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From: discorama1
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  • Purtroppo le alternative al liberismo e al capitalismo sono le dittature. E NON ESISTONO DITTATURE "BUONE"...La maggior parte della gente, se può, fugge dalle dittature, sia che si tratti di dittature di ispirazione comunista, fascista o religiosa. La gente vuole la LIBERTA', intesa sia come LIBERTA' DI (pensiero, parola,ecc) che come LIBERTA' DA (dalla miseria, dall'ignoranza, ecc).

  • Mentre con il capitalismo e, ancor di più, con il cosidetto "liberismo", siamo ridotti a produrre richezze per gentaglia come Berlusconi, i Parmalat i sgnori banchieri e monezza varia. VIVA LA RIVOLUZIONE DEI CERVELLI , VIVA IL VERO SUD FUORI LE MENTALTA' ALLA "CARPE DIEM" VIVA LA CULTURA

  • E perchè mai essere coerente con il proprio pensiero sarebbe indice di ottusità? Sono così pochi quelli che restano fedeli a sè stessi quando c'è un alto prezzo da pagare...Repubblica, statuto, liberale... sono belle parole che hanno infiammato i cuori dei migliori figli della borghesia...Non si può, nel XXI secolo, essere nostalgici dei re e del potere temporale della Chiesa.

  • @eppsimov : E bisogna esserlo dei taglia teste e succhia sangue giacobini ? Mai !!!

  • @wilbru89: beh, passi per il "taglia teste" (in effetti i giacobini fecero un uso abbastanza disinvolto della ghigliottina), ma "succhia sangue"  è assolutamente un insulto gratuito contrario alla verità storica: la rivoluzione francese fu la rivolta dei ceti produttivi contro quelli parassitari (nobiltà e clero). Comunque su una cosa hai ragione, non dovevo usare un tono così tassativo, ognuno può essere nostalgico di quello che vuole. Ciao.

  • @eppsimov : Dicevo "succhia-sangue" perchè i francesi e loro lacchè giacobini la prima cosa che fecero a Napoli fu' quello di imporre tasse.

  • @wilbru89: non dico di no, però fai le dovute proporzioni con quello che rubavano nobili e clero.....Non esistono uomini perfetti, al massimo esistono intenzioni perfette..Per quanti errori ed orrori possano essere stati commessi in nome degli ideali della rivoluzione francese, l'Occidente, a mio modesto parere, deve dir grazie a Rousseau e al pensiero liberale.

  • @eppsimov ; Per aver scristianizzato, portato allo sfascio morale e alla decadenza l'occidente. Poi dal pensiero librale viene fuori quella cosa che è il capitalismo.

  • @wilbru89: che piaccia o meno, il capitalismo ed il liberismo sono quelli che ci hanno portato benessere e libertà. Dove non sono arrivate le idee della Rivoluzione francese, e dove ci sono ancora monarchie vecchio stampo, teocrazie, dittature militari il risultato è il seguente: la gente sarà anche molto religiosa, ma vive nell'ignoranza, nella miseria e nella paura. Io preferisco il benessere e la libertà.

  • @wilbru89 Ci penseremo noi atei a scristianizzare l'italia !

    i francesi hanno confuso la mente agli italiani ,ma non hanno colpito la religione ,ma il potenti che speculavano su di essa

  • @ritornagulliver No i francesi hanno provato a scristianizare il loro paese con le leggi del 1793 e con Napoleone deportando il Papa... non ci riuscirete mai anche perchè la liberta' di culto è difesa dalla Costituzione.

  • Questo video è falso e menzognero ,perche' il re stando alle fonti storiche riportate su Wikipedia, chiese spesso a Domenico Cirillo di rinnegare la Repubblica Napoletana e di giurare di nuovo fedelta' al suo governo in cambio della sua scarcerazione.

    Ma quell'ottuso di Domenico Cirillo rifiutò spesso la proposta del re Ferdinando di rinnegare la fede repubblicana e osi' fu' condannato a morte

  • Domenico Cirillo fu un uomo ottuso e testardo che si rifiutò di giurare per la monarchia borbonica in cambio della grazia e del perdono che il Re Ferdinano gli voleva concedere

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  • I supersistiti della Rivoluzione Partenopea fondarono nel lontano 1810 la Carboneria napoletana allo scopo di far rientrare Napoleone Bonaparte a Napoli.

    Ma il tentativo di restaurare la Repubbica Partenopeaè sempre fallito .

    Gli stessi carbonari napoletani in collaborazione con i carbonari settentrionali collaborarono segretamente dal 1848 al 1860 per la creazione del Regno d'Italia e per espellere i Borbone da Napoli e Pio IX da Roma

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  • @aliceagnese

    su Garibaldi stendiamo un velo pietoso. Sui massoni e carbonari Piemontesi anche. Ma allora come si giustifica la resistenza fino al 1877 contro i Savoia se questi erano tanto "buoni" ?

    Ma come é possibile non prendere atto che da 3 potenza economica del mondo, siamo ridotti oggi a paese sottosviluppato ? Ma come si fa ancora a credere alla bella storiella del "Risorgimento" ?

    ....senti a me, non leggere troppi libri di "Storia"

  • W I GIACOBINI

  • Viva i sanfedisti

  • C'avete sbomballato co' sti borbone e 'ste puttanate secessioniste. ITALIA UNA E INDIVISIBILE. Bastone e olio di ricino per chi non è d'accordo.

    NOBIS!

  • Vi dovete solo vergognare luridi lacche' dell' invasore francese e piemontese

    VIVA I BORBONI E LE DUE SICILIE !!!

  • Troglodita,ma vergognati!!!!Sei un ignorante!!

  • Vergognati tu brutto insolente, villano e provocatore ! Parli solo con frasi fatte...

  • Io non metto in dubbio che ci siano state delle violenze per l'instaurazione della Rep.Napoletana.

    PERò,rappresenta l'unico tentativo dei napoletani,soprattutto della parte culturalmente più elevata,di diventare liberi e governare la propria città.

    Provo pietà per i filo-borbonici,i quali ignorano che sono la causa dell'arretratezza socio-culturale di Napoli...

  • E il teatro San Carlo chi lo ha aperto ? E la prima ferrovia italiana chi l' ha aperta ?

    E il Real Albergo dei poveri e il Museo di Capodimonte ? Devo continuare con l' elenco ?

    I giacobini prima (che hanno portato solo la ghigliottina e le tasse) e i piemontesi poi sono la causa dei problemi del sud

  • la tua è miope ignoranza!!!Non so come si faccia a difendere il mal Governo dei Borboni per aver fatto quelle poche cose.

    Senza considerare i tanti difetti che hanno instillato nella mediocre popolazione meridionale!!

  • * 1° Paese industrializzato d'Italia (circa 1.600.000 addetti su circa 3.130.000 complessivi: 51% degli addetti totali con il 35% di abitanti - 1861) [cfr: Censimento del Regno d'Italia, 1861]

    Maggior industria navalmeccanica d'Italia: Napoli e Castellammare

    Prima flotta mercantile d'Italia (2a in Europa dopo l'inglese)

    Prima nave a vapore dell'Europa continentale, Ferdinando I, realizzato nel cantiere di Stanislao Filosa al Ponte di Vigliena, presso Napoli, varato il 27 settembre 1818

  • Primo Transatlantico a vapore d'Italia ("Sicilia", 1854) Prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi)

    Primo statuto socialista del mondo (seterie di San Leucio)

  • * Più alta percentuale d'Italia di medici per abitante

    Primo ponte sospeso in ferro d'Italia

    Prima Compagnia di Navigazione del Mediterraneo *

    Più basso tasso di mortalità infantile d'Italia

    Più alto numero % di amnistiati politici d'Italia

    Bonifica dei Regi Lagni e conseguente sistemazione idrogeologica della Terra di Lavoro

    Terza flotta militare d'Europa (dopo UK e F)

  • Prima istituzione del sistema pensionistico in Italia (con ritenute del 2% sugli stipendi)

    Primo statuto socialista del mondo (seterie di San Leucio)

    Più alta percentuale d'Italia di medici per abitante

    Primo ponte sospeso in ferro d'Italia

    Più basso tasso di mortalità infantile d'Italia

    Bonifica dei Regi Lagni e conseguente sistemazione idrogeologica della Terra di Lavoro

    Real Albergo dei poveri

    Istituzione di Monti Pegno e frumentari

  • Minor pressione fiscale di tutti gli Stati Italiani

    Prima ferrovia e prima stazione in Italia (la Napoli - Portici)

    Prima galleria ferroviaria del mondo

    Primo telegrafo sottomarino dell'Europa continentale

    Teatro San Carlo (1° al mondo, costruito in soli 270 giorni)

    Museo archeologico

  • Officina dei papiri

    Orto botanico

    Osservatorio astronomico

    Osservatorio Sismologico Vesuviano (1° nel mondo)

    Istituzione di accademie Culturali, Conservatori Musicali

    Istituzione di Scuole di Arti e Mestieri

    Primo esempio di vincolo di salvaguardia di un monumento: Teatro di Taormina, 1745

    1745: primo esempio di vincolo ambientale per la tutela e la conservazione dei boschi del Carpineto e del Castagno dei Cento Cavalli, Sicilia

  • Istituzione di Collegi Militari (Nunziatella ecc.)

    Primo Stato Italiano per ricchezza (al momento dell'annessione le Due Sicilie avevano più del doppio in oro di tutti gli altri Stati della penisola uniti assieme: 445,2 milioni su 670 in totale)

    Primi assegni bancari della storia economica

    Prime agenzie turistiche italiane

    Prima rete di fari con sistema lenticolare

    Rendita di Stato quotata nella Borsa di Parigi al 120%

  • Ma cos'è questa sfilza?

  • I successi che il piemonte ha strappato con la sua politica di rapina con la scusa dell'unità

  • Buffonate! Il regno delle Due Sicile faceva pena, era il più arretrato d'Europa. Le agenzie turistiche in un paese dove le uniche strade erano i letti dei torrenti o i sentieri per le capre!

  • ...e che ha represso nel sangue tutti i movimenti indipendentisti o statutari siciliani...ma questo 'sta gente non lo ricorda....continuano a guardare gli altri, ma dovrebbero considerare il tradimento clamoroso, quasi senza confronti, della loro classe di ufficiali, un branco di venduti....l'esercito pontificio a Mentana in un solo giorno fece meglio di mesi di campagna dell'esercito borbonico !!!

  • buffonate lo dici a qualche altro bifolco che ha bisogno(come te) di un po' di istruzione

    guardati questo va è qui su youtube

    watch?v=WE-h12f-Mfs

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  • 1799 contro Napoli e contro il popolo!

    Ma quale repubblica? Ma quale libertà? In 3 giorni francesi e giacobini massacrarono ottomila napoletani di parte cristiana-borbonica, in 5 mesi oltre sessantamila con oltre 1500 condanne a morte mentre partivano per Parigi i convogli con le nostre opere d'arte(fonte:Memorie del generale Thiebault)... Un po'di verità storica sul1799 dal video: "contro 1799" su youtube

  • Napoli conobbe la liberta' solo dopo il 1948 .

    I Borbone , i Savoia e Napoleone Bonaparte erano tre tiranni uno peggio del'altro .

    Onore ai partigiani della II Guerra mondiale , gli unici che meritano rispetto

  • meravigliosi gli attori che impersonano la commissione giudicante....guarda caso ricalcano l'immagine di 2 froci...contro quella di un uomo, Cirillo

  • Napoli assaporò la libertà soltanto nei giorni della rivoluzione. 1799. Viva la Repubblica!!! A morte i tiranni!!! Piemontesi e Borbone due facce delle stessa ipocrisia!!!

  • Pero comunque i Tiranni del Settecento ( i Borbone i Bonaparte) avevano una passione per la scienza che li accumunava .

  • Ferdinando I aveva una tale passione per la scienza (intesa come "conoscenza") che regalò al governo inglese 30 papiri latini appena estratti dagli scavi di Ercolano in cambio di altrettanti canguri da inserire in una villa della sua favorita Lucia Migliaccio per divertirla.

  • Passare da una monarchia ad un'altra monarchia non vuol diventare democratici ,ma passare da un tiranno ad un'altro.

    Noi napoletani abbiamo conosciuto la vera liberta' ,(quella vera e non la finta liberta' che gli ipocriti Savoia ci concessero prima del'avvento del fascismo ) solo dopo il referendum del 1946.

  • Che arroganza quella di Domenico Cirillo e di Eleonora Pimintel Fonseca , si erano propio montati la testa .

  • magari i lazzari fossero stati fucilati tutti dai francesi...Napoli sarebbe Zurigo in quanto a civiltà e benessere! viva i giacobini viva la Repubblica!

  • Tu avresti meritato di fare la fine che invece fecero yutti i giacobbe infranciosati e nemici del popolo vero...Un bel giro a Piazza Mercato in compagnia di Masto Donato...

  • la repressione antigiacobina fu debole, per aver attentato ad uno Stato sovrano fu una cosa ridicola, se fosse avvenuta in inghilterra anche solo pronunciare la parola giacobino sarebbe stato reato passabile di morte. la retorica risorgimentale da quel giacobino di cavour in poi, amplifico'il tutto, lo sanno anche le pietre.

  • Giacobino Cavour? Si rivolterà nella tomba! Cavour era un liberale moderato e conservatore, un monarchico convinto, che aveva in orrore le repubbliche e le rivoluzioni di popolo, non a caso detestava Mazzini e Garibaldi.

  • io leggevo che in gioventu' aderi' alle idee giacobine. se poi si e' "trasformato" in liberale ....nulla toglie che magari certe ideuzze di gioventu' gli fossero ritornate.

  • Chi ha detto che era giacobino? Massone si, anticlericale pure (conosce le restrizioni alla chiesa operate in Piemonte, le vicende dello stesso Giovanni Bosco).

  • Non mi riferivo a Lei, rispondevo a un altra persona che scrive su questo sito.

  • Tra i savoia e i borbone mille volte meglio i borbone. Ma tra monarchia e repubblica viva sempre la repubblica, a morte i sovrani parassiti e i loro servi

  • W il Re di Napoli Gioacchino Murat! l' unico SERIO monarca che governò con capacità!W l' Imperatore!

  • Ma famm'o piacere..re Gioacchino!...

    Si proprio comme 'a mutanda 'e lana..nun se porta cchiù!...

    Sempre a tessere le lodi dell'invasore francese!

  • philly a te va bene re bassolino...hai visto che bel sovrano meridionale hai a napoli?

  • Bassolino è un giacobbe fetente...come te!

  • I Savoia, i Bonaparte , I Borbone di Napoli ,gli Aragona e gli Angioini furonu tutti dei finti liberali e dei tiranni .

    L'unica buon dinastia che governo' Napoli furono gli Hohestaufen(Federico II di Svevia) dal 1230 al 1250 .

    E sinceramente furo gli unici ad avere idee veramente liberali ed anticlericali

  • Sicuramente un fatto: il popolo questi giacubbini davvero non capiva che andassero trovando, a quando potè li buttò tutti a mare, sotto la guida del cardinale Ruffo. Il resto su chiacchiere...

  • Sarebbe ora di sfatare una volta per tutte la leggenda di Ruffo. Il Meridione d'Italia non lo riconquistò lui colle sue bande raccogliticce di briganti, bensì le truppe austriache, spagnole, inglesi, turche e russe che lo accompagnavano e che fecero tutto il lavoro. Tant'è vero che, nel 1806, venuto a mancare il loro supporto, Ruffo e i suoi briganti si guardarono dall'imbarcarsi in una simile avventura. Gli unici che ci provarono, Rodio e Fra' Diavolo, fecero prontamente una brutta fine.

  • Il fiancheggiamento rientra nella prassi militare, direi: pensa ai partigiani nella 2gm.

    Il dato decisivo resta: quando il popolo meridionale fu chiamato a scegliere, prese le armi con Ruffo e buttò a mare i parrucchini giacobini e i francesi ipocriti e invasori. Il mezzogiorno si dimostrò geloso della sua indipendenza e della sua identità, per una volta nella sua storia. Non sputiamoci sopra.

  • Non sputo su nulla, ma vorrei che qualcuno fra gli attuali neoborbonici mi spiegasse come mai, appena 7 anni più tardi, quello stesso popolo non si mostrò affatto "geloso della sua indipendenza e della sua identità", i francesi poterono occupare Napoli e il resto del sud dell'Italia senza colpo ferire e i lazzari questa volta, a Maria Carolina che li implorava dicendo: "Se non vi battete dovremo partire", risposero: "Fate buon viaggio". Cos'era successo al Mezzogiorno in quel frattempo?

  • Vorrei inoltre far presente che chiamare "giacobini" i rivoluzionari napoletani del "99 significa perpetuare un arbitrio (furono i borbonici a battezzarli così, allo scopo di screditarli associandoli alle follie sanguinarie di Robespierre e Saint-Just): loro si definivano "patrioti", senza nessuna particolare connotazione politica. Il giacobinismo in quanto movimento politico era morto e sepolto da 5 anni, allorché i francesi occuparono Napoli nel "99.

  • "Giacubbini" erano chiamati dal popolo che li ingiuriava nelle sue canzoni: e di quelli avevano tutto: berretti frigi, compassi massonici, illusioni e...ghigliottina. Nonchè, in sostanza, progetto politico.

  • "Giacobini" è un termine che i lazzari dovevano aver orecchiato dagli ambienti colti perché dubito che conoscessero la storia francese. Quali fossero i progetti politici dei rivoluzionari napoletani è difficile dire perché mancò loro il tempo di elaborarli compiutamente e in maniera organica. Quanto alla ghigliottina, non mi pare che la usassero: le uniche persone mandate a morte sotto la Repubblica furono cinque partecipanti alla congiura dei Baccher (fucilati, non ghigliottinati).

  • Sul clima di "terrore" istaurato dai francesi e dalla Repubblica la rimando al cap.XXXVIII del Saggio di Cuoco, in cui parla anche del "tribunale rivoluzionario", creato sul modello francese, autorizzato ad agire contro i "nemici della patria" "senza alcuna forma di processo". I casi di individui sommariamente giustiziati perchè avversi al regime sono numerosi e documentati. Non si contano inoltre gli eccidi perpetrati nelle provvincie per stroncare l'Insorgenza. Pensi al crudele Ettore Carafa

  • In realtà vi sono anche fonti storiche secondo cui le crudeltà di Ettore Carafa verso gli abitanti di Andria sarebbero state molto esagerate dalla propaganda borbonica la quale non difettava certo di immaginazione (pensi alla famosa storia dei capestri...). Quanto al popolo napoletano, o meglio ai lazzari (che non rappresentavano tutto il popolo di Napoli, ma solo una sua porzione, la più degradata e miserabile: quella che Marx avrebbe definito lumpenproletariat), rammentiamo che insorsero

  • solo quando le truppe straniere, accompagnate da Ruffo, erano ormai alle porte di Napoli e i francesi avevano abbandonato la città, il che ricorda tanto da vicino certi analoghi episodi "gloriosi" della 2a guerra mondiale... Quanto a Borjès, è vero che fu arrestato in Abruzzo, ma nel suo diario riferisce episodi avvenuti in Calabria in cui più di una volta era scampato fortunosamente a delle delazioni.

  • e ai fatti di Andria.

    Dopodichè ritengo che la ferocia di chi si arma per difendersi da un'invasione straniera sfrontata e iconoclasta (verso tutti i simboli della religione e della storia comune di un popolo) proprio non sia argomento di difesa per la brutalità di quell'invasione. E se convengo che il banditismo non si può confondere con la contro-rivoluzione (per cui M. avrà meritato l'elogio di F.), non vedo come si possa negare questa qualifica all'insorgenza napoletana che coinvolse

  • interi paesi e che,al suo apice,l'armata della Santa Fede, fu decisivo (al ponte della Maddalena) per abbattere il nemico. Circa Borjes (che fu arrestato in Abruzzo, non in Calabria, per una delazione) la sua storia riguarda l'annessione sabauda:in quel caso, a proposito di simpatie, un popolo che per sette anni (quanto durò più o meno in vigore la legge Pica),sottoposto a legge marziale, impegna incessantemente circa 100 000 regolari dell'Esercito Italiano, quali avrà voluto "manifestare"?

  • I precedenti due messaggi vanno letti invertendo l'ordine!

  • Il punto è che quando due universi culturali e ideologici si scontrano, non si può pretendere che l'uno (le "plebi"), soggiaccia all'altro battendo le mani: è ovvio che vorrà in qualche modo reagire. Semplicemente. Salvo poi prendere la nave e andarsene, ma questa è un altra storia...

  • Mi permetterò, per fare un esempio "e contrario", di citarLe il caso della mia famiglia materna, originaria della Puglia (Lucera in prov. di Foggia): erano poveri e popolani, il mio trisavolo materno faceva il muratore e morì di malaria contratta nel corso del suo lavoro, eppure erano devotissimi ai Savoia e lo rimasero fino al referendum del "47 in cui votarono per la monarchia. E come loro ce n'erano molti altri...

  • Veramente i lazzari insorsero sin da prima che Cahmpionnet marciasse su Napoli, unendosi ai soldati sbandati e mettendosi agli ordini dei generali eletti dalla Municipalità (Girolamo Pignatelli di Moliterno comandante in capo), e presidiando i castelli resistettero all'invasione. Sul "brigantaggio" post-unitario è chiaro che esso fu un'esperienza fallimentare: ma direi che dimostra con evidenza che l'Unità fu avvertita dal Sud come violenza e arbitrio. Circa il suo trisavolo si vede come

  • Moltissimi lazzari si distinsero per coraggio e spirito di sacrificio nella difesa di Napoli contro i francesi (in base alle fonti dell'epoca, sembra che ne morissero circa tremila). Non tutti però: ci furono anche lazzari che, mentre i loro confratelli cadevano uccisi nelle strade vicine, si dedicarono a svuotare il palazzo reale (il quale fu completamente devastato) di ogni bene prezioso che vi fosse rimasto. In seguito, fino alla partenza dei francesi, non si ebbe più unaccenno di rivolta.

  • Quanto al brigantaggio ho già espresso la mia opinione in proposito: non credo ai "briganti-patrioti". E non dovevano crederci più di me i numerosi paesi delle Calabrie che opposero un'accanita resistenza (quella di Pietragalla fu addirittura eroica) alle bande di Crocco e Borjès.

  • Anche qui potrei farle un lungo elenco di paesi che si ribellarono ai piemontesi. Sa perchè furono rasi al suolo e spopolati Pintelandolfo e Casalduni? E quanto a patriottismo: nel brigantaggio c'è di tutto. Però, conosce la storia del sergente Romano, pugliese anche lui? E la quantità di processi politici, per meri reati d'opinione, svoltisi dopo l'annessione? La causa borbonica divenne di fatto un simbolo nella guerra disperata, malinteso anche, come per banditi come Crocco.

  • So perché Pontelandolfo e Casalduni furono dati alle fiamme: i loro abitanti avevano ucciso 43 tra soldati e carabinieri caduti nelle loro mani: badi bene, non li avevano uccisi in battaglia o durante un agguato, li avevano straziati con lunghe torture (chiodi e spilloni piantati negli occhi, mani e piedi amputati, orecchie e nasi tagliati) e infine avevano fatto letteralmente a pezzi i loro corpi che furono trovati appesi alle porte e alle case dei due paesi. Ebbene, dopo un evento simile,

  • Le confesso che non riesco a provare pietà per quegli uomini e quelle donne, anche se una rappresaglia indiscriminata io non l'avrei comunque fatta.

    Conosco il Sergente Romano (anche se oggi, alla grande maggioranza dei pugliesi, questo nome dice poco o nulla): fu anche lui crudele in più occasioni, ma indubbiamente nella causa borbonica credeva davvero - come Rodio, come Fra' Diavolo, come Pilone - e la sua fedeltà a Francesco II era autentica. Però si tratta pur sempre di eccezioni.

  • Un altro famoso brigante, Cipriano La Gala, a un avvocato da lui sequestrato a scopo di estorsione, che cercava di ingraziarselo professandosi borbonico, rispose senza mezzi termini: "Tu hai studiato, sei un uomo colto, e puoi credere che noi fatichiamo per Francesco II?". Anche Crocco, nelle sue Memorie, non è molto tenero verso i Borboni: "[Francesco II e sua moglie] Pensavano a feste e gloria mentre noi morivamo di fame". Crocco in realtà, dopo la spedizione dei Mille

  • a cui aveva preso parte, era tornato a Rionero mettendosi al servizio delle nuove autorità liberali e in particolare del giudice Francesco Paolo Bonfanti che era molto soddisfatto di lui. Se non avesse avuto in paesi nemici potenti, che riuscirono a farlo arrestare per reati commessi precedentemente al 1860, è probabile che non sarebbe mai tornato a fare il bandito.

  • Crocco,come scrisse Borjès, fu un "sacripante". Il "brigantagio" fu vario al suo interno. La componente consapevolmente leggittimista fu effettiva e documentata: Giordano, Martummè, Borjes, Castagna, Tristany, Lagrange, Alonzi, Coja, Mattei, COnte, De Reviere, Maszot, Basile, De Trazegnies, Caretti, Zimmerman, Valenzuela, Sammartino, Piatti, Kalkereuth, Romano, Castaldi sono quelli che oggi i "borbonici" ricordano.

  • Avrei qualche dubbio su Tristany, Lagrange e Zimmerman che in più di un'occasione furono sfiorati dal sospetto di fare il doppio gioco.

    Quanto a Crocco, penso che Borjès sia troppo severo nel giudicarlo: è vero che i due non erano fatti per intendersi, venivano da mondi troppo diversi. Crocco non aveva l'istinto cavalleresco di Borjès, bensì una mente fredda, lucida e ragionatrice: se fosse nato nel "300 o nel "400 avrebbe potuto diventare un eccellente condottiero di ventura.

  • Leggendo le sue Memorie, si ha l'impressione di un uomo estremamente padrone di sé che non perde mai di vista il limite delle proprie possibilità, non si lascia esaltare dalla propria leggenda. Quando si rese conto che le truppe austriache e spagnole, promesse da Borjès, non sarebbero mai arrivate, capì che l'impresa di ripristinare il dominio borbonico nelle Calabrie era irrealizzabile. E, non volendo suicidarsi, buttò la causa di Francesco II alle ortiche.

  • Per essere giusta, le segnalo i nomi di altri due briganti legittimisti che si segnalarono per il loro zelo nel servire la causa borbonica: Antonio Cozzolino, detto Pilone, e Pasquale Cavalcante.

  • Ma a parte questi nomi, ce ne è abbastanza perchè si chiarisca definitivamente che la conquista del Sud non fu affatto una liberazione salutata dai canti del popoli, ma che lo stato massonico e borghese si impose nel Sud Italia con una guerra civile sangiunosa e atroce durarta almeno quanto la legge Pica, che distrusse per moltissimo tempo la possibilità di una vera concordia nazionale, e sfilacciò forse per sempre il tessuto sociale di questa parte d'Italia.

  • Vorrei ricordarLe che la legge Pica (la quale in se stessa non era così feroce: stabiliva la pena di morte solo per i briganti che fossero stati catturati armi alla mano e prevedeva che venissero comunque giudicati da un tribunale militare) fu in vigore per soli 4 anni, dal "61 al "65, non per interi decenni: un periodo un po' troppo breve per sfilacciare il tessuto sociale del Mezzogiorno d'Italia. Quanto al fatto che nel Sud, come nel resto d'Italia, si sia imposta la borghesia liberale

  • ("massonica" come scrive Lei, anche se probabilmente la grande maggioranza dei borghesi italiani non conosceva nemmeno di nome la massoneria) io sinceramente non lo vedo come un fatto negativo, tutt'altro.

  • La massoneria è stata tra le attrici principali del Risorgimento, come essa rivendica con orgoglio: finanziò per dirne una la spedizione dei mille. Massoni erano, è noto, tutti gli "eroi" del'Unità. Che poi l'imporsi a Sud della classe dirigente liberale e massonica sia stata storicamente un fenomeno positivo, per favore, me lo dovrebbe dimostrare: dove sono i vantaggi, rispetto per esempio allo stesso, benemerito dirigismo statalista borbonico.

  • Be', un vantaggio, a mio modesto parere, sta nella democrazia di cui godiamo e che consente di scrivere (magari su Youtube) peste e corna degli attuali governi italiani: Lei crede davvero che sotto i Borboni questo si potesse fare?

  • Che lo stato liberale ottocentesco fosse realmente democratico (se è questo che le interessa) è decisamente discutibile. L'8 maggio 1863, nel parlamento inglese, il deputato Mc Guire, disse "la più importante questione e che implica una gran principio,quello dell'inviolabilità della libertà umana, si agita in questo fatto: cioè che migliaia d'individui sono carcerati senza giudizio, solo perchè sospetti al governo, ovvero inconsci in tutto del motivo della loro carcerazione. (...)

  • Potrei invitarLa a leggere gli articoli pubblicati da certi giornali clericali di Roma dopo il 1870 dove si inveisce furiosamente contro il governo italiano e contro i "giudioli" loro amici (li conosco perché sono conservati nella Biblioteca dove lavoro). La Chiesa cattolica per un cinquantennio circa, fino alla Conciliazione voluta da Mussolini (Il quale ne fu ricompensato nel modo che sappiamo), poté vomitare veleno e incitare all'odio fra italiani senza subire alcuna conseguenza.

  • Ci mancano pure le conseguenze! A parte che, come le ho detto, l'aggressione ai beni della chiesa fu generale e rapace (e diede spesso origine a precisi problemi sociali...). Sul diritto della chiesa di protestare e di dire in generale quello che crede, il discorso si fa di principio, credo, e non più storiografico, come questo nostro simpatico scambio è stato finora.

  • E continua "Quando avran fine le violenze contro l stampa, lo spionaggio che penetra dappertutto, le visite domiciliari, gli arresti arbitrari"?

    I Borbone non ebbero l'ipocrisia di dire, con questi fatti sulla coscienza, che andavano in giro esportando la "libertà". Il Risorgimento è stato, profondamente, una guerra di conquista spregiudicata e interessata.

  • No, i Borboni questa "ipocrisia" non l'ebbero. Ferdinando I, dopo la vittoria di Nelson sulla flotta napoletana rivoluzionaria, fece allestire in suo onore a Palermo uno spettacolo teatrale in cui si vedeva la Libertà (impersonata da un'attrice e muta) sgozzata sull'altare dalle Virtù le quali cantavano inni in onore della monarchia. Più chiaro di così!

  • Bisognerebbe intendere sulla Libertà, credo....pensa davvero che Ferdinando fosse un sadico che godeva a immaginare le torture a cui poteva sottoporre i suoi sudditi...o il discoso, e dunque quel simbolo, è -come si dice- "più complesso"?

  • Ammettiamo pure che questo sia uno dei suoi volti: ma non è il solo.

  • Non è il solo. Ma bisogna guardare ai fatti e alle conseguenze, dico in particolare per il Sud. Per quest'ulitmo, credo, non fu molto di più. O se si, cosa?

  • E'ora che questa piaga della memoria sia sanata da una riflessione matura, nell'interesse di tutti.

  • Su questo sono assolutamente d'accordo.

  • Ricordi, per favore, cosa scrisse Gramsci -Gramsci!- a proposito dell'invasione piemontese.:" lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l'italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppelendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono di infamare col marchio di briganti". Per favore, facciamo che quegli "scrittori salariati" non trovino più credito.

  • E a Pontelandolfo e Casalduni (ma proprio non furono glu unici casi!) furono mitragliati i vecchi, le donne, i bambini. E come rappresaglia contro un azione di guerriglia rivolta a un esercito invasore, che non aveva dichiarato guerra, che oltraggiava la religione, che chiamava "beduini" i meridionali.

  • Oltraggiava la religione? Le risulta che l'esercito italiano (ormai non più solo piemontese) profanasse chiese, bruciasse crocifissi, insudiciasse le immagini della Vergine e dei santi o magari violentasse monache, come avevano fatto i religiosissimi sanfedisti nel "99?

  • Assolutamente si, per Giove! E se per i sanfedisti si sarà trattato di un eccesso sparuto, nel Risorgimento l'aggressione alla chiesa è programmatica base ideologica! Pio IX, 30 settembre 1861: Inorrididisce davvero e rifugge l'animo per il dolore, nè può semza fremito rammentarsi del Regno di Napoli (...) innumerevoli sacerdoti, e religiosi (...) e finanche gli stessi infermi, indegnamente oltraggiati e, senza neppure dirne la ragione, incarcerati e nel più barbaro modo uccisi".

  • Ma via, questa è pura propaganda da parte di un papa teocratico che temeva di perdere i suoi stati! E' vero che alcuni beni della Chiesa (d'altronde ricchissima nelle Due Sicilie) furono confiscati, ma non ci fu nessuna persecuzione religiosa, anzi il governo incassò critiche e maledizioni violentissime da parte del clero, nonché una propaganda ostile, tanto accanita quanto poco cristiana (talvolta si giunse a negare i sacramenti ai soldati italiani feriti), senza reagire in alcun modo.

  • Vittorio Emanuele II, cattolicissimo, quasi bigotto, non avrebbe mai permesso una persecuzione e i suoi ministri, anche se non c'era più Cavour, erano troppo intelligenti per mettersi ad uccidere o imprigionare sacerdoti in una parte dell'Italia dove la religione cattolica era vissuta con tanta intensità (le stesse guardie nazionali, che collaboravano con l'esercito nella lotta ai briganti, erano religiosissime e un cappellano le accompagnava regolarmente nelle loro spedizioni).

  • Qui davvero devo smentirla nel modo più categorico. V. E. II era massone, tanto bigotto da invadere lo stato della chiesa senza dichiarare guerra (come Hitler il Belgio), e da confiscare senza indugioi beni ecclesisastici dove e quanto potè.

  • Il che gli valse, per quanto vale, la sua bella scomunica (di cui alla fine non sembrò preoccuparsi più di tanto).

  • Qui anch'io devo contraddirLa: VIttorio Emanuele II era sinceramente religioso, seppure a suo modo, ed ebbe molte esitazioni prima di firmare nel 1855 la legge, presentata da Cavour e Rattazzi e poi estesa a tutta l'Italia, che sopprimeva diversi ordini conventuali e ne incamerava i beni (cospicui). Ne soffrì al punto da vivere come un castigo del cielo le morti della madre, della moglie, di due fratelli e di tre figli che seguirono poco dopo... anche perchè don Bosco, il futuro santo,

  • non cessava di tuonare dal pulpito, con scarsa carità cristiana, che quelle morti erano il sintomo della maledizione divina che aveva colpito il sovrano. Fu in quell'occasione che Vittorio Emanuele venne scomunicato da Pio IX e non per l'occupazione di Roma (in seguito alla quale la scomunica fu solo ribadita).

  • Il re aveva il suo cappellano di corte, assisteva quotidianamente alla messa, riceveva devotamente i sacramenti e, in punto di morte, volle confessarsi e comunicarsi (il cappellano ebbe la carità di non imporgli ritrattazioni politiche in extremis e per questo, mentre accompagnava il funerale di Vittorio Emanuele verso il Pantheon, fu insultato col titolo di "venduto" da altri preti che lo aspettavano lungo la strada).

  • Si vede, la coerenza non è di tutti. Pace all'anima sua, d'altro canto.

  • Il punto è che la "decristianizzazione" e "protestantizzazione" dell'Italia era -almeno- un progetto preciso della massoneria internazionale, e una cifra ideologica del risorgimento. Ma questo, direi, è storiograficamente ampiamente pacifico.

  • Le faccio presente che "decristianizzazione" e "protestantizzazione" sono 2 concetti diversi. La prima in Italia non mi sembra ci sia stata (c'era stata in Francia durante la Rivoluzione). Quanto alla seconda, è vero che le chiese protestanti, in primo luogo i Valdesi del Piemonte, dopo il Risorgimento, poterono installare in Italia le loro sedi e svolgere una loro opera di propaganda religiosa - il che prima sarebbe stato impossibile perché la Chiesa cattolica le avrebbe stroncate.

  • Il punto è che nel Risorgimento si giocò per l'Italia la partita della modernità: in altri termini essa abdicò al modello di civiltà che aveva sino ad allora rapresentato, il poprio, nel bene e nel male, per essere inclusa nel nuovo corso storico, guidato da nuovi orizzonti ideologici e culturali: che è poi nient'altro che il capitalismo liberale. E'ovvio che la chiesa, madre dell'Italia per dirla coi guelfi, era il nodo di questo scontro tra liberalismo e società tradizionale.

  • @misthia Se si può paragonare un pensiero a una stoccata, questo è un gran bell'affondo.

    TheCyrano

  • Questo intendo per "decristianizzazione" (di cui la "protestantizzazione", se si guardano le cose in prospettiva, è una fase, o una veste): la fine della civiltà tradizionale. Questa mia vuole essere solo un'analisi storica.

  • Nel 1861 si possono contare, in Italia:

    - 70 vescovi rimossi dalla loro sede o addirittura incarcerati,

    - centinaia di preti in prigione,

    - 12.000 religiosi e suore che vivevano nel Sud appena annesso al Piemonte sbattuti fuori dai conventi,

    - 64 sacerdoti e 22 frati fucilati, per lo più in Meridione.

    Dopo la presa di Roma, si registrano 9 sedi vescovili vacanti. I vescovi nominati non possono prendere possesso delle loro chiese perché Io Stato lo impedisce.

  • Sulle centinaia di preti in prigione avrei qualche dubbio... E' vero, invece, che nel 1861 fu estesa al Mezzogiorno d'Italia la legge piemontese del 1855 che sopprimeva gli ordini conventuali e ne incamerava i beni. Fu un errore e diversi liberali del Meridione non mancarono di rilevarlo perché alienò al nuovo governo le simpatie del clero, soprattutto di quello delle province, che non amava i Borboni e in un primo momento aveva accolto con favore la spedizione dei Mille.

  • Quanto ai preti e frati fucilati, vennero messi a morte in base alla legge Pica perché militavano nelle bande dei briganti: non pochi di loro vennero catturati col fucile in mano, dopo un feroce combattimento. Ogni illustre capobrigante, da Crocco in giù, aveva il suo "cappellano militare", che benediva le uccisioni dei soldati italiani e ne spartiva le spoglie col resto della banda.

  • Francamente, a leggere i bandi dei caporioni militari piemontesi, si veniva fucilati per molto meno, a parte la legge Pica. E il clero era tradizionalmente organizzato, unico nei piccoli centri, conservatore e "operativo". Il ritratto del "manutengolo"!

  • Io invece ho qualche dubbio che il "clero delle provincie" non amasse il suo re e simpatizzasse per il massone in camicia rossa. Perchè non si rappacifica con l'immagine di un Risorgimento anti-cattolico? Garibaldi sarebbe molto indignato con lei :)...

  • Mah... Sinceramente non mi posso riappacificare con tale immagine perché non è esatta. Il Risorgimento ebbe molte anime, molte correnti: Gioberti, Manzoni, Rosmini, per citare solo i più famosi, erano favorevoli al Risorgimento eppure erano cattolici. Inoltre, Le consta veramente che dopo il 1860 l'Italia sia diventata atea o protestante? A me sembra che sia rimasta cattolica come prima. Semmai si potrebbe parlare, più precisamente, di antagonismo tra 2 correnti del cattolicesimo,

  • quella "tradizionalista" (rappresentata dal Papato ufficiale) e quella, diciamo così, "modernista", antagonismo che continua sottobanco fino ai nostri giorni (esiste la chiesa di sinistra...). Questo antagonismo risale, in Italia, al "700, il secolo dei lumi, e si manifestò drammaticamente nel Regno di Napoli durante l'anno 1799 allorché una parte tutt'altro che trascurabile dell'alto e basso clero si schierò con i "giacobini", non di rado pagando con la vita quella scelta politica.

  • Quanto all'atteggiamento del clero duosiciliano verso Garibaldi è Raffaele de Cesare, uno storico contemporaneo di Francesco II, a descriverlo: in Sicilia, dove le gerarchie ecclesiastiche condividevano l'avversione ampiamente diffusa verso i Borboni, Garibaldi fu accolto come un salvatore dall'arcivescovo di Palermo in giù; ma anche durante la sua marcia attraverso la Basilicata e la Calabria ricevette numerose attestazioni di simpatia da parte dell'alto e basso clero.

  • Vorrei precisare che Garibaldi non era un ateo, credeva in Dio (seppure con talune sfumature panteistiche) e non disprezzava affatto la religione: disprezzava semmai quegli uomini che se ne servivano per giustificare i propri privilegi. Detestava Pio IX , che ai suoi occhi era un despota ipocrita, ma nelle sue fila ebbe sempre un cappellano che celebrava la messa, confessava i soldati e assisteva i feriti: prima il padre Ugo Bassi, poi (fucilato quest'ultimo dagli austriaci) fra' Pantaleo.

  • Un cronista liberale, Battaglini: "La reazionoe (é) aizzata in quella regione (Isernia) dalla propaganda viva e d indefessa del vescovo della diocesi, monisnor Saladino, animoso borboniano (...) fatta con ogni mezzo tra quelle popolazioni rurali, in gran parte superstiziose e ignoranti, da frati, preti e signorotti, che prospettavano in mala fede (...) il partito liberale e soprattutto italiano come nemici della religione (...). "

  • E questo del clero "borboniano" è, mi creda, quasi un luogo comune delle cronache dei garibaldini o dei soldati italiani.

    Inoltre, conosce la storia di Sisto Riario Sforza, Arcivescovo di Napoli, "nuovo Borromeo", costretto all'esilio per lunghi anni dal novo governo. Ma insomma, la Massoneria aveva come deliberato programma ideologico il contrasto alla "superstizione". Non vedo perchè disconoscere che operò -attraverso i suoi uomini, cioè tutti quasi gli eroi del R. -in questo senso,

  • diffondendo anche un particolare "habitus" culturale che incise su tutta la vicenda.

  • Ho l'impressione che le letture neoborboniche di certi eventi storici diano un peso eccessivo all'influenza della Massoneria. Che bisogno c'è di frugare dietro le quinte, quando la laicizzazione dello stato, dopo 1800 anni di dominio clericale sull'Europa, era proposito aperto e dichiarato di tutti i principali governi ottocenteschi (perfino di quelli più reazionari, come l'impero austro-ungarico)? I semi diffusi dall'Illuminismo e dalla Rivoluzione francese non potevano più essere soffocati.

  • Quello che le fonti neoborboniche non dicono è che nel clero duosiciliano esisteva una minoranza (minoranza si, ma combattiva) di sentimenti liberali e favorevole al nuovo governo italiano. Questi coraggiosi sacerdoti furono oppressi con tutti i mezzi: l'arcivescovo di Napoli, "il nuovo Borromeo", sospendeva immediatamente a divinis qualunque prete che osasse cantare il Te Deum o parlare in favore dello Stato liberale, riducendolo a una condizione di mendicità.

  • I briganti, i sicari dei Borboni, ne uccisero non pochi, soprattutto fra i cappellani militari che accompagnavano le guardie nazionali nelle loro spedizioni. L'episodio più tragico si verificò a Montemiletto dove l'arciprete Leone fu bruciato vivo in una torre insieme a uomini, donne e bambini del paese.

  • Se il punto è "chi vince"  per sentimento anticlericale tra liberali e borbonici le assicuro che non c'è gara. E i liberali di allora sarebbero molto orgogliosi di confermarglielo.

  • Quelli che lei chiama 1800 di "dominio cleriacle" furono per due terzi buoni la fondazione e la gestazione della nostra civiltà, senza i quali Kant, Garibaldi, la massoneria, lei e io saremmo decisamente diversi. Non c'è proprio bisogno di frugare dietro le quinte, perchè la laicizzazione ottocentesca è proprio un portato dell'incisività storica dell'Illuminismo (cioè dei frammassoni Voltaire, Rousseau, Kant ecc. ) e della RIvoluzione (cioè i frammassoni RObespierre, DAnton ecc. ).

  • Che la Chiesa cattolica abbia esercitato un dominio politico, e non solo religioso e culturale, sull'Europa o su parte di essa dal IV al XIX secolo mi sembra pacifico. E a volte mi viene da chiedermi se la storia della cristianizzazione dei popoli non sia in realtà la storia della sotterranea resistenza dei popoli alla cristianizzazione forzata che dovettero subire. Non dimentichi, in ogni modo, l'importanza storica di altre radici: greche, latine, egiziane, ispaniche, celtiche, germaniche,

  • scandinave, ebraiche, slave, musulmane, azteche, maya, incaiche; e, risalendo ancora più indietro nel tempo, fenicie, assire, babilonesi, sumere... Anche senza l'una o l'altra di queste componenti la nostra cultura sarebbe immensamente diversa. Io dividerei comunque in 2 periodi fondamentali la storia della Chiesa cattolica: dal IV al XII secolo all'incirca, abbiamo la Chiesa "civilizzatrice"; dal XIII secolo in poi, la Chiesa "persecutrice".

  • Io la vedrei così: dopo aver dato all'Europa una ossatura organizzativa politica continentale e un orizzonte ideale, la Chiesa assistè per mezzo millennio all'opera di emancipazione della sua creatura dalla propria "mallevadrice". Il progresso come una specie di adolescenza dell'umanità. E questa a mio avviso è una buona sintesi della vicenda spirituale d'Europa negli ultimi due millenni, e che sintetizza anche gli apporti che citava.

  • @misthia Ma è proprio sicuro che Kant fosse massone? Nel caso per me sarebbe una ben colpevole ignoranza.

  • E ciò non è un mistero per nessuno. Massoni, come tali rivendicati dalla Massoneria oggi, furono Garibaldi, Mazzini, Cavour ecc. ecc. Dov'è il segreto?

  • Non è una scoperta mia che i cattolici siano inclini a vedere complotti massonici dapertutto, che ne siano letteralmente ossessionati (c'è un sito cattolico dove si afferma addirittura che Marx sarebbe stato massone!). Lei cita Voltaire, Rousseau, Kant: erano uomini di cultura, non di potere. Quanto ai rivoluzionari francesi, passi per Danto, ma su Robespierre ci sono molti dubbi, alcune fonti storiche sostengono addirittura che a un certo punto della sua carriera politica

  • lui la Massoneria l'abbia addirittura perseguitata. E io sarei incline a crederlo perché l'atteggiamento umano e politico di Robespierre non aveva nulla di massonico: non c'erano in lui umanità, comprensione, tolleranza.

  • Kant, Rosseau, Voltaire (questi era si un uomo di potere...) sono i padri dell' illuminismo ed erano massoni: perchè sganciare due fenomeni storicamente così saldati come illuminismo e massoneria: non ne vedo la ragione. E,di conseguenza poi, Massoneria e rivoluzioni europee? Non penso ci sia molto da discutere su questo nesso.

  • Poi è chiaro che le rivoluzioni sono faccende complesse...

    Su "umanità, comprensione,tolleranza" dei massoni...non facciamo psicologismi! Di massoni "cattivi" gliene saprei citare qualcuno...ma non mi sembra un criterio....

  • Non faccio psicologismi, semplicemente mi riferisco ai principii ideali su cui l'organizzazione si basava. Poi sul fatto che ci siano stati dei massoni "cattivi" non ci sono dubbi, persone "cattive" ci sono sempre state dapertutto, in qualunque movimento politico o religioso o culturale e in qualunque comunità.

  • Non ho inteso sganciare nulla, ho solo rilevato che i principali governi europei del tempo svolgevano un certo tipo di politica in senso liberale e antiassolutistico, il che non significa che fossero necessariamente influenzati dalla Massoneria, anche se questa organizzazione ebbe il suo peso. Voltaire un uomo di potere? Mah, direi piuttosto un intellettuale alla moda la cui penna aveva influenza sull'opinione pubblica, come quella di diversi suoi colleghi negli anni "70 del secolo scorso.

  • Non siamo per forza populisti: Voltaire era ricco e influente, rivestì ruoli alla corte di Luigi XV e a quella, si sa, di Federico II; viveva nei propri castelli e incassava pensioni...E non c'è niente di immorale in ciò , direi.

  • Il cattolicesimo liberale fu sommerso, e tale rimase per più di mezzo secolo: il governo Cavour e la Destra storica che gli fece seguito non fecero mai mistero di essere fieramente anticlericali: oltre alle confische genralizzate dei beni ecclesiastici, reintrodussero l'assenso statale alla nimina dei vescovi e l'exequatur sul loro operato. L'operazione culturale e politica è evidente. Questo quanto all'esito che concretamente il Risorgimento ebbe.

  • E quanto sarà stata "variegata" la reazione delle popolazioni se dal 1863 in TUTTE le regioni a sud di Roma (tranne la calabria ult. 1a) per anni fu proclamata la legge marziale e soppresse tutte le garanzie statutarie? 100 000 soldati regolari impiegati per anni!

  • Non prenda per oro colato le parole di Gramsci: era un comunista, nutriva un odio feroce verso lo Stato liberale che era allora l'Italia e riteneva suo dovere infangarlo il più possibile attizzando l'odio di classe. Ma Gramsci era proprio l'ultimo che potesse erigersi a paladino dei contadini poveri: in Russia Stalin, suo maestro e suo modello politico ideale, aveva fatto loro di molto peggio tra fucilazioni, deportazioni di massa, collettivizzazione forzata, carestie provocate ad arte.

  • Se non crede a Gramsci, crederà agli atti del parlamento di Torino: nella seduta parlamentare del 29 aprile 1862 il deputato Giuseppe Ferrari affermava: «Non potete negare che intere famiglie vengono arrestate senza il minimo pretesto; che vi sono, in quelle province, degli uomini assolti dai giudici e che sono ancora in carcere.

  • Si è introdotta una nuova legge in base alla quale ogni uomo preso con le armi in pugno viene fucilato. Questa si chiama guerra barbarica, guerra senza quartiere. Se la vostra coscienza non vi dice che state sguazzando nel sangue, non so più come esprimermi.» E potrei trovargliene vari altri.

  • Secondo la stampa estera coeva, SOLO dal gennaio all'ottbre 1861 si contarono nel ex Regno 9860 fucilati, 10.604 feriti, 918 case arse, 6 paesi bruciati, 12 chiese predate, 40 donne e 60 ragazzi uccisi, 13.629, 1428 comuni sorti in armi.

  • Lei scrive "la stampa estera coeva": dovrebbe precisare di quale orientamento politico fosse questa stampa.

  • Scrive Mc Smith: "Il Risorgimento non era stato che un succedersi di guerre civili, fra la quale questa (nel Sud) era stata la più crudele, la più lunga e la più costosa (...). Il numero di coloro che morirono in questa lotta fu superiore a quello DI TUTTE LE GUERRE DEL RISORGIMENTO MESSE INSIEME.

  • Lasci perdere Mc Smith, una fonte (per di più straniera) affidabile quanto Gramsci, se non ancora meno, un individuo che - probabilmente per suoi oscuri complessi personali - si è divertito a demolire nei suoi libri tutti i protagonisti più nobili del nostro Risorgimento: se avesse fatto qualcosa del genere nel suo paese l'avrebbero copertpo di disprezzo, qui da noi invece lo portano alle stelle..

  • Mc Smith è un liberale, amico e colaboratore di Croce. E comunque la tesi che la guerra nel Sud fece più vittime che ogni altra guerra del Risorgimento mi sembra decisamente realistica.

  • Se all'inizio era un liberale, deve essersi poi spostato, seguendo il vento, in qualche altra area politica perché un vero liberale non avrebbe mai scritto cose del genere sul Risorgimento e Croce avrebbe ripudiato l'amicizia. Le vittime della lotta al brigantaggio (o della guerra civile, se preferisce) furono in tutto, dal 1861 al 1865, 5.212. Ammettiamo pure che sia una cifra approssimativa per difetto e che si debba calcolare qualche altro centinaio di morti.

  • Sostenere che sia una cifra superiore a tutte le guerre del Risorgimento messe insieme mi sembra eccessivo.

  • Le "guerre del Risorgimento" sono un pugno di battaglie (spesso simboliche, o poco più, come Porta Pia) e le varie campagne non durarono mai più di qualche mese. Nel Sud l'esercito italiano (centinaia di migliaia di effettivi) fu impegnato incessantemente per anni. Fu il primo e più ingente impegno in cui esso -su suolo patrio!- si misurò. Ricostruire le cifre, comunque, è francamente impervio.

  • Qul'è la sua fonte? E rifletta, in ogni caso, su questo: questa gente erano italiani quanto e più di Vittorio Emanuele. Chi li ricorda oggi? Quali strade portano il loro nome? E cosa è OGGI il sud Italia, per aver giustificato un sacrificio simile?

  • La cifra di 5.212 briganti tra giustiziati e morti in combattimento è riportata da Indro Montanelli (uno scrittore di solito preciso) nella sua "Storia d'Italia". E' possibile che il numero sia più elevato perché molte esecuzioni di sospetti manutengoli dovettero avvenire alla spicciolata.

    Lei si domanda che cosa è oggi il sud Italia ed io convengo con Lei che la situazione del Mezzogiorno oggi non è rosea. Ma dovrebbe chiedersi anche: che cosa era prima del 1860? E' vero che i movimenti

  • neoborbonici tendono a presentare il Regno delle Due Sicilie come una specie di paese di Bengodi; ma chissà se i pastori e i contadini vissuti al tempo di Ferdinando I o II sarebbero d'accordo...

  • Personalmente io non sarei contraria ad intestare una strada a Borjès o al Sergente Romano se questo fosse un segno di riconciliazione e non di rinnovato antagonismo regionale fra italiani. E sono completamente d'accordo sul fatto che il fenomeno del brigantaggio post-unitario, assai complesso, dovrebbe essere più approfondito e studiato: sempre a condizione che non se ne faccia uno strumento per incitare all'odio reciproco.

  • Il Sud Italia borbonico aveva, a parte i tanti pregi e difetti, una caratterstica "storica" a mio avviso decisiva che quello contemporaneo ha perduto: soprattutto nell'Ottocento, esso fu "indipendente", padrone della proprie sorti storiche, e con il compito di "compiere da se" la propria vicenda, e questo per la prima volta allora dopo due secoli di soggezione spagnola. In tal senso esso mobilitò le proprie risorse, espresse una sua classe dirigente (a volte eccelsa, a volte no)