sciolto.

  • Edelman spiega benissimo che spiegare scienitficamente uno stato di coscienza sia esso un sogno, o uno stato di veglia è una cosa. Vivere l'esperienza cosciente è un altra. Spiegare scientificamente un uragano non significa farti vivere l'esperienza di un uragano.

  • Perché se stabilisco che la vera natura umana è questa determinata così e così "in sé" e per sempre (a parte che l'affermazione è molto metafisica, nel senso negativo del termine e nn spiega nulla, dato che a parlare di un mondo assoluto e in sé è sempre una cultura determinata e storica che non sta fuori dal mondo nell'iperuranio), allora chi non si piega a questa "inseità" può essere considerato inferiore, al più tollerato.Proprio quello che fanno i cattolici.

  • Tra l'altro parli ancora di logos e a priori che non capisco cosa significhino oggi. Termini completamente metafisici.

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  • Ma aldi là di questa realtà neuronale io non vedo contenuti verbali degni di nota nel tuo discorrere nè sollevi dubbi insolubili. Il tempo dei filosofi è finito, il vostro giardinetto di piante4 esotiche è andato distrutto, prendetene atto. Non c'è un quesito degno di attenzione che riusciate a sollevare da tempo.

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  • Non capisco dove volete arrivare. Non sono dualista. Codadilupo non puoi negare che le cose che dici siano prodotto di una tua coerenza mentale, anche se fossere puro vaneggio. Leggetevi Edelman se non lo avete ancora fatto.

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  • ... e fa cose straordinarie, ad esempio capire che ci sono zone del cervello sulle quali si può operare avendone dei benefici sulla salute. Allora posso scrivere che quando il soggetto sogna, parallelamente ci sono riscontri così e così determinati negli esperimenti. Ma dire che il sogno è una scarica elettrica, beh questo è un non senso. Il problema è che questo misconoscimento del problema filosofico impone modelli pratici e politici pericolosi.

  • favoloso foucault surclassa intelletualmente & scientficamente oltre chomsky che si attacca a concetti, categorie e astrazioni della propria societá tenendo un discorso in un filo sospeso attivisimo & scienza -- grazie x il video

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  • Un presupposto di oggettività resta sempre al fondo dei nostri discorsi anche dei tuoi sofismi Codadilupo, tu credi che il tuo punto di vista sia oggettivo, sia uno stato delle cose. Questo accade giustamente perchè è in accordo con la neurobilogia di un cervello sano, evidentemente l'artificio retorico stimola maggiormente i tuoi centri talamici e libera noradrenalina e dopamine per farti stare bene nel tuo dialogare.

  • Faddan hai mai letto per caso qualcosa di F. Varela o, per essere rimanere nell'attualità, dell'equipe dell'Università di Parma (Gallese & co.) che ha "scoperto" i neuroni-specchio? Questi mi sembrano scienziati più che auterevoli, riconosciuti da tutta la comunità scientifica, che hanno compreso la necessità di superare il dualismo cartesiano.

  • E sono solo alcuni nomi...Già dalla fine dell'800 la scienza ha dimostrato l'incoerenza tra i suoi risultati e i suoi presupposti ideologici-cartesiani.Basti pensare alla fisica quantistica, alle geometrie non euclidee (v. soprattutto Poincarè),alle critiche al neo-evoluzionismo, all'embriologia e agli studi sulla percezione, etc..

  • Merleau-Ponty, un filosofo per niente anti-scienza e anti-scienziati, ne parla chiaramente nei suoi ultimi corsi sulla Natura.Tutte le scienze della complessità (teoria del chaos, topologia, teoria embodied,...) mostrano questa consapevolezza e non fanno altro che parlare di questo.

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  • Ma sfido chiunque abbia un cane a guardarlo, carezzarlo e pensare: "tu, fidato amico mio, sei un prodotto della mia immaginazione: esisti perché ti vedo, non ti vedo perché esisti. Se la cultura non ti avesse prodotto, non esisteresti".

    Che la cultura abbia prodotto un sacco di informazioni che associamo al concetto di cane non lo metto in discussione: lo nome comune "cane" o lo stesso concetto di "fidato amico" sono prodotti culturali.

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  • scusami Paolo lo sai che sono perfettamente d'accordo con te ma l'esempio della società del dio-cane (anche se l'hai creato involontariamente) mi ha fatto troppo ridere ahuauhahuahau

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  • Frena codadilupo: hai espresso un discorso troppo invitante ed ora permettimi di esercitare una (spero costruttiva) pressione critica per decostruirlo. Mi assumerò l'onere di fare la parte del realista, del chomskyano se vuoi.

    Quando dici che "bisogna in fondo accettare che la verità è relativa" mi viene da aggiungere che quest'affermazione è vera o falsa in relazione alla verità di cui stiamo parlando.

  • Se per "verità" intendiamo una credenza o un sistema di credenze soggettive motivate dalla storia del signolo che le concepisce, allora sono d'accordo col dire che la verità, questa verità, è relativa (relativa ai condizionamenti culturali, alle determinazioni storiche, al punto di vista personale...).

    Occorre però quantomeno "postulare" che vi sia una verità extra-soggettiva, indipendente dal nostro accedervi.

  • La parola "cane" è un prodotto del pensiero umano, concordo: "cane" e "sasso" sono favole, come sono favole "Dio" o "atomo".

    Ma fuor di virgolette- facendo USO e non MENZIONE della parola, cioè intendendo rimandare ad un significato designato piuttosto che al significante- sfido chiunque a negare l'esistenza dei cani. Certo, possiamo chiamarli "dogs", chiamarli "chiens", con nomi di fantasia, o non chiamarli affatto.

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  • Il concetto di Giustizia, bontà, etica, sono associabili alla natura umana se e solo se tale natura è vista all'interno di un contesto sociale. Il concetto di giustizia ad esempio è molto relativo, ovviamente si può dire che è una convenzione, non vi è un'idea di giustizia come regola o forma astratta, vi è un concetto che è continuamente rivisto in sistemi che possono essere dittatoriali, democratici ecc..

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  • Quiero saber, me urge saber donde puedo obtener este increible debate con subtitulos en español.

  • Foulcault 1 - Chomsky 0. KO al 5:03, vittoria per maggiore consapevolezza della realtà.

  • Beegiu evidentemente forse non hai capito che qualsiasi interpretazione del mondo e ripeto qualsiasi essendo una costruzione ( culturale, sociale, personale ecc. ) non questo significa che non si debba cercarne una . Ogni concezione è un euristica, in quanto tale merita di essere sempre cercata. Foucoult preda delle sue sottigliezze se ne tira fuori volendo fare l'analitica.

  • Buon per lui e per voi che volete affollare ancora le aule universitarie con infiniti dibattiti. Ma se uno vuole costruire la sua interpretazione la sua idea di natura umana o di società e fondarla sulle aquisizioni filosofiche e scientifiche degli ultimi millenni perchè non dovrebbe farlo ? Perchè voi filosofastri non lo reputate fattibile?

  • F. ha una visione molto più concreta della realtà che non si svincola dalle sovrastrutture nelle quali è oggettivamente necessario inserire il dibattito. C. è influenzato dall'epoca e il suo discorso sfiora l'utopia perché non si ferma alla mera comprensione della realtà o a una sua interpretazione razionale - anche se le sue argomentazioni sono più affascinanti (era questo il punto). Ma probabilmente, non ci ho capito una mazza. Se hai tempo e voglia puoi spiegarmelo tu. Grazie

  • Beegiu innanzituto "sfiorare l'utopia" cosa significa per te? Se non hai ancora capito che è ideologico usare il termine utopia in quel modo, come mera fantasticheria, e che ciò è anche estremamente reazionario non credo possiamo accordarci tanto facilmente.

  • Mi sembra chiaro il senso della mia frase. Piuttosto accordiamoci sul termine reazionario, che forse usi anche tu con troppa leggerezza. Il punto è: C. è un sognatore, F. vede le cose per quello che sono - lo dice alla fine 5:58 - più chiaro di così non riesco.

  • Allora ti spiego F. dice che concetti quale Natura Umana, Bontà, Giustizia ecc. sono concetti prodotti dalla nostra cultura. E' un osservazione intelligente, acuta ma parziale perchè simili concetti sono investigabili non solo dal punto di vista della vecchia filosofia morale ma della scienze umane, biologiche e psicologiche e possono avere delle evidenze empiriche incontestabili

  • Per esempio oggi abbiamo investigato tantissimo gli aspetti neurologici della coscienza, tutte cose che hai tempi di F. erano fantascienza. Si sa molto di più su gli aspetti emozionali dell'animale uomo, e si possono inferire numerose leggi generali, comportamentali. Non dico che la natura umana è svelata ma da un punto di vista bio-sociale lo è quasi.

  • Salvo non voler avere le solite riserve misticheggianti secondo cui queste sono Misteri Insondabili. Niente di più falso, il nostro cervello, il nostro bios, la nostra comunicazione e interazione di specie sociale sono un qualcosa di sondabile e indagabile scientificamente.

  • Ok, quindi diciamo che C. è un esploratore dell'umanità mentre F. si basa sulla constatazione del fatto - che in questo caso è parziale. Se ho capito bene posso dire che hai ragione anche tu. :) grazie - comunque usare Ytube soprattutto in questo modo è decisamente la cosa migliore.

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  • E badate bene non parlo di istinti o impulsi ma passioni! Per ciò anche la reazione irrazionalista ( Nitzsche) pur essendo carica di suggestioni, talune più che scusabili, altre mere farneticazioni, mi sia consentito. Questa dico risulta poco più di uno stimolo per una ricerca empirica e sperimentale tutta ancora da compiere: Grazie

  • UOMINI E dONNE DI BUONA VOLONTà! e poi la creatività oltre che una serie di nuove scienze non ancora scoperte e molte correzzioni di tiro per le esistenti. Una su tutte la Psicologia: tanta psicologia odierna nasce dal patologico e questo non mi va. Perchè non partire da una scienza della natura umana indagata empiricamente nel tentativo di promuovere uno sviluppo armonico delle nostre passioni? Si è mai occupata di passioni la Psicologia?

  • Nellibus rispondendo alla tua obiezione che poi è quella di Foucaul sò bene essere questa la più grande e intelligente e degna obiezione, ma credo che la soluzione si trovi. Ci vuole una coscienza epistemologica e critica fondata sulla storia di lunga durata e poi anche un grado di responsabilità per alcuni soggetti. Tutti elementi umani che possono svilirsi da un momento all'altro tuttavia sono gli unici che ci restano.

  • Credo che il tono si sia fatto più paccato e mi adeguo :) Codadilupo83 sono daccordo su molte questioni con te come quella dell'relativismo culturale! Ci mancherebbe che ci si senta superiori culturalemente a chicchessia! Tentativo fatto ma poi rivelatosi del tutto infondato, alludo al primitivismo o ai tentativi di definire determinate culture pre-logiche ( Lévy -Bruhl) falliti! A tal proposito Il Mondo Magico di Ernesto De Martino per chi non lo avesse ancora letto FATELO SUBITO!!!

  • Bravo .Bello esterno de martino. Pasolini lo diceva!

  • In questo specifico video non fa altro,e il mio commento si limitava a questo.

  • à (nella direzione di uno studio genealogico delle pratiche di soggettivazione e di assoggettamento. Vedi il progetto della Storia della Sessualità)andando alla ricerca dei possibili spazi e delle aperture alle pratiche individuali di affrancamento dal potere (inteso in senso "microfisico").

  • Mi sembrava.Infatti tutto l'immobilismo di cui parlavo era riferito al fatto che mentre Chomsky si prodiga nel progettare un modello nuovo,Foucault si limita a muovere obiezioni.Tutto qui.Ritengo sia Foucault che Chomsky due grandissimi pensatori del novecento.Ciao

  • Ma in realtà io non penso che F. si limiti a muovere obiezioni, mi sembra una conclusione alquanto affrettata.