Added: 3 years ago
From: Giovannisenzaterra
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  • E` ovvio che la storia non abbia uno scopo. Il susseguirsi degli eventi storici segue la logica dei suoi attori in relazione al loro ambiente e agli altri esseri umani.

    Un senso o un disegno gli puo` essere dato solo a posteriori da valori imposti dall'osservatore (essi stessi nati dalla relazione tra il suo mondo sociale ed il suo mondo interiore), ovvero la lente forzatamente ideologica con la quale ogni osservatore affronta gli avvenimenti storici.

    Lo scopo e` un criterio umano!

  • Penso anch'io ,come penso che a posteriori di solito si possa solo constatare,se certo pero' si esprime un giudizio raggiunto con tutto lo spirito critico di cui si e' capaci,l'avvenuta eterogenesi dei fini dell'intecciarsi di diverse azioni volte a fini diversi..._

  • _..mi chiedo pero',e la Tecnica?Non e' forse questo l'unico principio che ha visto nella Storia ,seppure con fasi di arresto e fasi di accellerazione,il realizzarsi dell'unico fine che pare a essa connaturato,il proprio autopotenziamento,veicolato dalla progressiva occidentalizzazione del mondo?

  • _Costanzo Peve parla di econotecnica ,contestando gentilmente a Galimberti l'idea di tecnoeconomia , ma credo che il filosofo intenda che la economia di oggi,vale a dire un'economia finanziaria,E' Tecnica essa stessa.Che vive solo ,appunto per il proprio autopotenziamento.Per cui l'eterogenesi si sta concludendo in un unico fine,unico modello.

  • Direi che il desiderio di dominio e autopotenziamento sia il piu` forte motore dell'azione umana, ma non saprei se ci si puo` trovare uno scopo preciso oltre ad esso stesso.

    E` un po' come dire che lo scopo della vita e` la sopravvivenza e la riproduzione, ma si puo` questo chiamare veramente scopo?

    Quindi il progresso della tecnica, come la vita stessa, e` fine a se stesso e produce tecnologia "neutra" che si adatta ciecamente a qualunque sia il fine dell'utente.

  • Si' scopo e' un termine umano,troppo umano,difatti ho parlato di fine,come vocazione connaturata e non teleologica.Di conseguenza non direi che sia Techne' ad adattarsi seppure ciecamente,ma sia l'uomo a diventare funzionale, un funzionario per dirla con Anders e Galimberti,di solito inconsapevole e fondamentalmente inadeguato,di Techne' del suo cieco autopotenziarsi.

  • In un certo senso diventiamo schiavi inconsapevoli di tanti fenomeni ai quali partecipiamo, primo tra tutti la società stessa.

    In questa ottica uno sguardo critico e il tentativo di imbrigliare queste forze verso un fine condiviso è una delle responsabilità di un vero essere umano.

    D'altronde c'è chi consciamente cerca di imbrigliare queste forze per il suo tornaconto e si vede...

  • Uno dei limiti dell'umanità è proprio il successo dei pochi nel 'deumanizzare' le masse onde evitare che un piano realmente condiviso ne limiti i privilegi.

    Essi hanno interesse a proporre come 'inarrestabili ed incontrollabili' i mutamenti che essi hanno ispirato.

    Trovo invece più utile vedere gli aspetti modificabili e pianificabili di questi fenomeni e come sono stati manipolati per volgere il loro funzionamento al beneficio dei pochi.

  • Per quanto riguarda la riflessione sul senso della Storia,pero',secondo me va ribadito che la nuova elite mondiale e' il frutto del divenire storico stesso,non l'inverso.Difatti non sono piu' i proprietari dei mezzi di produzione a costituirla,bensi' una ristretta elite di padroni della tecnica finanziaria e di un insieme di clerici e cantori padroni delle tecniche di seduzione di massa.

  • Chief Executive di corporation e banche in primis,coi raiders di borsa,ma anche i cortigiani e chierici di lusso,i maestri della comunicazione televisiva,giornalisti, divi mediatici .Tutto questo non era previsto e programmato dai Krupp,Ford e nemmeno Falk e Agnelli.

  • Ma questa e` un'evoluzione pianificata del potere, non una legge di natura: essere un vero imprenditore resta comunque rischioso e ti mette in conflitto diretto con la plebe sfruttata.

    Il genio del nuovo potere e` che elimina il rischio per l'elite e la mette al sicuro dalle masse sfruttate. I soldi generano soldi e il popolo a casa e` stordito da jingle pubblicitari. Se mai il gioco malato di speculazione e rendite va storto e` lo stesso popolo stupefatto che paga il conto.

  • @DonVoghano Qualsiasi pianificazione umana scontrandosi con la realta' si modifica,modificando a sua volta la realta' stessa.E' l'inevitabile eterogenesi dei fini,a cui nessun progetto di dominio e' mai sfuggito,perlomeno non a lungo.

  • Ah si su questo non ci piove. Ad esempio i piani coloniali nel lungo termine sfuggono totalmente al controllo dei colonizzatori e contrattaccano in modi imprevedibili.

    Il problema e` che i piani del potere avvengono minuto per minuto e spesso raggiungono i risultati sperati nel breve termine. Quando la situazione volge al peggio basta trovare un nuovo escamotage come la demagogia anti-immigrato dei vari Leghisti di turno in faccia al rinculo sistemico della colonizzazione.

  • I giochi delle élite ovviamente non sono mai sostenibili e se non si corregge il bilancio di potere all'interno della società inevitabilmente si sfocia in guerra o rivoluzione. Queste generalmente forzano un ricambio dell'élite e il gioco ricomincia da capo.

    Tutta la storia non mostra che questo, con variazioni minori: desiderio di dominio e desiderio di emancipazione sono le due facce della spinta umana al potere - quintessenza del nostro agire politico.

  • L'arrivo del pensiero calcolante e la necessita' di espansione insita nel capitalismo,la coniugazione di vele e cannoni,ha rappresentato una novita' nella storia.Domini di tipo medievale ,per es.,non recavano sempre in se' la necessita' di espansione,anzi la rifuggevano spesso.Le elite' esercitavano il loro predominio ,un predominio spesso frammisto ad elementi magico-religiosi.

  • Le testimonianze piu' rappresentative sono la richiamata del navigatore cinese,certo piu' vanzato e attrezzato di Colombo, che fu richiamato in patria dal Celeste Imperatore,il Giappone che si chiuse agli stranieri fino all'apparire delle navi nere del commodoro Perry al largo di Tokyo.

  • Beh il pensiero calcolante e la necessita` di espansione le ritrovi attraverso tutta la storia. Dalla magia alla religione fino ad arrivare alla fabbrica del consenso delle pubbliche relazioni, i potenti utilizzano i mezzi che sono disponibili nella loro cultura, e sfruttano le meccaniche della società per crearsene di nuovi e più efficaci non appena la lotta di classe abbia reso obsoleti o pericolosi gli strumenti precedentemente adottati.

  • Le lotte interne dei regimi feudali dall'Italia al Giappone, le guerre di espansione e la colonizzazione degli imperi e degli stati nazione, tutte caratterizzano la tendenza naturale espansionistica del potere.

    Poi il fatto che adesso abbiamo istituzioni che incoraggiano questo moto espansionistico e` più un risultato della natura del potere che una semplice causa - anche se ovviamente creano un circolo vizioso.

  • @DonVoghano

    Non sono d'accordo,strutture imperiali come a lungo quella cinese,ma non solo,se si analizzano i dati storici,appaiono mirate a mantenere un ordine chiuso,in cui esercitare un potere non espansivo.

  • Mah a me pare che tutti i centri di potere della storia abbiano teso ad espandersi più che potevano. Questo ovviamente non vuol dire che ci deve essere l'Impero Highlander che conquista il globo intero: il successo e l'estensione dell'area di influenza sono limitate dalla portata dei mezzi di oppressione, dai costi del mantenimento dell'influenza nell'area già dominata e dalla presenza di centri di potere rivali capaci di resistere od eventualmente di contrattaccare.

  • Ma e' certo accaduto piu' volte che dominatori abbiano raggiunto la consapovelezza dei limiti,come Adriano che stabilizzo l'Impero e solidifico i limes,come il vituperato Francesco Giuseppe che vaticino' la rovina della guerra con la nascita'...

  • ...degli stati-nazione e la conseguente aggressivita' espansionistica.Come in certo periodo anche l'Impero ottomano in cui coesistevano in maniera sufficentemente pacifica le diverse etnie che si occupavano dei diversi mestieri.

  • ..cio' e' indiscutibile perche' gli stessi di cui sopra descrissero le loro scelte e le relative motivazioni.E' una delle non numerose cose certe della storia.Ciao

  • Concordo. A mio avviso le èlites hanno cominciato a "temere" le masse a partire dalla caduta dell'Impero Napoleonico, e sono state brave a dividerle su argomenti di ogni tipo, dalla politica al costume allo sport...

  • Le elites hanno temuto le masse dalla notte dei tempi. E` la semplice meccanica naturale del branco, dai gorilla agli uomini. Nell'uomo il maschio dominante manipola a suo favore i costrutti culturali per cercare di giustificare e stabilizzare la sua posizione di dominanza.

    E` normale che egli razionalizzi e romanticizzi la propria posizione e tema le masse, come un Erode che ammazza i bambini per terrore della venuta di un nuovo re. E` semplicemente il modo naturale di agire del potere.

  • Ottimo discorso.

  • bel video, complimenti. h

  • Credo a che a tali domande per l'uomo abbiano valore nei momenti in cui c'e senso di apppartenenza in positivo,oggi sappiamo solo cosa non ci appartiene,troppo individualismo...chi in questi anni riesce a vedere un senso etico e non solo tecnologico nella storia??

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